Venezia 68, possibile successo italiano? Difficile

 

Mario Martone, fra i giurati di quest'anno

Le chiacchiere inerenti la giuria del Festival di Venezia si concentrano storicamente su due soli aspetti, uno più superficiale dell’altro: prestigio dei prescelti e presenza di esponenti italiani. Il primo punto fa capo alle sterili statistiche sul glamour della Mostra, unico argomento affrontabile dai troppi non in grado di comprendere senso e missione di un festival cinematografico, ma purtroppo abilitati a scriverne per professione. La seconda conduce alla nicchia di polemici che sostiene una presunta discriminazione ai danni dei film italiani in concorso e rivendica l’obbligo di premiarle a prescindere, sulla base di chissà quali fantomatici parametri nazionalisti. Tragicomico eppure vero.

Fossero battibecchi da bar potremmo quasi riderci sopra, invece la situazione è seria: le lamentele rischiavano addirittura di concretizzarsi minacciosamente proprio nell’edizione 2011, con l’impegno dell’ex Ministro della Cultura di intromettersi nella scelta della giuria per favorire le premiazioni di film nostrani (dichiarazioni testuali). Fortuna e giustizia vollero che l’individuo in questione venne poi rimosso in tempo, ma il diverbio “premi agli italiani” permane tutt’ora ed è riproposto ogni anno con toni lamentosi da buona parte della stampa nazionale, prima e dopo la manifestazione.

Ci si dimentica spesso e volentieri che Marco Müller, da quanto è a capo del festival lagunare, ha dato notevole risalto al nostro cinema. Grandi quantità di film in concorso (ben quattro in ognuna delle ultime edizioni), premi per Olmi, Bertolucci, Sandrelli e Bellocchio (a settembre gli verrà consegnato il Leone alla carriera), numerosissime retrospettive e omaggi a vecchi registi italiani, d’autore e di genere, senza dimenticare le giurie sempre costellate da rappresentanti del Belpaese. In sostanza: la presenza di artisti connazionali al Lido è stata sempre massiccia, tanto sul red carpet quanto dietro le quinte.

 

Sofia Coppola, contestata vincitrice della scorsa edizione

Dunque com’è che nelle recenti edizioni il Leone d’Oro è stato sempre stato conquistato da opere estere? La domanda non ha di per sé motivo di esser posta, dato che i premi non vanno assegnati per provenienza geografica. La risposta è difatti quasi imbarazzante, data la sua ovvietà: i film italiani non meritavano allori. Ma il campanilismo che guida i media proibisce di ammettere ad alta voce simili verità.

Parentesi: sugli effettivi meriti dei vincitori – dall’Ang Lee di Lussuria alla Sofia Coppola di Somewhere - ci sarebbe ancora da discutere, così come per qualunque manifestazione a premi di qualunque paese al mondo; ma ciò non rappresenta una scusante per i nostri colori. Al Festival di Venezia, fra i possibili meritevoli di vittoria degli ultimi anni, gli italiani non trovano posto. Amen.

A giorni verrà presentato il programma dell’edizione numero 68. In giuria siederanno due compatrioti, Mario Martone e Alba Rohrwacher; professionisti seri che non esiteranno di certo a premiare film e artisti meritevoli a prescindere dalla loro nazionalità. Comunque vada, l’ultima Mostra capeggiata dal signor Müller sarà innanzitutto un’altra festa per appassionati, immune alle critiche di routine e principale vetrina cinematografica della stagione che verrà. Ancora poche ore e l’ufficialità dei titoli scelti consentirà di fare il punto sulla situazione.

(Foto: rbcasting.com / tuttogratis.it / prontohotel.it)

Mathias Falcone

 

 

 

 

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