Vanessa Marzullo vuole tornare in Siria: è morto il buonsenso (e il giornalismo)

In un'intervista a Repubblica, Vanessa Marzullo dichiara di voler tornare in Siria. Tra smentite e insulti alla stampa, la verità sta nel mezzo

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Vanessa Marzullo (tg24.sky.it)

Comunque vada, avrà perso qualcuno. E quel qualcuno sarà, indifferentemente, colui che siede davanti allo schermo a ticchettare sulla tastiera, oppure colui che legge dall’altra parte del monitor. La notizia del giorno, lo scoop, lo “scandalo” è che Vanessa Marzullo vuole tornare in Siria. Una delle due cooperanti italiane rapite nel luglio scorso – e poi liberate dietro pagamento di un cospicuo riscatto ai terroristi – avrebbe rilasciato un’intervista a la Repubblica in cui avrebbe (il doppio condizionale è d’obbligo) espresso il desiderio di ritornare in Siria, “appena potremo, se ci sarà bisogno e purtroppo è così”. Un’intervista smentita dal padre e dal fratello di Vanessa, rivendicata dal giornalista, infine ammessa dal padre in una dichiarazione al Corriere della Sera. Un boccone succulento lanciato sul tavolo del populismo. Pane per i denti delle bocche fameliche di politici, indignati, insultatori di professione, difensori ad oltranza, reazionari da tastiera.

L’INTERVISTA: “VANESSA MARZULLO VUOLE TORNARE IN SIRIA” - L’intervista esce oggi su Repubblica. Ad un occhio esperto, si capisce come nella chiacchierata con Vanessa Marzullo ci sia ben poco per fare lo scoop fondamentalmente. Inappetenze post traumatiche, stati d’animo, necessità di staccare per farsi scivolare addosso le accuse più o meno false, una ricapitolazione della vicenda in Siria. Nulla che non sia stato già scritto, letto e scannerizzato in lungo ed in largo. Poi una domanda sul tipo di aiuti portati in Siria, e la risposta fin troppo ampia di Vanessa Marzullo, quasi uno slancio spontaneo

Non era il primo viaggio in Siria e non sarà l’ultimo.
Continuiamo a spenderci in questa causa nobile. Appena potremo, non so ancora quando, se ci sarà ancora bisogno, e purtroppo è così, in Siria potremmo anche tornarci

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Greta Ramelli e Vanessa Marzullo

Il resto dell’intervista-non intervista non conta più: Vanessa Marzullo ha detto quello che tutti non volevano sentire. Vuole tornare in Siria, con la sfrontatezza di chi si è votata interamente ad una causa e non vuole fermarsi neanche dopo aver rischiato la vita. Con l’inesperienza giovanile di chi non sa – ma dovrebbe immaginare – cosa una frase del genere infilata nel microfono di un giornalista potrebbe significare. E cioè un titolo a sei colonne nell’edizione odierna del giornale più letto d’Italia: Io e Greta torneremo in Siria.

LE INEVITABILI REAZIONI - La risposta politica e mediatica è persino scontata. Da un lato il trio Salvini – La Russa – Meloni, pasdaran sì, ma del denaro pubblico (10, 15, forse 20 milioni di euro) segretamente speso e mai pubblicamente dichiarato per la liberazione delle due imprudenti cooperanti. Dall’altro gli origami verbali del redivivo Luca Casarini, a difendere la libertà di scelta di fronte “alle guerre, ai bambini che muoiono, alle persone in gravi difficoltà”. Tutto intorno l’automatico ed inevitabile condimento di populismi 2.0 a vario titolo: ironie, insulti, allusioni sessuali.

“GIORNALISTI INFAMI” - A casa Marzullo si alzano le barricate contro la stampa. Il padre ed il fratello di Vanessa si difendono su Facebook (sic!). Il fratello Mario si esibisce in un guizzo da ultras della controinformazione: «Il giornalista è la categoria dei lavoratori più vile e infame che ci sia. Vanessa non ha fatto nessuna intervista, anzi è stata proprio rifiutata a quel giornalista che poi ha pubblicato l’articolo, quindi ciò che è stato scritto/detto non è affatto vero. Smentiamo tutto». La replica dell’autore dell’articolo, Paolo Berizzi, è tutt’altro che conciliante: «Come Vanessa sa bene ho pubblicato quanto lei mi ha detto sabato scorso nel corso dell’intervista avvenuta nella trattoria del padre. Forse per suo padre e suo fratello il problema è l’intervista esclusiva concordata con un’altra testata?».

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Il post su Facebook di Mario, fratello di Vanessa Marzullo (huffingtonpost.it)

LA CONFERMA (TARDIVA) DEL PADRE DI VANESSA E DI RICUCCI - La realtà dei fatti, come sempre, sta nel mezzo. Dopo aver smentito le dichiarazioni accreditate alla figlia, Salvatore Marzullo racconta la sua versione al Corriere della Sera:

Il giornalista è venuto al mio ristorante, Vanessa non voleva nemmeno parlargli, ma io le ho detto: “È una persona che lavora, vieni almeno a salutarlo”. Si sono bevuti un caffè, hanno scambiato qualche parola per cinque minuti, ma certo non c’è stata un’intervista dove ci sono frasi già scritte nei mesi scorsi. E soprattutto Vanessa non ha mai detto di voler tornare in Siria. Al massimo ci andrà in vacanza quando la guerra sarà finita

Alla fine è lo stesso padre a confermare che Vanessa Marzullo ha parlato con il giornalista di Repubblica Paolo Berizzi. E chiacchierare con un giornalista a caccia di notizie da una ragazza liberata da un sequestro grazie ad un intervento economico dello Stato, è improbabile porti solo ad un “grazie del caffè”. A meno che non si faccia una dissertazione sulle tende del locale. La conferma ulteriore arriva dal giornalista Rai Amedeo Ricucci, profondo conoscitore della Siria ed anch’egli vittima di un breve rapimento. «Vanessa ha ammesso di aver parlato con il giornalista di Repubblica in un colloquio del tutto informale e ha però aggiunto di non aver autorizzato la pubblicazione di una sola riga al riguardo».

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Il post su Facebook del giornalista Rai Amedeo Ricucci

NERVO E NERVI SCOPERTI - Il riscatto pagato dallo Stato italiano per la liberazione di Greta e Vanessa è un nervo scoperto dell’opinione pubblica. Un’opinione pubblica quanto mai confusa, approssimativa, populista. Ma non si possono forse utilizzare gli stessi aggettivi per la “missione di assistenza sanitaria” in Siria delle due cooperanti italiane? Greta e Vanessa hanno provato sulla propria pelle l’orrore della guerra, dell’inganno e del tradimento di coloro che si sono spacciati per amici o bisognosi. Salvo lasciarle finire nelle mani di chi ben sapeva che due ragazze giovani e sprovvedute in Siria altro non sono che una montagna di soldi che cammina. Hanno ben deciso di defilarsi dalle telecamere per un po’, per riassorbire il colpo e meditare. Ma dovevano sapere che alle prime uscite sarebbero finite sotto un nuovo fuoco incrociato che può far male quasi quanto quello della Siria.

SCOOP O INGANNO? IL GIORNALISMO DENIGRATIVO - Quello di Paolo Berizzi, di fatto, è uno scoop ed allo stesso tempo un inganno. Si siede al tavolo con Vanessa, la fa parlare di poco o nulla, le riesce a mettere in bocca la frase ad effetto per il titolo. Un’intervista – che intervista non è – contenutisticamente inutile, è diventata l’argomento del giorno. Le smentite della famiglia Marzullo non fanno altro che il gioco del giornalista, che per tirare acqua al proprio mulino utilizza il peggiore metodo possibile: la denigrazione. Berizzi parla di “intervista esclusiva concordata con un’altra testata”, facendo aleggiare il dubbio che per Greta e Vanessa sia arrivato il momento dei primi processi di monetizzazione post-trauma. Ma come, non solo sono state liberate con i nostri soldi e adesso ci lucrano anche? Nel momento in cui nella testa del lettore medio si fa largo la domanda, il contenuto o le modalità dell’intervista passano in secondo piano.

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Paolo Berizzi, il giornalista autore dell’intervista (video.repubblica.it)

GIORNALISMO E BUONSENSO, DOPPIA SCONFITTA - Tempi duri per l’Italia da scrivere e da leggere. Tempi duri per chi è chiamato a guadagnarsi l’attenzione dei lettori con titoli roboanti e contenuti discutibili, nel nome del dio SEO e del contatore delle condivisioni su Facebook. Ma tempi duri anche per chi ha dato motivo di leggere delle proprie sciagurate imprese, palesando un disorganizzato bisogno di tendere la mano agli altri, senza essere in grado però prima di badare alla propria vita. Comunque vada, dicevamo, ha perso qualcuno. Ha perso il giornalismo, se Repubblica ha bisogno di ricorrere al metodo del sospetto per avvalorare un non-intervista rubacchiata in un ristorante, senza apparente autorizzazione della controparte. E ha perso di sicuro il buonsenso: se una persona ha un’idea nella testa, non la cambia a seconda di chi gli si siede di fronte. Se Vanessa Marzullo vuole davvero tornare in Siria a dare una mano, deve avere il coraggio di dirlo sia all’orecchio di un amico che al microfono di un giornalista.

Francesco Guarino
@fraguarino

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Una risposta a Vanessa Marzullo vuole tornare in Siria: è morto il buonsenso (e il giornalismo)

  1. avatar
    Simona 23/03/2015 a 22:28

    E quindi a che scopo parlare con un giornalista se poi non si vuole autorizzarlo a pubblicare? E se si è inventato l’intervista, cosa poco credibile, perchè non querelarlo subito invece di vomitare insulti a tutta la categoria su facebook? Berizzi sarà stato anche scorretto ma gli altri protagonisti non brillano per genialità

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