Vespa Raid to Armenia, da Passo del Goderdzi a Yerevan

Georgia - Direzione Armenistan

Georgia – Direzione Armenistan

Vespa Raid to Armenia, il viaggio in Vespa di Marco e Viviana attraverso 5 Paesi. 

Alla mattina ci svegliamo presto e scendiamo a fare colazione. A tavola troviamo tre italiani che avevamo incontrato durante la strada di ieri. Si chiamano Roberto, Sabrina e Margherita e anche loro, come noi, sono diretti a Yerevan. Salutiamo tutti e ci prepariamo ad affrontare i 15 km rimanenti di sterrato in montagna. Di giorno la situazione è maggiormente controllabile rispetto al buio della notte. Tuttavia non posso distrarmi neanche un secondo perché le insidie sono ovunque. Dopo quarantacinque minuti ci liberiamo di quel dannato sterrato e apriamo il gas in direzione della frontiera Georgia – Armenia distante centocinquanta chilometri da noi. Gli ultimi trenta chilometri della strada georgiana, in direzione della frontiera al valico di Bavra, sono pietosi. La strada diventa un colabrodo e, per di più, anche molto pericolosa dato che si alternano sterrati improvvisi visibili solo all’ultimo momento.

BORDER - Il valico di confine tra i mezzi è posto in un altipiano dove, attorno, ci sono solamente verde e montagne. I doganieri georgiani sono lentissimi e, guardando il Piaggio, mi dicono che la mia moto è piccola per venire dall’Italia. Dal canto mio, figlio della televisione commerciale degli anni ottanta, utilizzo la massima per eccellenza del panorama promozionale televisivo (Pennello Cinghiale) ribattendo in inglese: “Non ci vuole una moto grande ma una grande moto, Piaggio!”. Chissà cosa avrà capito. Ci controllano i documenti e ci fanno ripartire direzione frontiera armena. Dopo due chilometri nella “terra di nessuno” (anche la strada, che presentava crateri da bombardamento israeliano), arriviamo alla frontiera armena. Qui veniamo controllati scrupolosamente e, solo dopo venti minuti di attesa, alzano la sbarra per farci entrare nel loro Paese.

vespa raid to armenia

Mimmo, il kebabbaro georgiano tifoso del milan

ARMENISTAN - Ci siamo. Ci siamo riusciti ad arrivare in Armenia dopo tutte le sfighe capitate nei giorni scorsi. I primi quaranta chilometri di strada per Yerevan sono messi male ma, al contempo, lo spettacolo è unico. Si passa dalla “verde Georgia” alla “giallaArmenia fatta di ampi spazi aperti, strade che corrono nel nulla per chilometri, paesini minuscoli, montagne imponenti e caldo importante.

Ci fermiamo a mangiare un kebap a Gyhmo dove incontriamo un Georgiano tifoso del Milan che mi dice tutta la formazione vincitrice della Champions League del 2003. Dopo aver salutato il nostro amico panettiere ripartiamo con destinazione finale Yerevan.

LEILA, IL POPOLO ARMENO - Ad ottanta chilometri da Yerevan ci fermiamo nel paesino di Aragats per bere qualcosa. Entriamo al primo mini-market trovato sulla strada. Sulla porta di ingresso ci aspetta una signora con una nipotina. Ci parla in russo e ci chiede da dove veniamo. Mentre Viviana prende da bere rimango a parlare con questa signora che, mi dice, si chiama Leila mentre la bambina è sua nipote. Intanto entra in scena Thomas, un ragazzo del paesino che nel frattempo aveva parcheggiato il furgone e stava salendo le scale per entrare nell’esercizio commerciale. Comprendo che Leila inizia a raccontargli che siamo partiti dall’Italia direzione Yerevan ma Thomas è di fretta. Dopo due minuti esce fuori con due bottiglie di succo alla mela per noi, offerte da lui. Rimaniamo stupiti da tanta gentilezza. Ci riprendiamo, salutiamo tutti con il classico “Spaziba” che fa sempre la sua porca figura e riprendiamo la strada per Yerevan.

Piazza della Repubblica -Yerevan

Piazza della Repubblica -Yerevan

YEREVAN - Gli ultimi cinque chilometri di strada permettono, a chiunque arrivi in città dal Nord, di vedere Yerevan adagiata davanti ai propri occhi distesa come una donna sopra un letto. Entrati in città notiamo subito come, il cappello dei militari, sia identico a quelli di Mosca come taglio. La prima impressione mentre ci dirigiamo in centro è quella di una città ordinata, pulita e regolare nonostante il traffico intenso. Sono presenti ampi boulevard e, molte statue in granito, ricordano le gesta del popolo armeno. Gli edifici sono moderni e si amalgamano perfettamente con quelli di epoca meno recente. Finalmente arriviamo a “Piazza della Repubblica”, il cuore della capitale. Straordinaria, a forma circolare, viene rinchiusa dai palazzi più belli della città (sede del governo e affari esteri dell’Armenia) e altri palazzi di cui ignoro la funzione. Nel centro, dove una volta c’era la statua di Lenin con il dito indice puntando in avanti, si trova una favolosa fontana. Notiamo subito che, nonostante la propria identità, Yerevan mantiene dei forti punti in comune con Mosca. Ad esempio l’orologio sulla piazza utilizza lo stesso motivo di quello del Cremlino ogni volta che scocca l’ora. Comunque siamo stravolti ma pienamente soddisfatti della nostra destinazione. Prendiamo il Piaggio e ci parcheggiamo al Marriot Armenja Hotel nella piazza, penso che sia proprio meritato.

YEREVAN BY NIGHT - Dopo essere tornati alla civiltà, siamo usciti a vedere Yerevan di sera. Nella piazza della Repubblica ci sono tantissime persone ad assistere i giochi d’acqua con la musica classica. La città è illuminata sapientemente a giorno, attraversiamo le vie laterale e vediamo una città del tutto europea nel pieno Caucaso. Inoltre, sono presenti numerosi cantieri con progetti audaci. Dopo un’ora e mezza di godimento della splendida città attraverso piazze gremite di vita, parchi rilassanti e attrazioni culturali, ritorniamo al Marriot. Siamo stesi. Yerevan non è la fine del Vespa Raid to Armenia, bisogna tornare a casa (distante quattromila chilometri) sulle proprie ruote con un Piaggio “incerottato”. Domani ci tenteremo, come sempre abbiamo fatto.

Marco D’Agostino

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