Yemen: la nuova polveriera mediorientale

Il governo yemenita supporterà l’azione americana contro Al-Qaeda. Riuscirà a non fare diventare questa decisione un pericoloso boomerang?

di Silvia Nosenzo

Yemen_map

Sembrava un tranquillo giorno di Natale quando il fallito attentato bomba sul volo Amsterdam – Detroit ha distolto l’attenzione dai pranzi pantagruelici per trasportarla in un paese fino a ieri quasi sconosciuto ai più, lo Yemen, dove pare sia stato addestrato da Al-Qaeda il nigeriano che ha tentato di fare esplodere l’aereo.

Un evento inaspettato?

L’agenzia stampa Reuters ha diffuso la notizia data da un ufficiale americano, di cui non è noto il nome, secondo cui almeno due mesi fa la National Security Agency americana avrebbe intercettato delle comunicazioni tra i leader yemeniti di Al-Qaeda circa la possibilità di usare un attentatore suicida nigeriano.

La CIA ha inoltre affermato di avere già aggiunto da qualche tempo il nome del nigeriano e dei suoi contatti yemeniti nel suo “database del terrorismo”.

Così, il Generale David Petraeus, comandante dell’US Central Command, cui compete la responsabilità strategica di tutto il teatro mediorientale, ha visitato lo Yemen lo scorso sabato, instaurando una cooperazione militare ed economica con Ali Abdullah Saleh, il presidente yemenita.

Eppure tali accordi lasciano qualche perplessità sulla fattibilità del progetto: il presidente yemenita, infatti, non si trova solo a dover fronteggiare la sfida del terrorismo internazionale, ma anche quella di un paese sull’orlo del collasso.

I ribelli nel Nord del paese, il movimento secessionista al Sud, l’estrema povertà e le scarse risorse di una popolazione che vive per lo più isolata nelle campagne, dove l’unico fondamento sociale è la tribù e viene completamente trascurato lo spazio politico più ampio dello Stato, sono condizioni molto limitanti per il successo della missione. Ulteriore elemento di disturbo è la minaccia di Al-Qaeda contro lo Yemen stesso. La popolazione locale, infatti, potrebbe venire persuasa del fatto che la sua attuale condizione dipenda dalle ingerenze occidentali più che da effettivi problemi interni del Paese. L’organizzazione terroristica ha poi lanciato un monito per i soldati yemeniti a non aiutare gli americani in nessun modo, sottolineando che Al-Qaeda non ha nemici in Yemen se non gli interessi americani nella regione e chi li supporta.

Allora, come poter essere sicuri della fedeltà delle Forze Armate allo Stato in una situazione tanto complessa, in cui sono in gioco interessi e giochi di potere così variegati?

USA ambassy - sana a

Ambasciata americana a Sana'a

Anche David Newton, Ambasciatore USA in Yemen, è preoccupato: è difficile scovare i terroristi tra le inospitali montagne yemenite e, ancor più lo è, stabilizzare un paese dall’economia sofferente, con gravi problemi idrici e una popolazione in esplosione.

Per il momento, l’unico segnale positivo sembra essere la riapertura delle ambasciate USA e britannica dopo la chiusura degli scorsi giorni, in conseguenza delle minacce provenienti dal gruppo militante di Al-Qaeda: l’unica mossa possibile, per altro, per evitare che si diffonda tra la popolazione la convinzione espressa dallo Yemen Post, secondo cui la chiusura è la dimostrazione del fatto che la minaccia di Al-Qaeda sia davvero molto seria.

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