Vasco Rossi e i giornalisti precari: “Non pagati, scrivono quello che vogliono”

Vasco Rossi (ciakmovie.com)

Da qualche giorno Vasco Rossi ha ripreso a sfornare “clippini” a pieno regime. Ottenendo, come sempre, reazioni contrastanti da fan e detrattori. Ultime delle quali quelle suscitate dal video in cui riprende il suo arrivo a Villalba, la clinica privata bolognese in cui il Blasco è ancora in cura dal batterio che lo ha messo ko la scorsa estate, clippino nel quale scherzava con leggerezza sul fatto che andasse a togliersi «un tumore alla settimana».

Di un paio di giorni fa, invece, è stata la sorprendentemente superficiale dichiarazione scappata in un altro video condiviso su Facebook e Youtube, riguardo ai giornalisti web. Durante un’improvvisata rassegna stampa con la responsabile della comunicazione Tania Sachs ed altri membri dello staff, Vasco si sofferma sui giudizi poco lusinghieri di un giornalista in merito al balletto L’altra metà del cielo (rappresentato al Teatro della Scala su musiche del Blasco).

È l’occasione per ammonire scherzosamente in webcam i giornalisti della carta stampata di essere stati troppo cattivi con lui, salvo venire prontamente corretto dalla sua addetta stampa in quanto l’articolo di cui si sta dibattendo non è della carta stampata, ma «dei precari di internet». La notizia suscita la reazione quasi sollevata di Vasco che osserva: «Ah, sono i “famosi” precari! I precari di internet, quelli che possono scrivere quello che vogliono tanto non sono pagati».

La sagra della superficialità viene chiusa da Tania Sachs (che – giova ricordare – per Vasco cura i rapporti con la stampa e sul web secondo la logica democraticamente discutibile del “se non la pensi come noi sei contro di noi“, manifestata più volte sulla propria pagina Facebook dal rocker di Zocca) che chiosa dondolando la testa: «Vengono pagati poco, si informano così colà, ecco…»

La spericolata coppia Rossi-Sachs ha ragione: i giornalisti precari esistono, ma purtroppo per loro non solo sul web. Quel web che, gioverebbe però sapere, è il presente ed il futuro dell’informazione, nonostante abbia il difetto di non lasciare una copia cartacea in giro per casa da utilizzare qualche giorno dopo per la lettiera del gatto. Ma è probabilmente proprio grazie a questo esercito di precari tastiera alla mano che alcune notizie possono arrivare a tutti. Non è certo la scarsa o nulla considerazione economica a muoverli, o l’ipotetica indipendenza di cui godono. È l’esatto contrario: è l’entusiasmo per la professione che li spinge, unito alla rabbia di chi è costretto talvolta a vedere frotte di incapaci occupare posizioni di prestigio, svolgere un lavoro qualitativamente esecrabile e rimanere lì, intangibili.

Non è detto che tutti i giornalisti o aspiranti tali siano in grado di fare quel mestiere, non è detto che tutti ci riescano. Ma la superficialità con cui Vasco affronta un argomento di scottante attualità è, ancora una volta, sconcertante. Perché la prigione dorata del Blasco, costretto dai problemi di salute a restare lontano dal palco, è di sicuro una prigione per un rocker di razza come lui, ma è pur sempre dorata. Ed è, per sua esplicita scelta, mediaticamente sovraesposta. Tra polemiche, dichiarazioni roboanti ed altre autobiografie che, non si dimentichi, Vasco ha fatto giungere a tutti proprio attraverso quello strumento precario che è il web.

È stato quindi lo stesso cantautore a disegnare i propri contorni sulle colonne reali o virtuali dei giornali. E l’impressione è che, a volte, un filtro adeguato gli sarebbe stato più che necessario. Non certo come forma di censura, ma come giusto incanalamento del rispetto che un personaggio pubblico (pardon, un mito ed un punto di riferimento per diverse generazioni) dovrebbe a tutti coloro che del Blasco almeno una volta hanno comprato un disco o scritto un articolo, contribuendone in misura diversa alla fama e al successo. Anche se le loro opinioni – eresia! – dovessero qualche volta dissentire da quelle di Vasco e de “I soliti”.

Francesco Guarino

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