Venezuela, gli ultimi fuochi della campagna elettorale

Una rara immagine di un confronto "vis a vis" tra Maduro e Capriles (Foto: Ap)

Caracas – Nicolas Maduro nell’inedito ruolo del percussionista, Enrique Capriles con la divisa della nazionale di calcio, le strade e le piazze di Caracas riempite da una moltitudine di sostenitori. Prosegue così, tra coups de théâtre e accuse reciproche quotidiane, la campagna elettorale che domenica prossima, 14 aprile 2013, porterà all’elezione del successore di Hugo Chávez, l’uomo che ha dominato la scena politica venezuelana per quasi due decenni, morto il 5 marzo scorso per le complicazioni del tumore celebrale che lo affliggeva da anni.

La sfida elettorale, nonostante il Comandante sia ormai una figura che appartiene al passato, è ancora legata alle ideologie che questo ha portato sullo scenario nazionale a partire dal 1999, quando fu eletto per la prima volta presidente. Per questo, il delfino Maduro gode di un vasto consenso popolare, in quanto si propone come reincarnazione e naturale prosecuzione dell’opera chavista, quel disegno di socialismo bolivariano (dal nome dell’eroe sudamericano Simon Bolivar, che liberò il continente dall’oppressione spagnola nel XIX secolo) che, al di là delle manovre propagandistiche, non solo non ha portato benefici al popolo, ma lo ha pedissequamente impoverito, pur mascherando l’accaduto con “regalie” di Stato.

Ecco che, dunque, la figura di Enrique Capriles, un 40enne avvocato da sempre impegnato in un’opposizione strenua alle politiche chaviste, potrebbe mescolare le carte in tavola, facendo leva su quella decresciuta fiducia in Chávez che potrebbe, alle urne fra quattro giorni, trasformarsi in un non-voto nei confronti di Maduro, che pur con l’investitura dell’ormai defunto ex-presidente, non gode certo dello stesso carisma.

È tuttavia, quella venezuelana, una campagna elettorale di lotta interclassista: Maduro, come fu Chávez, viene visto come l’idolo dei poveri, della gente che non ha nulla e cerca il riscatto che la società le deve, mentre Capriles, legale di buona famiglia, sembra il portavoce dei ricchi, di coloro che hanno frenato la crescita del popolo venezuelano per mantenere interessi economici nelle mani di pochi.

Idea questa che si scontra, tuttavia, con i buoni risultati dell’economia dello stato di Miranda, del quale Capriles è stato governatore (si è autosospeso dall’incarico, che ricoprirebbe fino al 2016, per candidarsi alla presidenza della Repubblica), e che cresce a livelli molto avanzati – contando sul secondo Indice di sviluppo umano dopo quello del distretto di Caracas – oltre a offrire un’istruzione avanzata, frutto di un piano di costruzione e ristrutturazione degli edifici scolastici molto vasto.

Al di là delle posizioni dei singoli, ciò che interessa gli analisti di ciascuno schieramento è il comportamento degli elettori rispetto alla campagna elettorale. Maduro, sebbene in pubblico si dica certo della vittoria, ha mosso i suoi affinché convincano quante più persone possibili ad andare al voto. Sarebbe infatti un errore colossale se, credendo di avere le chiavi della Casona in mano, molti dei suoi sostenitori non votassero, contribuendo così al successo di un Capriles che, per contro, può contare su una percentuale minima di voti del 40-45% (come da risultati del voto del 2012), e che sicuramente subirà un aumento domenica.

Una proiezione chiara e definitiva del risultato di queste elezioni è impossibile, ma un dato certo è che tutto si gioca intorno al “prescelto”, Nicolas Maduro, che ha la possibilità concreta di portare avanti il lascito di Chávez. Che vinca o che perda, affidando la nazione nelle mani di Capriles, sarà soltanto merito (o colpa) sua.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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