“Yves Saint Laurent”, ecco il film sulla geniale vita dello stilista

Il 27 marzo uscirà nelle sale il biopic di Yves Saint Laurent, diretto da Jalil Lespert, in cui si narrano la vita e i tormenti di un artista della moda

L’Arte si manifesta in mille modi. È uno splendido paesaggio dipinto su tela, una statua di marmo fiera ed eroica. Dalla fine dell’800 essa ha iniziato a prendere una serie di mille nuove sfaccettature. La fotografia, e di conseguenza la cinematografia, riesce, a volte, a raggiungere dei livelli così alti da considerarsi Arte allo stato puro. Esiste, però, un’altra forma d’arte, che molti dimenticano spesso e volentieri: la moda, intesa non nella maniera moderna, come voglia di guadagno e prevaricazione d’immagine, ma come arte del disegno con mano sincera e capace, nata da menti brillanti che hanno usato ago e filo come i grandi pittori usavano il pennello. Il secolo scorso è stato ricco di questi maestri: Coco Chanel, Elsa Schiaparelli, Paul Poiret, Christian Dior sono solo alcune delle grandi menti che, col loro lavoro, hanno illuminato il secolo scorso. Tra queste c’è anche un uomo, nato negli anni ’30 e scomparso nel 2008, che ha rivoluzionato il suo ambiente, divenendo un’icona in tutto il mondo. È proprio a lui che il regista, nonché attore, Jalil Lespert dedica un biopic, presentato alla Berlinale di quest’anno e che uscirà nelle sale italiane il 27 marzo distribuito da Lucky Red: Yves Saint Laurent.

GENIO E SREGOLATEZZA – È il 1957 quando, a Parigi, il ventiduenne Yves Saint Laurent (Pierre Niney) diventa il responsabile della casa di moda creata da Christian Dior, da poco scomparso. I riflettori si accendono tutti sul giovanissimo assistente che presenta la sua prima sfilata, lasciando tutti a bocca aperta. Yves ha, però, dei limiti che lo bloccano, tra cui la timidezza e, secondo alcuni medici, una forma maniaco-depressiva. In più, egli è omosessuale, cosa non rara nell’ambiente della moda, ma difficile da accettare per il resto del mondo degli anni ’50. Durante la sfilata di Dior, gli viene presentato ad una cena Pierre Bergé (Guillaume Gallienne), che diventerà suo socio in affari e compagno per tutta la vita. Insieme formeranno la Yves Saint Laurent Company, che diverrà una delle griffe più celebri della moda di quegli anni e di quelli a venire. Il tempo passa e Yves diventa una vera e propria stella. I suoi modelli seguono l’arte contemporanea e il suo stile è al passo con i tempi. Yves, però, sempre accompagnato da modelle collaboratrici, seduttrici e tentatrici, si fa trascinare dalla corrente: beve, si droga, adesca uomini incontrati casualmente e, soprattutto, fuma. A causa della sua fragilità, della sua angoscia e della forte insicurezza, la vita dello stilista è una miscela di feste, successi, sbornie, creazioni e rapporti sessuali che, più di una volta, faranno traballare la sua relazione con Pierre che, malgrado gli alti e bassi, resterà, insieme al suo genio, la sola certezza che non l’abbandonerà mai.

Una scena del film

Una scena del film

LA METAFORA DEL SESSO – La pellicola di Lespert è una pellicola vietata ai puritani. Per quanto non venga mai ripreso interamente, il sesso, specie quello omosessuale, è un punto cardine del film. Il perno della storia, infatti, è proprio la relazione tra l’amore di Pierre e Yves e la personalità geniale e insoddisfatta di quest’ultimo. Il tema sessuale è uno dei contorni e, a seconda della consapevolezza dello stilista, il regista usa delle tecniche più o meno esplicite. Inizialmente, infatti, Yves viene mostrato come un timido e un impacciato e il regista si limita ad usare delle scene dolci, quasi di tenerezza, come la carezza di uno sconosciuto. L’arrivo di Pierre rappresenta il terremoto di questa consapevolezza, che si alterna tra l’amore sentimentale fatto con le parole e il sesso animale che non ha confini e non necessita di parole: significativa di questo momento è la scena del trampolino. Si arriva poi all’adescamento, il sesso occasionale e a tre, fino alla doppia relazione, dove le scene sono palesi ed evidenti.

LA MODA FEDELE – Altra grande cornice di Yves Saint Laurent è la presenza degli abiti d’Alta Moda della “maison Yves Saint Laurent”. Più di una collezione viene mostrata nella pellicola, quasi a voler condurre per mano lo spettatore nella mente creativa del maestro. L’arte dello stilista viene omaggiata cercando di restare fedele al suo gusto e alla sua produzione. Il regista, infatti, in una nota sui costumi, ricorda che il lavoro «è stato il doppio di quello che si fa normalmente per un film (…) creare costumi dell’epoca in cui si svolge la storia, che aiutassero a ricreare l’atmosfera e (…) i cambiamenti avvenuti nella moda in quei vent’anni». Ricordando la collaborazione di Pierre Bergé e della Fondazione in questo film, Lespert ricorda ai possibili critici la difficoltà del progetto dato che realizzare le repliche di quei costumi non era possibile, poiché «alcuni tessuti usati da Saint Laurent all’epoca non esistono più».

A sinistra, Yves Saint Laurent e, a destra, il suo alter ego cinematografico Pierre Niney

A sinistra, Yves Saint Laurent e, a destra, il suo alter ego cinematografico Pierre Niney

IL CAST E LA TECNICA – Gli attori sono bravi e ben inseriti nel cast. Niney è un Yves tormentato e poliedrico, che piange, sorride, scappa agli applausi, disegna sorridendo senza il minimo sforzo. Da applaudire la sua voglia di usare una dizione pressoché perfetta e impeccabile, quasi a sottolineare la probabile lingua di un giovane della fine degli anni ’50 che lavora in una grande casa d’Alta Moda. Gallienne è un Pierre con il fiuto per gli affari. Il film mostra quasi un uomo più paziente e maturo di Yves, che lo protegge, lo aspetta e lo difende: cosa strana da pensare, ma comprensibile data la collaborazione del vero Bergé al film. Da notare, inoltre, il giusto uso della colonna sonora, che mostra i due lati artistici caratterizzanti dello stilista, alternando eleganti arie liriche con liberatori pezzi jazz.

Il film è tutt’altro che banale e rispecchia il gusto elegantemente trasgressivo del Maestro. Il regista non crea un altare per esaltare il personaggio ma lo mostra con i suoi pro e contro, come un buon biopic deve fare. Probabile film per i curiosi di cinema e, forse, per gli amanti della moda, Yves Saint Laurent è un curioso pezzo da collezionare, in quanto veritiero, un po’ romanzato e con un pizzico di eleganza francese che non guasta mai.

Francesco Fario

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews