Volkswagen chiede la testa di Marchionne all’Acea

Marchionne.

Sergio Marchionne, Ad di Fiat.

Berlino – Sembra non esserci mai pace tra Italia e Germania. Proprio nei giorni in cui Berlino e Roma si trovano a parlare la stessa lingua sul fronte euro, ecco spuntare nuove tensioni e dissapori. Stavolta il campo di battaglia non è la finanza, bensì l’industria automobilistica, che vede duellanti la Fiat di Sergio Marchionne e la Volkswagen di Martin Winterkorn.

Tutto è cominciato con le parole rilasciate da Marchionne all’International Herald Tribune, in cui il numero uno del Lingotto e presidente dell’Acea (Associazione delle case automobilistiche europee), ha denunciato la politica di sconti aggressivi al limite della concorrenza di mercato, avviata dal gruppo tedesco e da altre case automobilistiche europee.

Risposte all’accusa di Marchionne, non si sono fatte attendere dalla casa di Wolfsburg, attraverso la secca dichiarazione al Wall Street Journal del responsabile della comunicazione Stephan Gruehsem: «Sergio Marchionne è insopportabile come presidente dell’Acea. Chiediamo le sue dimissioni». Non solo. Gruehsem nel chiedere la testa di Marchionne, ha rispedito le accuse al mittente e rincarato la dose con l’intervista concessa alla Frankfurter Allegemeine Zeitung: «È la Fiat che distrugge i prezzi in Europa, non la Volkswagen». La terza casa produttrice di auto al mondo, ha inoltre sottolineato come, in caso di mancato passo indietro da parte dell’amministratore delegato del Lingotto, sarà presa in seria considerazione anche l’ipotesi di uscita dall’Acea.

Sulla questione dei prezzi, è intervenuto il portavoce del commissario europeo per la Concorrenza Joaquin Almunia, che ha precisato l’insussistenza di qualsiasi accusa di collusione, abuso di posizione dominante o di altre pratiche scorrette, nei confronti di Volkswagen, precisando, inoltre, come la dinamica denunciata da Marchionne, sia solamente un normale processo di mercato.

Critiche per le parole dell’amministratore delegato Fiat, non si sono fatte attendere anche dall’Italia. I senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante hanno attaccato Sergio Marchionne con una nota congiunta: «L’Ad di Fiat, che tutti i giorni dà lezioni a mezzo mondo sulle superiori ragioni del mercato, in questo caso protesta contro l’idea stessa di concorrenza. È chiaro che o Marchionne, stregato dalle continue frequentazioni cinesi, si sta scoprendo comunista, o deve risolvere qualche contraddizione con se stesso».

E la Fiat? Per adesso a Torino sembra incombere un silenzio tombale e non sono stati annunciati comunicati stampa ne in risposta alle parole del portavoce della Volkswagen, ne ai vari commenti critici provenienti dall’ambiente politico italiano.

Intanto in Germania il centro «Car» dell’università di Duisburg-Essen diffonde i dati di uno studio sugli sconti nazionali nel mercato automobilistico, evidenziando come al vertice della classifica ci siano proprio la casa di Torino e quella di Wolfsburg, con tagli sul prezzo fino al 30,6% per la Punto e 28,9% per la Up.

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Joaquìn Alumnia

Ma se le campanelle di allarme per l’attacco di Marchionne sembrano essere cessate all’istante, Volkswagen ha il suo ben da fare anche con una grana casalinga. Infatti, si è dato il via ad un indagine su un presunto caso di spionaggio industriale subito dalla casa di Wolfsburg, di cui si sarebbe resa protagonista l’azienda cinese Faw, nata da una joint venture tra la casa tedesca e Pechino. Vicenda molto delicata sul piano diplomatico, in quanto la Cina è oggi il mercato più importante per il colosso tedesco.

In attesa che tra Volkswagen e Fiat torni il sereno, si registra un dato allarmante per il mercato automobilistico europeo: il numero delle vendite in Europa è calato ai livelli del ’95. Ciò significa che Fiat, Opel, Renault, Peugeot e altre case automobilistiche che concentrano le vendite nel territorio europeo pagano a caro costo questo calo, a differenza di marchi come Volkswagen, Daimler e Bmw che, forti dei risultati sui mercati in espansione asiatici e Usa, non sembrano risentirne. Proprio questa frontiera dei nuovi mercati emergenti, consentirebbe a questi colossi automobilistici di avviare una vera e propria pratica di dumping, attuando all’interno dei confini europei una politica forsennata di sconti al ribasso. Ecco perché, tensioni a parte, il problema sollevato da Marchionne, non sembrerebbe poi essere così surreale.

Daniele Gunnella

foto || businesspeople.it; wikipedia.org

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