Vespa Raid to Armenia: Istanbul – Alexandroupolis

vespa raid to armenia..pochi istanti prima della morte della frizione

Vespa Raid to Armenia…pochi istanti prima della morte della frizione

Vespa Raid to Armenia, il viaggio in Vespa di Marco e Viviana attraverso 5 Paesi.

FUORI IN SESSANTA SECONDI – Alla mattina ci svegliamo presto, come sempre abbiamo un botto di chilometri da fare e pochissimo tempo. Dopo la classica colazione continentale ignorante all’Hotel Balin, carichiamo il Piaggio e ci allontaniamo a piedi per visitare il Gran Bazar. Ma qui arriva la prima brutta notizia della giornata: il Gran Bazar è chiuso di domenica. Dannazione. Va beh, pazienza, vuol dire che ci rifaremo con una foto ricordo in Piaggio davanti alla moschea Blu. Ritorniamo all’Hotel e prendiamo il Piaggio ma qui arriva la seconda brutta notizia della giornata nell’arco di un’ora: il Piaggio è talmente ingolfato che, se ci mettiamo uno straccetto incendiato, possiamo utilizzarlo più come molotov che come mezzo. Inizio a spedivellare ma niente, sotto un caldo atroce butto fuori tanta di quell’acqua che sembro uscito dal mare.

Dopo venticinque minuti, con tre chili in meno, il filtro tolto e tutto il dizionario delle imprecazioni già al terzo giro, giunto alle porte del collasso, il mezzo riprende vita. Mi rivesto e partiamo subito destinazione moschea Blu per fare la fotografia. Una volta giunti davanti all’edificio religioso, in tempo zero lasciamo la macchina fotografica ad uno sconosciuto che ci immortala con lo splendido edificio alle spalle. Siamo felici, siamo in uno dei luoghi più belli del mondo con una giornata spettacolare, cosa potrebbe capitarci? Appunto. Mentre Viviana rimonta in sella al Piaggio percepisco che, di punto in bianco, il suono del motore in folle è leggermente cambiato. Cerco di innestare la prima e, per la terza volta, si scatena il dramma: la frizione è andata.

Nonostante le riparazioni, il mezzo si trova nell’impossibilità di riprendere la marcia. Proprio in quel preciso istante veniamo molestati da due italiane che, non comprendendo il dramma che stavamo vivendo, iniziano a bombardarci di domande. Riusciamo a liberarci dalle molestatrici e cerchiamo di comprendere come uscire nuovamente fuori da questo bel guaio. Chiamiamo VSP Italia di Andrea Semeraro chiedendo qualche contatto ad Istanbul e, di risposta, gira il numero telefonico del responsabile del Vespa Club Turchia. Ora, sono le dodici e trenta di domenica ventiquattro agosto, siamo ad Istanbul con la frizione andata e, tra meno di quarantadue ore dobbiamo prendere il traghetto da Igoumenista, distante ancora mille chilometri. Perfetto, quello che ci voleva per animare la classica domenica ipnotica che sembra non passare mai.

Per prima cosa, ritorniamo all’Hotel Balin. Viviana cammina sul marciapiede con lo zaino sulle spalle mentre, io, mi lancio in una “via crucis” di tre chilometri (di cui due in salita) nella via principale, schivando i tram, bardato di tutto punto con la Vespa a carico pieno sotto un sole cocente. Arriviamo sfiniti all’Hotel dove l’addetto alla reception ci assiste come se fossimo suoi parenti. Parla con il contatto turco il quale ci consiglia di cercare alcuni Vespa Service il giorno seguente, lunedì (giorno che dovremmo essere a Patrasso). Per prima cosa, prendiamo una camera per la notte e, tramite il web, contattiamo Vespa Club Istanbul spiegando la nostra situazione. Siamo stravolti, ci addormentiamo sul letto come dei poppanti.

vespa raid to armenia e Ertugrul Karasati (1)

Marco con Ertugrul Karasati

UNA TELEFONATA TI ALLUNGA LA VITA – Ad un certo punto, veniamo svegliati dal suono del telefono in camera. Ci metto una ventina di secondi per capire chi sono, dove sono e cosa sta succedendo. Alzo il ricevitore e, quando appoggio la cornetta all’orecchio, sento una voce che parla inglese. Dall’altra parte del telefono mi sta parlando Ertugrul Karasati (nome d’arte Arturo), responsabile del Vespa Club Istanbul, che mi riferisce che si stanno muovendo per aiutarci e che, tra poco, saremo contattati dalle persone “giuste”. Io ringrazio Ertugrul e rimaniamo che ci sentiremo più tardi. Dopo alcuni minuti squilla nuovamente il telefono in camera e, questa volta, la sorpresa è tanta: mi risponde una voce che parla italiano! No, non sto sognando, parla proprio italiano.

La voce si presenta, si chiama Ugur, ha studiato allo scientifico italiano di Istanbul e al Politecnico di Milano. Grandissimo. Mi dice che suo fratello ha un Vespa Service in città, nel quartiere di Besiktas e che, domani, verrà a prendere il mezzo in hotel e ripareranno tutto. Questa volta ringrazio infinitamente Ugur nella mia lingua con la speranza di poterlo incontrare di prima persona il giorno seguente. Va bene, sembra che ci sono delle possibilità per ripartire da Istanbul per il giorno dopo ma dobbiamo fare necessariamente dei calcoli: se partiamo dopo mezzogiorno la nave che parte martedì mattina dal porto di Igoumenista è persa. La sera, usciamo ancora in città e andiamo a fare un giro in Piazza Taksim e Galata Tower ma rientriamo presto, siamo troppo stanchi, la tensione unitamente alla sforzo fisico ci hanno tagliato le gambe.

DOBBIAMO RITIRARE UN PACCO – La mattina, come da accordi con Ugur, ci facciamo trovare pronti davanti all’hotel Balin in attesa che arrivi il fratello con il furgone a recuperare la “maledetta”. Alle otto e dieci arriva il furgone con un signore di mezza età alla guida e un ragazzo giovane sul lato passeggero. Il ragazzo sembra stravolto dalla levataccia, come se fosse stato prelevato dal suo addio al celibato pochi minuti prima. Comunque si presenta, si chiama Hasan del Tamirhane Vespa Service di Besiktas. In poche parole, il nostro salvatore. Carichiamo il Piaggio e ci addentriamo nel traffico infernale di Istanbul che, nonostante l’orario, è sempre bello intenso. Dopo circa trenta minuti arriviamo in officina e, Hasan, scarica il Piaggio. Ci offre una tazza di thé e ci riferisce che siamo in attesa del meccanico che dovrebbe arrivare tra circa trenta minuti. Iniziamo ad accumulare ritardo.

Durante l’attesa parlo con Hasan il quale mi spiega che domenica era fuori con altre Vespe ad un giro da lui organizzato sul Bosforo con colazione. Se non avesse avuto tale incombenza, sarebbe venuto in nostro aiuto il giorno stesso. Hasan è gentile come Ertugrul. Gli spiego tutta la nostra storia e vediamo che è rimasto affascinato dal nostro viaggio. Alle ore dieci arriva il meccanico che si mette subito a smontare la frizione. Apriamo e, sorpresa, i rivetti della campana sono nuovamente esplosi. Bisogna trovare una frizione di ricambio. Hasan incarta la frizione e prende la sua Vespa Sprint del millenovecentosessantasette e, prima di avviarsi, ci riferisce che sta andando a prendere una frizione nuova e che ci impiegherà un’ora a ritornare. Nell’attesa in officina, cerchiamo una nuova nave che parta da Igoumenista e, dopo venti minuti, prenotiamo con la stessa compagnia un traghetto che parte alle ventitre e cinquantanove del ventisei agosto.

vespa raid armenia con hasan susler nel tamirhane vespa service istanbul (1)

Marco e Viviana con Hasan Susler nel Tamirhane Vespa Service Istanbul

Nel frattempo che Hasan è fuori, il meccanico è andato a provare un altro mezzo, si presenta in officina l’artefice di tutto: Ertugrul Karasati. E’ una persona squisita con cui conversiamo per più di mezz’ora. Ci dice che se ci fermiamo qualche giorno si renderebbe disponibile a farci visitare i posti migliori di Istanbul. L’idea è altamente allentante ma, ahimè, non possiamo, sarà per un’altra volta. Nel frattempo torna il meccanico con un pacco di biscotti ripieni al cioccolato solo per noi. Mangiamo per stemperare la tensione?Assolutamente no, abbiamo una fame da lupi e spazzoliamo tutto come dei bracchi italiani dopo una battuta di caccia. Ritorna anche Hasan che tira fuori la frizione con circospezione, come se fosse un pacco di droga. E’ la frizione per il nostro modello, la otto molle. Tiriamo un sospiro di sollievo e, nell’attesa che il meccanico rimonti tutto, stiamo con Ertugrul Hasan a chiacchierare davanti ad una nuova tazza di thè.

Sono le quattordici e trenta, Ertugrul è tornato a lavoro e il mezzo è pronto per la ripartenza. Salutiamo Hasan e il meccanico e dopo le foto di rito riprendiamo la strada per la Grecia. Hasan è così gentile che ci accompagna fino all’ingresso dell’autostrada. Siamo in ultra ritardo e, quindi, nonostante la frizione nuova, procediamo alla massima velocità verso il valico di Ipsala, dogana occidentale tra Turchia e Grecia. Alle diciotto e trenta attraversiamo la frontiera e facciamo una valutazione: “che senso fare una tirata tutta la notte per un’autostrada senza stazioni di servizio per arrivare a prendere la nave alle sei dei mattino? Nessuno. Sarebbe più saggio riprendere la strada il giorno seguente ed imbarcarci alle ventitre e cinquantanove da Igoumenista”.

Appunto. Parcheggiamo il Piaggo all’hotel Alexander di Alexandroupolis e, finalmente, ci facciamo una doccia. La sera ceniamo in albergo perché, di per sé, la città non è un granché. Domani affronteremo tutta la Grecia ma, stavolta, sappiamo cosa ci aspetterà, una strada senza nulla con trecentocinquanta chilometri di piano (fino a Patrasso) e altri trecento in montagna. E chi dormirà stanotte!

Marco D’Agostino

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