#YoSoy132, la protesta dei giovani messicani

Città del Messico – Io sono il 132°. Con questo slogan – diffuso con un omonimo hashtag su Twitter – migliaia di giovani messicani hanno iniziato una lotta pacifica, attiva e concreta, contro il neo-eletto presidente Enrique Peña Nieto, esponente di quel Pri che ha detenuto il potere nel Paese dal 1929 al 2000 senza interruzione.

In un Messico drammaticamente colpito dagli effetti del narcotraffico – che ha prodotto oltre cinquantamila morti in appena sei anni – e della corruzione, l’elezione di Peña Nieto e il ritorno del Partito Rivoluzionario Istituzionale alla massima carica dello stato sono visti dagli esponenti di questo movimento trasversale, apartitico e apolitico, come il definitivo trionfo di un sistema incapace di far fronte agli enormi problemi della nazione, e che anzi approfitta di queste debolezze per il proprio interesse.

Nel corso della convention tenutasi lo scorso 14 e 15 luglio presso San Salvador Atenco, il movimento ha emanato un manifesto in cui si attacca duramente il successore di Felipe Calderón, che prenderà possesso dell’incarico il prossimo 1° dicembre,  spiegando le tre ragioni per le quali Peña Nieto non può essere presidente: la manipolazione del processo elettorale attraverso minacce e compravendita di voti, le politiche economiche capitalistiche del neo-presidente che danneggiano le possibilità di crescita della popolazione e il ritorno al potere di un regime repressivo e autoritario.

Il gruppo è nato nel maggio di quest’anno, in risposta alle posizioni pro-Nieta che le varie televisioni messicane avevano diffuso dopo un duro scontro verbale nell’incontro che il candidato aveva avuto con gli studenti dell’Università Ibero-Americana. Per protesta, 131 studenti avevano pubblicato un video su YouTube, mostrando il proprio numero di matricola, e dissociandosi dalla campagna propagandistica televisiva.  La solidarietà emersa sui social network agli studenti autori del video ha fatto sì che nascesse un 132° studente, ovvero il popolo che vuole il rispetto dei diritti umani.

#Yosoy132 non è legato ad alcuna corrente, e, infatti, chiama a raccolta organizzazioni e movimenti sociali, studenti, insegnanti, sindacati, lavoratori, impiegati, agricoltori e proprietari terrieri, immigrati e indigeni per una risposta nazionale che includa la democratizzazione del paese («Por una Democracia Autentica», si legge sul sito internet ufficiale) e importanti cambiamenti nel sistema politico.

Le lotte intraprese in Messico non sono, però, estranee alla situazione di diversi paesi, e in particolare in Italia, dove la corruzione e i condizionamenti mediatici nel corso dei processi elettorali rappresentano una situazione estranea alla democrazia.

Proprio per questo, la Rete della Conoscenza – che raccoglie il Coordinamento Universitario e l’Unione degli studenti – ha prodotto, a metà giugno, un video in spagnolo rilasciato su YouTube nel quale esprime solidarietà e appoggio ai membri di #YoSoy132, «per un’università differente e soprattutto una società più giusta ed egualitaria» .

La protesta italiana e cilena, che si unisce a quella del Québec e del Messico, sembra però ben lontana dall’esprimere una posizione trasversale rispetto alle idee politiche e personali, assumendo una chiara connotazione egualitaria che, sebbene condivisibile nel merito, esula dal voler “semplicemente” eliminare il flagello della corruzione e del narcotraffico, drammi che tutti i messicani dovrebbero sentire propri, compresi i governanti e i loro elettori.

Stefano Maria Meconi

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