Whitesnake: nuovo disco per la band di David Coverdale

Copertina del disco

Venerdì 25 marzo è il giorno previsto per la pubblicazione europea di Forevermore, undicesima fatica discografica dei Whitesnake. Uscito in Giappone il 10 marzo, il disco segna il ritorno sulle scene del “Serpente Bianco” dopo il precedente Good to be Bad, datato 2008. Già previsto il tour europeo della band, che arriverà in Italia in corrispondenza del Gods of Metal 2011, il 22 giugno all’arena concerti della fiera Milano di Rho.

Steel Your Heart Away apre le danze con un potente riff hard rock di derivazione blues, e si sviluppa in maniera eccellente con una ritmica sostenuta e orecchiabile, condita da una notevole prestazione vocale di David Coverdale. Segue All Out of Luck, altra mitragliata hard in cui è il groove di chitarra di Doug Aldrich a farla da padrone: il chitarrista americano ex Dio e Bad Moon Rising sfodera un ottimo assolo ed in generale una prestazione di alto livello che verrà confermata per tutta la durata del disco, come dimostrato dalla successiva Love Will Set You Free, primo singolo estratto dall’album.
Segue Easier Said Than Done, ballatona elettrica ed emozionante sullo stile dei classici Whitesnake anni ’80, mentre con Tell me How la band torna all’hard rock dei primi tre pezzi con la stessa formula collaudata: gran groove di chitarra, batteria serrata e voce potente e melodica al tempo stesso. I Need you (Shine a Light), altro pezzo orecchiabile pezzo in perfetto stile Whitesnake, precede One of These Days, dove si stacca nuovamente il pedale della distorsione in una dolce ballata acustica, forse troppo scontata.

I Whitesnake

Segue ancora Love and Treat me Right: dopo un lentone, in ogni album rock che si rispetti si ricomincia a far tremare le pareti. Riffone blues introduttivo per un brano nel quale ancora una volta è il gran lavoro alle chitarre a dirigere le danze fino a raggiungere l’apice in un altro pregevole assolo. Dogs in the Street sembra uscita dagli anni’80: Coverdale fornisce un’altra prova vocale degna di nota, soprattutto considerando il fatto che il cantante inglese compirà 60 primavere il 22 settembre. Gli anni non sembrano dunque passati, sia nel sound della band, sia nelle prestazioni vocali del suo frontman. Canzone successiva è Fare Thee Well, altra ballata intensa e decisamente superiore a One of These Days. Chiudono il disco Whipping Boy Blues, ottimo hard blues di derivazione zeppeliniana (da sempre una delle maggiori influenze del serpente bianco), My Evil Ways, altro pezzo hard rock ben riuscito e la title track Forevermore. Canzone più lunga del disco, introdotta da chitarra acustica, si sviluppa in un crescendo costante ed emozionante che culmina con l’ennesimo perfetto assolo di Aldrich, che chiude in dissolvenza la canzone e l’album.

Concludendo, possiamo dire di trovarci di fronte ad un ottimo disco di una band ancora in perfetta salute. Molte uscite discografiche conseguenti alle reunion di gruppi storici del rock sono risultate essere delle piatte, scontate e malriuscite ripetizioni di cliché del passato. Tuttavia in questa nuova uscita discografica i Whitesnake mostrano ancora voglia di suonare buona musica, dimostrata da composizioni ispirate e ben sviluppate. Di certo Forevermore non rivoluzionerà il mondo della musica, ma dimostra semplicemente che quando si parla di hard rock i Whitesnake si collocano ancora tra i maggiori esponenti del genere. David Coverdale dimostra di avere ancora moltissime cose da insegnare ai gruppi dei giorni nostri. Senza dubbio la loro performance al Gods of Metal (unica data italiana del loro tour europeo) sarà tra le più attese, per la gioia di tutti i fan italiani del Serpente Bianco.
Alberto Staiz

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