Vent’anni fa moriva Rita Atria

Roma – Vent’anni fa Rita Atria – testimone di giustizia che confidò al giudice Paolo Borsellino tutto quello che sapeva – si suicidò gettandosi dal settimo piano del palazzo dove viveva in incognito a Roma.

Oggi la sua testimonianza e il suo sacrificio verranno ricordati dall’associazione Libera, don Luigi Ciotti sta celebrando una messa e a conclusione del rito un corteo prenderà il via per concludersi presso il cimitero comunale di Partanna, in provincia di Trapani.

Alle 18.30 verrà scoperta una lapide uguale a quella che vent’anni fa fu posta sulla tomba della ragazza, distrutta poi dalla famiglia di Rita.

Nata dalla famiglia di un boss locale, negli anni dell’ascesa dei corleonesi perse suo padre, ucciso dalla mafia. Molto legata a suo fratello Nicola – da cui viene a conoscenza di affari e dinamiche di Cosa Nostra – e alla cognata Piera Aiello, segue le orme di quest’ultima e decide di testimoniare dopo la morte del fratello.

Il primo a raccogliere la sua testimonianza fu il giudice Paolo Borsellino con cui un instaurò un rapporto di autentico affetto e in cui trovò un padre. Una settimana dopo la strage di via D’Amelio si suicidò, sentendosi perduta a causa della morte di Borsellino.

La storia di Rita Atria è raccontata nel film La siciliana ribelle e in due opere teatrali: Il mio giudice e Picciridda.

Francesca Penza

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