Venezuela, Maduro riprende i colloqui con Correa

La stretta di mano tra Nicolas Maduro e Rafael Correa durante il bilaterale di ieri

Caracas – Una tradizione va sempre rispettata, anche se uno dei due protagonisti cambia, per motivi politici o naturali. È quello che si saranno detti Nicolas Maduro e Rafael Correa, presidenti rispettivamente del Venezuela e dell’Ecuador, quando nella giornata di ieri si sono riuniti nel vertice bilaterale a Caracas.

La «fratellanza totale» tra Ecuador e Venezuela, con la quale il successore del defunto Hugo Chávez ha accolto l’omologo ecuadoriano, si è così espressa nuovamente attraverso una riunione – preceduta da una visita al Cuartel de la Montaña, dove riposano i resti mortali del Comandante - alla quale hanno preso parte tutti i ministri dei due governi, in nome della lotta reciproca per la promozione del «socialismo del XXI secolo».

Parole al miele, quelle di Maduro, al collega e vicino: «Grazie, presidente Correa, per essere stato presente in questi tempi di lotta, di battaglia, di dolore e d’amore. Visitare il luogo di riposo del comandante, dove siamo stati e dove abbiamo riflettuto, incontrandoci con i ricordi e la vita, perché visitare il comandante che lì riposa è come incontrarsi con la vita».

Al di là della mera retorica, l’incontro ha visto sul piatto l’apertura di un progetto per il recupero della «sovranità dei nostri due paesi», che prevede la costruzione di un Consiglio dei Ministri bilaterale che si occupi di relazioni sociali, culturali, economiche e della produttività industriale. Si tratta di un progetto che Chávez, prima del lungo periodo di malattia che l’aveva allontanato dalla guida del Venezuela, aveva iniziato a costruire e portare avanti con determinazione, a partire dalla firma, nel giugno 2011, dei primi 14 accordi di cooperazione, incentrati in particolare sulla collaborazione nella produzione di petrolio, attraverso una raffineria a uso e beneficio comune.

I due presidenti hanno duramente attaccato la «stagione del neoliberismo degli anni ’90, periodo di saccheggi e tradimenti», che negli anni 2000 si è evoluta con l’elezione dei presidenti socialisti di Nicaragua, Ecuador e Venezuela, nonché con le «tre straordinarie donne latinoamericane» a capo di Brasile, Argentina e Costa Rica.

«Senza dubbio – ha aggiunto poi Correa – non è sufficiente che cambi il potere politico, dobbiamo liberarci, il socialismo deve avere una relazione con l’efficienza, anche se ci sono nemici interni quali il conformismo, la mediocrità e l’inefficacia». Ecco il significato dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe, fondata nel 2004 da Antigua e Barbuda, Bolivia, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador, Nicaragua, Saint Vincent e Grenadine e Venezuela, che premono per l’applicazione nell’intero Sudamerica del modello di rivoluzione sociale di Simon Bolivar.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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