Welfare: meno prestazioni per i più ricchi e revisione dell’Isee

Con la riforma del Welfare nuove regole per assegni di accompagnamento

ROMA – Ieri rappresentanti del ministero del Welfare, dell’Economia e dei sindacati Cgil-Cisl e Uil hanno esaminato la bozza del provvedimento che si propone di rivedere le modalità di calcolo dell’Isee (Indicatore della situazione economica) e quindi modficare in maniera sostanziale il funzionamento del Welfare assistenziale nazionale. Gli scopi dell’intervento, molto delicato, si trovano espressi in una delega già nel famoso decreto Salva Italia e tra tutti emerge la necessità di «razionalizzare la spesa e ottenere risparmi da redistribuire alle fasce più deboli». La teoria è più che corretta, diminuire le prestazioni per coloro che hanno maggiori redditi e accrescerle per chi è meno abbiente, ma come ottenere tale lodevole risultato?

Due sono gli aspetti maggiormente significativi di questa prevista riforma: la revisione dei metodi di calcolo dell’Isee, parametro base su cui vengono valutate le richieste di accesso ad una serie di servizi assistenziali (dall’asilo nido agli assegni di maternità fino all’assistenza domiciliare), e fissare una nuova soglia di reddito Isee cui vincolare il diritto (o meno) a prestazioni oggi indipendenti dalla situazione economica (come gli assegni di accompagnamento per invalidi).

Sul primo fronte andranno a pesare in modo più consistente rispetto ad ora le rendite finanziarie ed entreranno nella valutazione finale del eventuali entrate derivanti da pensioni sociali e gli assegni familiari, riguardo il secondo aspetto il progetto è di ritoccare e ridurre in maniera proporzionale l’importo dei sussidi di invalidità qualora gli aventi diritto abbiano redditi Isee superiori ai 15mila euro.

Una stessa soglia Isee, ancora da definire in modo più preciso, ci sarà in relazione a molte tipologie di servizi di assistenza (assegni per i nuclei familiari con almeno tre filgi, borse di studio universitarie, tariffe agevolate per l’energia elettrica) e ci si aspetta che cali di molto il numero di coloro che potranno continuare a goderne gratuitamente: per tutti gli altri accesso al servizio previo versamento di un ticket. Il pagamento di una cifra – più o meno simbolica – legata all’erogazione di una prestazione (il ticket appunto) è uno dei nuclei chiave del progetto di riforma anche del sistema sanitario, come annunciato dal ministro Balduzzi: al vecchio sistema – omogeneo e ‘uguale per tutti’ – si pensa di sostituire un ventaglio di franchigie e conti individuali per far pagare le prestazioni in relazione al reddito.

Laura Dabbene

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