Vent’anni di Berlusconi: i segreti del suo successo

Berlusconi

Silvio Berlusconi (michelepivetti.it)

Lo si voglia ammettere o no, vent’anni fa in Italia avveniva una svolta epocale. La vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni politiche di fine marzo 1994 ha segnato uno spartiacque nella storia del Bel Paese. Altro che prima e seconda Repubblica. Quella differenza non l’ha notata nessuno (forse perché effettivamente tanta differenza non c’era). Le cronache politiche (e non solo) si dividono in “prima di Berlusconi” e “dopo Berlusconi”. Nella storia recente probabilmente soltanto personaggi come George W. Bush e Vladimir Putin sono stati oggetto di tante discussioni come l’ex Cavaliere. Difficile aggiungere qualcosa a tutto ciò che è stato detto sull’ex presidente del Consiglio. Si può, invece, provare a riassumere le qualità che meno descrivono l’uomo il cui destino è stato fortemente collegato a quello di milioni di italiani.

MIMETICO - Nessuno nasce incendiario e muore pompiere meglio di Berlusconi. Vent’anni fa diceva di sostenere l’azione della magistratura nei confronti dei protagonisti di Tangentopoli. Arrivò addirittura a chiedere ad Antonio Di Pietro di essere il suo ministro dell’Interno. Roba da ridere se si pensa agli insulti che quasi tutti i giorni il leader di Forza Italia e i suoi fedelissimi destinano ai magistrati: «Da noi la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana», «La magistratura si è trasformata da ordine dello Stato in un potere assoluto, onnipotente e irresponsabile», «La nostra non è una democrazia, ma una dittatura dei magistrati». Scende in campo per sostituire i politici di professione, è diventato il politico di professione per eccellenza. Ma gli elettori hanno premiato tutte le versioni dell’uomo di Arcore.

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Romano Prodi, ex nemico numero uno di Berlusconi (tech-media.it)

FORTUNATO - Berlusconi, che è tante cose ma non certo un fesso, all’inizio della sua avventura politica probabilmente pensava che avrebbe avuto tutti contro, che l’avrebbero massacrato. Era troppo pessimista. Se avesse potuto scegliere personalmente con quale opposizione fronteggiarsi, non avrebbe potuto chiedere di meglio di quella che ha effettivamente avuto. Mai un attacco frontale (addirittura Bersani si rifiutò di andare al No B Day), mai una proposta alternativa credibile. Le uniche volte, nel 1996 e nel 2006, che Berlusconi non si è ritrovato a Palazzo Chigi, furono proprio i suoi presunti avversari a cacciare quel Romano Prodi che si era permesso di non riprendere l’agenda del presidente del Milan. Nel novembre 2011, quando c’era l’opportunità per il centrosinistra di vincere facilmente le elezioni, pensò bene di lasciar perdere e sostenne lo stesso esecutivo sostenuto dal centrodestra. Con i risultati che tutti sanno. Masochisti è dire poco. E l’anno scorso, quando potevano lasciare Berlusconi fuori da tutti i giochi, il centrosinistra peggiore d’Europa e forse del mondo preferì eleggere con lui il Presidente della Repubblica (bocciando di nuovo Prodi e non prendendo in considerazione le altre alternative). E, ça va sans dire, poi ci governarono insieme fino ad autunno. E quando l’amore finì, non fu per volere del Pd schifato alla sola idea di stare al Governo insieme ad un frodatore di fiscale, ma perché Berlusconi stesso non voleva stare più insieme a chi non gli garantiva l’impunità. Oggi, invece, è considerato addirittura un nuovo padre costituente e il segretario del Pd e presidente del Consiglio prova con lui una «profonda sintonia». In confronto, l’opposizione che ha Kim Jong-un, il Supremo Leader della Corea del nord, è durissima.

CREATORE DI CAOS - Da quando è arrivato lui, tutti gli schemi sono saltati. La parola “sinistra”, politicamente parlando, ha perso ogni significato. Essere di sinistra vuol dire soltanto essere teorici, ma non nella pratica, avversari di Berlusconi. Ma quali sono le idee della sinistra? Le sue proposte? I suoi obiettivi? Non si sa. L’unica cosa che conta è parlare male di Berlusconi durante la campagna elettorale per poi governarci o riscriverci la Costituzione insieme. Inoltre, dal 1994 ad oggi ha prevalso l’idea che per essere contro Berlusconi, bisogna per forza essere di sinistra. Una stupidaggine incredibile. Berlusconi è il tipico avversario dei liberali. Lui, che predicò la rivoluzione liberale ma che vorrebbe essere monopolista di tutto, è infatti quanto di più lontano dal liberismo si possa pensare. E i liberali non sono proprio dei comunisti.

ITALIANO - Ecco, forse questo è l’aggettivo che lo descrive nel migliore dei modi. Perché lui ha tutte le caratteristiche che caratterizzano i cittadini del Bel Paese. Agli italiani piace il calcio? Lui è presidente di una (ex?) grande squadra. Agli italiani piacciono le belle donne? Lui se ne è sempre circondato. Gli italiani vorrebbero diventare ricchi e non importa se per riuscirci devono scavalcare qualche regola? Non c’è bisogno di aggiungere altro. E poi lui agli italiani deve tutto. Dopotutto, se dopo vent’anni è ancora lì, è perché lo hanno sempre votato.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: michelepivetti.it; tech-media.it

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