VIDEO – Avellino: incendio all’ex cinema Eliseo

Incendio Cinema Eliseo AvellinoAVELLINO – Il cinema Eliseo di Avellino, finalmente, dopo qualche decennio, è stato riaperto. Sì: per far uscire il fumo e arieggiare. «Anno nuovo, vita nuova», avrà pensato il responsabile (o i responsabili) dell’incendio doloso che nella serata di ieri ha colpito proprio lo storico luogo culturale irpino, tanto atteso ristrutturato e rinascente nucleo di quel barlume di speranza ancora vivo in una città clinicamente morta ma sempre e comunque (malgrado tutto) aggrappata al filo delle esigenze sociali e, soprattutto, morali, di gruppi di ragazzi stranamente non unicamente dediti ad iPhone, iPad, scommesse sportive (ormai anche virtuali), vestiti “falsi firmati” e chi più ne ha più ne metta.

Ore 19:00 circa di ieri, 2 gennaio 2013. Un dipendente del Genio Civile lancia un allarme. I Vigili del fuoco accorrono immediatamente a fronteggiare le fiamme, in concomitanza con due volanti della Polizia pronte a bloccare il traffico lungo Corso Europa e ordinare la rimozione delle auto parcheggiate accanto all’uscita laterale della sala proiezioni. All’interno, solo fumo, cenere, e buio divorato da fiamme volutamente provocate. Nessun ferito: al momento dell’incendio non vi erano presenti nell’area circostante. A dire il vero, neanche rappresentanti comunali o forze dell’ordine incaricate di sorvegliare ciò che, al saper di tutti, era destinato a diventare il nuovo attesissimo nucleo di ritrovo culturale per una città svuotata di una qualsivoglia identità personale, dalla tragedia del terremoto datato 23 novembre 1980 (con annessi pranzi a spese di vittime e contribuenti per una ricostruzione mai realmente avvenuta e, dove avvenuta, basata in larga parte sulla speculazione edilizia, per non parlare del fattore amianto) alle più recenti notizie di possibile (quasi certo) accorpamento provinciale al Sannio.

Ciò che ospitò quella fondamentale rassegna di cinema d’autore che fu il Laceno d’Oro sotto l’ala dei santificabili Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio (per il conferimento di premi e riconoscimenti a personalità quali Michelangelo Antonioni, Pier Paolo Pasolini, Carlo Lizzani, Alberto Lattuada, Gigi Proietti, Claudia Cardinale, Alida Valli, Silvano Agosti, Giancarlo Giannini, Carlo Delle Piane, Nanni Loy, Marcello Mastroianni, Mario Monicelli…occorre continuare?), da troppo tempo era divenuto dimora fissa di senza tetto e, purtroppo, tossicodipendenti d’ogni specie. Diversi anni fa, in linea con un piano di ristrutturazione generale di alcune zone della città quali una nuova stazione per taxi e bus nazionali (ora incompleta e abbandonata perché inizialmente giudicata non attinente alle misure minime riguardanti altezza e conformazione della struttura: le comiche. E pensare che gli autobus sono sempre stati prediletti rispetto ai treni, pena la chiusura della stazione ferroviaria), un sottopassaggio automobilistico tra i sotterranei di piazza Garibaldi, da piazza Kennedy a via Due Principati (ora incompleto e abbandonato, anzi utile per l’autocoltivazione spontanea di piante selvatiche: circondato da recinzioni metalliche per non permettere la visione di cotanta elegia di bellezza), e un piano di demolizione o ristrutturazione di un Mercatone (forse mai veramente discusso) più utile come domicilio per povere famiglie di senza tetto extracomunitarie, anche l’ex Eliseo era entrato di diritto nel piano di rinvigorimento urbano e civile.

La scusa è sempre la stessa cantilena: «Non ci sono più fondi». Un solo problema: la struttura era praticamente pronta, contrariamente, a quanto pare, alle intenzioni comunali di concederne il ripristino delle funzioni effettivamente già disponibili. L’unica soluzione che il Comune di Avellino, soprattutto nella persona dell’ex sindaco Giuseppe Galasso (ex” perché sembra ormai dedito ad aspirare alla Capitale), è stata sinonimo di abbandono, condizione più volte segnalata ma giudicata richiesta mai realmente da accogliere nella sua vitale sostanza. Troppo facile, in tutti questi anni, entrare e uscire dai vetri della struttura o da varchi inspiegabilmente lasciati aperti (soprattutto dal lato del piazzale interno) in seguito alla decisione di abolire la sorveglianza inizialmente concessa, condizione soltanto adesso giudicata come «un grave errore».

L’evento di ieri sera, insomma, ha rappresentato la fatidica goccia responsabile dello sfasciarsi del vaso. Cittadini e associazioni culturali più volte hanno allertato le forze dell’ordine sperando in una qualsivoglia specie di attenzione: il risultato consiste soltanto, per ora, nella ricerca dei responsabili di un accaduto potenzialmente non difficilissimo da evitare a priori.

Secondo il dipendente del Genio Civile che ha lanciato l’allarme, Michele Anastasio, infatti, «ogni giorno vediamo entrare e uscire da questo edificio bande di ragazzini che imbrattano. Spesso abbiamo addirittura avvistato persone sui tetti». Una volta appresa la notizia in tempo reale, soprattutto sui social network si è scatenato un misto di rancore ma, soprattutto, rabbia feroce (sostanzialmente giusta) nei confronti di chi, la sua città, magari l’ha governata o vissuta ma mai realmente aiutata (pur non essendone il solo ed unico responsabile, sia chiaro: stesso certi cittadini dovrebbero, anche loro, passarsi una mano sulla silente se non omertosa coscienza).

Incendio Cinema Eliseo AvellinoSu tutte, spiccano le parole espresse per iscritto sulla pagina Facebook dell’associazione EleMenti, probabilmente la più importante, attiva e necessaria boccata d’ossigeno culturale soprattutto giovanile: «Quanto accaduto oggi all’ex Eliseo – si legge sulla bacheca – è un delitto annunciato. Quella che doveva essere la casa della cultura cinematografica Camillo Marino e Giacomo d’Onofrio, simbolo del riscatto culturale e sociale della città, violata per l’ennesima volta perché lasciata lì a morire, con tanto di soldi pubblici spesi per restaurarla, a causa di un inutile giochetto tra amministrazione comunale e ditta appaltatrice dei lavori. L’ex Eliseo doveva restare, secondo evidenti e precisi disegni, un eterno cantiere, l’ennesima incompiuta. Le fiamme che oggi pomeriggio hanno distrutto la sala proiezioni al piano terra, rappresentano l’incendio delle coscienze di una città dormiente ormai da troppo tempo. Noi l’Eliseo lo vogliamo aperto, lo esigiamo perché è nostro, di tutti i cittadini. Vogliamo che quella struttura venga aperta per farci cinema e cultura cinematografica e, a questo punto, come presidio di legalità. Quelle fiamme dovranno scottare chi è responsabile di tutto questo e materialmente e per l’immobilismo amministrativo che lo ha permesso. Noi l’Eliseo ce lo riprenderemo, a partire da domani: alle ore 18 assemblea pubblica davanti all’ingresso della struttura».

Parole e sentenze di varia provenienza politica, in attacco come in difesa, si sprecano ma hanno ben poca importanza per una non-città che, di parole francamente inutili, ne ha sentite fin troppe soprattutto in trentadue anni di sonnolenza pratica. Quanto all’accaduto, a detta di alcuni si potrebbe trattare anche solo di un separato atto di vandalismo gratuito fine a sé stesso. Secondo l’opinione di altri (tra cui lo scrivente), oltre a quella di fumo, la puzza più forte rischia di essere quella di un ennesimo tentativo di riappalto in favore di una ovvia ed eterna catena di servigi e favori, probabilità sulla quale, naturalmente, si spera vivamente di essere smentiti quanto prima possibile.

Ad ogni modo, al momento è praticamente confermata la pista dolosa: tecnici del Comune e agenti Digos hanno rilevato tracce di ben quattro focolai deliberatamente appiccati nella sala proiezioni. Ad occhio, la stima del costo di ripristino ammonterebbe a non meno di 200.000 euro. La struttura intera è attualmente sotto sequestro.

Di seguito, alcune immagini dal sit-in riguardante l’assemblea pubblica menzionata da EleMenti.

Stefano Gallone

@SteGallone

[youtube]http://youtu.be/67fWs7muYcs[/youtube]

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