Voyager 1: la sonda ai confini dello spazio

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La sonda Voyager 1, lanciata nel 1977

Washington – La distanza attuale dal Sole della sonda Voyager 1 è di ben 18,5 miliardi di chilometri: si tratta dell’oggetto costruito dall’uomo che più ha viaggiato nel cosmo. Secondo i calcoli dei tecnici della Nasa, la sonda dovrebbe lasciare definitivamente il sistema solare entro due mesi.

La sonda, lanciata dalla Nasa nel 1977 un mese dopo la “sorella” Voyager 2, si trova in quella ad oggi chiamata “autostrada magnetica”. Si tratta di una regione di spazio ai confini del sistema solare dove le particelle ad alta energia che provengono dagli altri sistemi stellari entrano nel nostro, mentre la radiazione solare si allontana verso lo spazio esterno.
Ancora in funzione dopo oltre trent’anni, la sonda aveva viaggiato fino a Giove e poi Saturno, quindi aveva sfiorato Titano per studiarne l’atmosfera e si era definitivamente diretta fuori dal piano dell’eclittica, dirigendosi così al di fuori del sistema solare.

La sonda viaggia oggi a una velocità di circa 17.000 chilometri al secondo, in leggero rallentamento a causa dell’attrazione solare ma sufficiente a dirigerla verso lo spazio interstellare. Nel 2010 i sensori avevano rivelato l’azzeramento del vento solare e i tecnici Nasa avevano potuto dichiarare che la sonda era entrata nell’eliopausa, il confine oltre il quale non si spingono le particelle del vento solare.
I viaggi di entrambe le sonde Voyager sono pietre miliari dell’esplorazione della spazio solare e le informazioni ricavate dai passaggi ravvicinati su tutti i pianeti esterni sono ancora oggi di fondamentale importanza per la comprensione della natura della nostra “casa spaziale”.

Nonostante abbia viaggiato molto, questo non è l’ultimo capitolo della storia della Voyager 1. La sonda ha batterie sufficienti per funzionare fino al 2025. Purtroppo il sistema giroscopico che tiene l’orientamento dell’antenna verso la Terra dovrebbe smettere di funzionare nel 2016 e questo renderà molto difficile le comunicazioni dopo quella data.

Andrea Bosio

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