VIDEO SHOCK La propaganda Usa contro l’Isis

Ai tempi dei social network, non poteva mancare il video degli Stati Uniti fatto a fini di propaganda per incitare a combattere l’Isis. Il video è stato pubblicato dal centro comunicazioni strategiche antiterrorismo del dipartimento di Stato. Il video mostra immagini con dei militanti dell’Isis che commettono crimini ampiamente riportati dai media negli ultimi due mesi e che sono ora oggetto di indagine da parte delle Nazioni Unite.

VIDEO EDUCATIVO - Il video è simile a quelli distribuiti e promossi da militanti dell’Isis stessi sui social media come Twitter e YouTube. Parte del video mostra i combattenti dell’Isis gettare corpi in un canyon. Quel filmato è stato pubblicato da un gruppo di attivisti dell’opposizione siriana, Masarat. Secondo un funzionario del Dipartimento di Stato, il video deve essere «educativo». Una nota dice: «Serve a dimostrare chiaramente l’ipocrisia di un’organizzazione che dichiara di difendere i musulmani, ma allo stesso tempo macella musulmani, distruggendo il loro patrimonio culturale, e riduce la loro ricchezza economica». Finora, il video ha raccolto circa 43.000 visite in arabo e 3.000 in inglese.

LEGA ARABA - Intanto, nella notte il segretario generale della Lega Araba Nabil al-Arabi ha detto: «I ministri degli Esteri dei Paesi arabi si sono messi d’accordo per assumere tutte le misure necessarie a fronteggiare i gruppi terroristici». Incluso ovviamente l’Isis.

OBAMA - In una recente intervista alla Nbc, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto: «Le truppe in campo devono essere irachene. Non ha senso che gli Usa occupino Paesi in giro per il Medio Oriente, non avremmo le risorse». «L’Isis rappresenta una minaccia per le sue mire territoriali in Iraq e Siria. Ma la buona notizia che arriva dal recente vertice Nato è che la comunità internazionale nel suo insieme ritiene che si tratti di una minaccia che può essere affrontata». Ha anche sostenuto che «non c’è nessuna minaccia diretta dell’Isis» per gli Stati Uniti. Sarebbe utile sapere se invece l’Europa corre qualche rischio in più.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

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