VIDEO INTERVISTA Nicolò Carnesi e BoostDaBeat al Dirockato Festival

Le interviste di Wakeupnews a Nicolò Carnesi e ai BoostDaBeat al Dirockato Festival, evento musicale di scena a Monopoli alla sua quinta edizione

LA VIDEO INTERVISTA AI BOOSTDABEAT

LA VIDEO INTERVISTA A NICOLO’ CARNESI

Il Dirockato Festival di Monopoli, in Puglia, in appena cinque anni di vita ha già proposto artisti del calibro di Marta sui Tubi, Meganoidi, Dente, Zen Circus, Aucan, Tre allegri ragazzi morti, Gazebo Penguins. In occasione della quinta edizione, Wakeupnews ha intervistato sabato 23 agosto due ospiti dell’evento musicale, Nicolò Carnesi e i BoostDaBeat. Nicolò Carnesi è tra i nomi di punta nel panorama della musica italiana ma non riducete il suo lavoro a musica cantautorale perché ne avrebbe da ridire. Come del resto ci ha raccontato nell’intervista che gli abbiamo fatto, toccando anche altri temi interessanti. Dai New Order all’amore, da Battiato a Beppe Grillo, passando per la voglia di mettersi in gioco contro un disfattismo tutto all’italiana fino a un futuro progetto in lingua inglese, Nicolò Carnesi si è aperto con noi di Wakeupnews a fine concerto e poco prima di gustarsi un po’ di buon vino pugliese. Come del resto hanno fatto i BoostDaBeat, band rivelazione di Matera – Antonio Tony Colangelo (synth, keys, live electronics), Andrea Andrew Salvato (ewi, flute, keys), Alberto Albo Romano (bass, synth bass) e Francesco Takadinaga Rondinone (drums, el. pads) – che con il loro meltin’pot sound e dopo la vittoria del contest Route 35 e l’apertura del concerto dei Calibro 35, promettono di farcene vedere e ascoltare ancora delle belle. nicolò carnesiEcco l’intervista alla band materana:

Qui per Wakeupnews i BoostDaBeat, gruppo di Matera che sta riscontrando un notevole successo negli ultimi mesi. Siete a Monopoli per il Dirockato Festival, quali le vostre impressioni sulla manifestazione?

Alberto Albo Romano: Il Dirockato è un festival sicuramente con una grande storia e ha portato in Puglia grandissimi artisti negli anni passati come anche quest’anno. Per noi è un onore essere qui e aver avuto l’opportunità di aprire la seconda giornata del Dirockato. Come la maggior parte dei festival in Puglia è un’innovazione, si cerca di andare sempre verso nuove strade cercando di aprire a vari generi musicali, cosa che succede ormai raramente e dai noi in Basilicata quasi mai.

Tony Colangelo: Quasi per niente.

Essendo voi lucani, vorrei un vostro parere sulla musica lucana e meridionale in Italia.

T: Considerando la nostra esperienza diretta, abbiamo riscontrato maggiore attenzione in Puglia piuttosto che in Basilicata. Questo dimostra il fatto che probabilmente qualcosa che c’è in Puglia da noi in Basilicata ancora non si muove. Si cerca di conservare dei valori che io chiamo un po’ troppo popolari, un po’ troppo folk ed è anche la tradizione del posto che vuole quel tipo di valori lì. Però ci vorrebbe anche uno spirito di creatività in più, di innovazione anche per fare di quell’etno pop qualcosa di più quotidiano, più moderno.

Francesco Takadinaga Rondinone: Può essere che non piacciamo ai lucani ma piacciamo solo ai pugliesi, eh!

A proposito di Puglia, voi avete vinto il contest Route 35 ad Alberobello, organizzato da Experience Factory, che vi ha permesso di aprire il concerto dei Calibro 35 e di suonare qui stasera grazie al premio della critica. Che esperienza è stata partecipare e vincere?

T: L’esperienza con il team di Experience Factory ha fatto nascere un rapporto di fratellanza in seguito alla vincita del contest e anche durante il contest…

F: A proposito, salutiamo Donatello (Donatello De Mola), Simo (Simone Girolamo), Adriano (Adriano Mottola), Roccia (Nicola Loperfido)…

Tutti quanti: Perrini (Nicola Perrini)!!! Importantissimo…(ridono)

F: Posso dire una parolaccia?

Certo.

F: Perrini è un pezzo di merda e lui capirà perché, capirà!(ride)

A: Davvero è stato fantastico ed è fantastico, perché ogni volta che torniamo ad Alberobello anche soltanto per andare a vedere un concerto e ci incontriamo con loro è sempre una festa.

T: La cosa bella è che è nato un rapporto fraterno oltre quello che è stato il contest e infatti al nostro ultimo concerto prima del Dirockato, al Farm ad Alberobello, ci siamo visti, salutati, abbiamo bevuto una birra insieme. È nato un rapporto davvero splendido.

A: Al di là di questo poi, loro sono super professionali, hanno organizzato un contest impossibile da organizzare. C’erano tipo undici band che si sono esibite nell’arco di due, tre mesi.

C’è qualche band tra queste che vi ha colpito?

A: Sicuramente i The Moregunfield – Alessio Amatulli (voce e chitarra) e Donato Frascati (batteria) – anche perché sennò Alessio mi ammazza(ride). Bravi anche i Cambio di Rotta, gli Stip’ Ca Groove, tutte band che stanno avendo parecchio successo.

Ho voluto intervistare voi non a caso perchè a mio parere avete un futuro davanti, anche perché fate un tipo di musica che non si sente molto in giro, la definirei la musica del futuro. Parlatemi della vostra musica.

A: C’è un termine che ci piace usare spesso quando ci chiedono di parlare della nostra musica…

F: Guarda come si gonfia adesso che lo dice!(ride)

A: No…il termine è meltin’pot. Noi cerchiamo sempre di unire quelle che sono le nostre influenze musicali, quello che abbiamo studiato e ascoltato negli anni e abbiamo cercato di mettere tutto all’interno di questo calderone che sono i BoostDaBeat cercando di tirare fuori qualcosa di originale.

nicolò carnesiQualche band a cui vi ispirate?

T: Ognuno di noi ha un bagaglio musicale abbastanza personale.

A: Dal dub giamaicano di Sly & Robbie ai Jethro Tull passando per gli stessi Calibro 35.

F: Io posso citare un progetto di un batterista che è tra i miei preferiti, un mio guru diciamo..si chiama Beat Music e il batterista  è Mark Guiliana. Non lo conosce sicuramente nessuno…

Magari da oggi qualcuno lo conoscerà…

F: Lui personalmente mi ha influenzato tantissimo e ti assicuro che ha influenzato un po’ tutti noi perché ascoltandolo ci ha dato un sacco di idee.

Voi siete amici da tempo ma spesso band in erba di gruppi di amici si rompono facilmente per diatribe interne. Come siete riusciti a portare avanti il progetto BoostDaBeat?

F: Litigando tutti i giorni!

T: Esatto, mandandoci affanculo nel momento in cui c’era bisogno di mandarci affanculo.

A: La cosa fondamentale è l’obiettivo comune, la musica nella vita.

F: Eh, ma Alberto è troppo filosofico…(ride)

A: Vabbè, la musica nella vita, nel senso fare i musicisti per tutta la vita…e ovviamente ci viene meglio farlo insieme perché ci conosciamo da tempo.

Anche perchè avete un curriculum pazzesco, chi è diplomato in conservatorio e chi sta per diplomarsi. Senza entrare nei dettagli, chi vuole info sui di voi può andare su Wikipedia…a proposito ma state su Wikipedia?

Tutti quanti: No, no!!!(ridono)

Ma non vi potete fare una pagina?

F: Ma noi la faremo su Andrea!(rivolto a lui). Dove ci saranno specificati tutti i suoi orientamenti sessuali perché bisogna specificare…

Andrea Andrew Salvato: Ovviamente! A chi interessasse…

F: Poi ovviamente Andrea è libero, è single, quindi chi vuole, maschio o femmina…

Andrea: Possibilmente femmina!

Con questa chiosa chiudiamo anche l’intervista, grazia ai BoostDaBeat e alla prossima.

nicolò carnesiL’ultimo artista a salire sul palco del Dirockato è stato Nicolò Carnesi che a fine concerto ha risposto alle nostre domande:

Qui con noi per Wakeupnews Nicolò Carnesi, grazie Nicolò per aver accettato l’intervista. Nei tuoi testi parli spesso di amore anche con una vena malinconica legata al romanticismo. Qual è il tuo rapporto con l’amore?

Come un po’ tutti, credo che il rapporto con l’amore non sia mai lineare e, diciamo, liscio. È sempre scosceso, è sempre pieno di rocce, di inciampi…non lo so, forse devo ancora fare delle esperienze che mi facciano vedere l’amore in maniera un po’ più ampia. È vero però che si tratta di una cosa così soggettiva, così in balia degli eventi, dei momenti, che è difficile da spiegare. Però sicuramente non è un percorso facile e non lo è stato finora nella mia vita.

Infatti, quando parli d’amore o di malinconia nei tuoi testi, di solito non c’è un riferimento a una persona quanto a uno stato d’animo.

Sì, si tende a pensare all’amore semplicemente verso l’altro sesso o verso un’altra persona…(portano a Nicolò una bottiglia di vino e un bicchiere d’acqua).

È arrivato il vino, perfetto. Meglio acqua o vino?

Ora bevo un po’ d’acqua poi il vino, senza fare pubblicità, acqua pugliese, venite a bere acqua in Puglia…tornando all’amore, è l’amore anche verso la musica, il cinema, verso il mio strumento, può essere fluito praticamente verso tutto. Parlare di quel sentimento lì è complicato e si rischia di parlare di tutto e di niente, di essere un po’ retorici. Se la domanda era più intesa verso l’amore, quello classico, la strada è scoscesa, in salita, a volte anche in discesa ma di quelle molto ripide.

Hai suonato stasera al Dirockato Festival a Monopoli: le tue impressioni sull’evento.

La mia impressione è positivissima, l’evento è in un posto stupendo, con delle bellissime persone, anche la logistica a livello tecnico, mi sono trovato e ci siamo trovati benissimo. Quando questi fattori funzionano non può che andar bene…(parte una jam session post concerto sul palco). Adesso sta partendo pure la jam, è  andata alla grande!

Suoni cover dei The Smiths e citi spesso cantautori italiani. Qual è il tuo rapporto con il cantautorato italiano e internazionale?

Il mio è un rapporto positivo, poi è chiaro che le etichette tendono a restringere quello che qualcuno fa. Se per esempio mi fossi chiamato con un nome di un gruppo magari nemmeno mi dicevano che faccio cantautorato…

Tipo con il “the” davanti, The Nicolò Carnesi…

Il The Nicolò Carnesi, non lo so(ride). Però le etichette servono solo a dare un’idea di quello che sei e fai ma poi non sono mai del tutto veritiere, non è che riescono a descrivere perfettamente quello che tu poi porti. Perchè, ad esempio, il concerto che faccio non rientra nell’accezione classica della parola cantautorale, è tutto completamente elettrico.

Infatti, se i tuoi testi rimandano al cantautorato, ascoltandoti dal vivo escono richiami diversi ad esempio ai The Cure o agli stessi The Smiths.

Ma infatti l’idea è proprio quella, unire la tradizione con altro, con quello che invece è molto lontano dall’Italia. Per dire, le sonorità new wave non sono prettamente italiane però, perché non unire Luigi Tenco ai New Order? Chi te lo vieta. Fondamentalmente, siccome sono delle cose che mi piacciono alla stessa maniera, mi piace poi unire le cose e cercare di fare qualcosa di nuovo.

I New Order o i The Cure sono dei riferimenti alti che non eviti di sottolineare quando parli della tua musica.

Certo, ci sono cresciuto con quella musica. È chiaro che poi sei anche quello che sei ma sei anche quello che hai ascoltato e che hai fatto quindi sei fondamentalmente un ibrido di tutto quello che ti ha toccato nella vita. Devi semplicemente capire quello che ti piace, quello che vuoi descrivere, quello che vuoi far provare. È una scelta tua ma poi non puoi fuggire da quello che sei e che ti ha un po’ cresciuto.

Stai avendo successo in Italia da solista: quando hai deciso questa strada piuttosto che quella di suonare in una band?

Non ho scelto io, è stato un po’ il caso che ha scelto per me perché io ho anche fondato dei gruppi, ho suonato con dei gruppi. Semplicemente, in un momento specifico della mia vita, ho scritto delle canzoni che sono piaciute e le ho scritte col mio nome ed è rimasto il mio nome. Potevano essere state scritte magari con il progetto che avevo fatto un anno prima e probabilmente adesso parleremmo di gruppo. Non è una cosa che decidi, è successa così e a quel punto ho deciso di continuare. Col senno di poi è stata forse la cosa giusta perché tendo molto nel mio lavoro a isolarmi, per quanto poi mi piace stare sul palco con altre persone e condividere tutto. Ma nel momento della scrittura, della creazione, invece tendo a stare totalmente isolato e fare tutto da me. Un’attitudine che poi è esplosa totalmente nel nuovo disco in cui l’80% che è stato suonato dentro è stato suonato da me, dalla batteria al basso.

Che hai poi riproposto nei live.

Esatto. Ora probabilmente sto prendendo un’altra strada. Se dovessi pensare a me tra un anno a fare un disco, mi immagino circondato di persone che suonano insieme a me .

nicolò carnesiHai avuto la fortuna di suonare con grandi artisti italiani. Qual è l’artista che stimi di più in Italia?

Ti rispondo facilmente, l’artista che stimo di più in Italia, vivo, è Franco Battiato. È un classico, è uno che ha fatto la storia però per me è lui e ti dirò che è uno con cui mi piacerebbe suonare.

Hai avuto contatti con Battiato?

Diciamo indirettamente, perché a settembre uscirà una cosa in cui c’è anche lui dentro…a me piace tantissimo, non so se collaborerebbe con me ma resta uno dei miei riferimenti.

Sei un artista del sud, siciliano. Un tuo giudizio sulla musica italiana e in particolare del sud Italia.

Il sud sta sfornando delle grandissime cose, bellissime, da Dimartino, che è un mio conterraneo e abita a dieci chilometri da casa mia, a Brunori Sas che è un calabrese con cui ho una grande amicizia ma anche Colapesce che è sempre siciliano, o Oratio. Ce ne sono tantissimi, questi sono quelli con cui ho dei rapporti più profondi che vanno al di là del fatto di conoscere la loro musica. Ci conosciamo, stiamo insieme. Secondo me è florida la fauna del cantautorato del sud. In Italia siamo noi a scegliere le cose, cioè a far sì che le cose succedano. L’italiano è un popolo che tende sempre a dare la colpa agli altri, quando dovrebbe in primis dare sempre la colpa a sé stesso e mi metto in prima linea io. Io sono il primo, soprattutto in passato, che tendeva a dire “ma guarda che cazzoni ‘sti politici”. Più vivo in questo Paese, più cresco, più vedo delle cose che non avevo visto, più mi rendo conto che siamo veramente noi. Deve partire dall’individuo il cambiamento, non possiamo aspettarci che arrivi Beppe Grillo o Pinco Pallino e così via.

Va bene, ho il titolo, Nicolò Carnesi contro Beppe Grillo…

Non sono contro, non è un titolo(ride), non sono contro nessuno, sto dicendo che non puoi sperare in qualcun altro, non puoi dire arriva il Messia e ci salva, devi essere tu a salvare te stesso e a far sì che gli altri si salvino.

Hai mai considerato un mercato estero dopo il successo italiano?

Sì, in realtà sono stato a New York un mese, ho suonato anche lì ed è stata un’esperienza bellissima. Di fondo sì, l’italiano non è una lingua che, insomma, viene ascoltata all’estero però l’idea di andare a proporre delle cose anche fuori mi attira e non ti nego anche l’idea di fare qualcosa completamente diversa in lingua inglese. Non mi pongo limiti, se mi va di fare qualcosa la faccio e per fortuna ho la possibilità di farlo.

In questo momento sei più in fase creativa o in fase tour?

Per il momento è fase tour.

Come qua in Puglia…te la stai divertendo, no?

Non sono ancora riuscito a divertirmi in realtà..!

Allora andiamo un po’ a divertirci, su.

Andiamo, dai!

Iniziando con un bel bicchiere di vino..ma è arrivato il vino poi?

È arrivato, è arrivato, eccolo qui!!!

Salute.

Gian Piero Bruno

@GianFou

foto: picicca.it

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