Van Gogh al Vittoriano: tra genialità, follia e raffinatezza

Dopo 22 anni torna nella capitale la mostra che promette di battere Caravaggio: “Vincent Van Gogh: Campagna senza tempo e città moderna”

di Chiara Campanella

Vincent van Gogh Autoritratto 1887 Olio su cartone, 42 x 34 cm Amsterdam, Rijksmuseum

ROMA – Il genio e la follia, creatività e malattia mentale insieme. È convinzione comune che gli artisti talentuosi debbano essere necessariamente personaggi un po’ strani, quasi come se un pizzico di follia fosse condizione necessaria all’esistenza del genio. Uno di questi è sicuramente Van Gogh, (pittore impressionista olandese 1853- 1890), che, dopo 22 anni, torna in mostra al Vittoriano di Roma dall’8 ottobre al 6 febbraio 2011, con titolo “Vincent Van Gogh: Campagna senza tempo e città moderna”.

Sono esposti oltre settanta capolavori tra dipinti, acquarelli e opere su carta del maestro olandese e circa quaranta opere dei grandi artisti che gli furono di ispirazione – tra i quali Millet, Pissarro, Cézanne, Gauguin e Seurat. L’esposizione vanta la collaborazione ed il supporto delle più grandi istituzioni museali del mondo, insieme ad importantissime collezioni private. Tra esse spiccano: Van Gogh Museum, Kröller-Müller Museum, Rijksmuseum, The Art Institute of Chicago, The Solomon R. Guggenheim Museum, The Museum of Modern Art, Hammer Museum, The Detroit Institute of Arts, National Gallery of Canada, Tate, Musée du Louvre. La mostra è curata da Cornelia Homburg, una delle maggiori esperte del pittore olandese, e supportata da un Comitato Scientifico internazionale di grande prestigio.

Vincent van Gogh Giardino pubblico con prato appena falciato e salice piangente 1888 Olio su tela, 60,5 x 73,5 cm Merzbacher Kunststiftung

Due, come suggerisce il titolo, i temi dell’esposizione: la città, dipinta spesso da Van Gogh di notte tra caffè all’aperto e cieli stellati, e la campagna spesso immortalata tra campi di grano e nuvole rapide. Il pittore, infatti, seguendo un percorso scientifico innovativo e affascinante, analizza per la prima volta le due inclinazioni contraddittorie, che spesso lo guidarono nella scelta dei soggetti dei suoi dipinti: il suo amore per la campagna, come ambiente fisso e immutabile, e il suo legame con la città, centro della vita moderna e del suo rapido movimento. Molti considerano Van Gogh come un artista maledetto e guardano alle sue opere come al prodotto stupendo della sua follia. Invece, egli era, un uomo di grande cultura, un pensatore raffinato che parlava perfettamente varie lingue, come il francese e l’inglese e che aveva studiato per diventare mercante d’arte. La sua sorprendente memoria visiva gli permetteva di ricordare fin nei minimi dettagli dipinti o stampe già visti e, dalle sue lettere, apprendiamo quanto importante sia stata questa conoscenza storico artistica per lo sviluppo del suo personale stile.

Van Gogh scelse uno specifico repertorio di temi e immagini con l’intento di presentare al

Vincent Van Gogh da Honoré Daumier I bevitori o Le quattro età dell'uomo 1890 Olio su tela, 59,4 x 73,4 cm The Art Institute of Chicago

tempo stesso valori eterni e situazioni contemporanee. Il suo ritratto della campagna come luogo immutabile non si basava sulla semplice osservazione e sul resoconto di quanto aveva visto, era piuttosto il risultato della sua vasta cultura artistica e delle precise idee che intendeva trasmettere. Per celebrare l’intima felicità della vita rurale, ad esempio, egli dipinse casette col tetto di paglia, ignorando consapevolmente che quelle dimore erano in realtà baracche miserabili, cadute in disuso già ai suoi tempi. L’artista non era interessato tanto a ritrarre la verità oggettiva, quanto, piuttosto, a divulgare quelli che, a suo parere, erano i valori della vera vita di campagna. Anche la città moderna fu descritta da un punto di vista ben specifico. Van Gogh si dedicò di rado alla rappresentazione delle vie affollate o delle pittoresche piazze di Parigi; preferiva ritrarre le stradine dei sobborghi, all’epoca in rapido sviluppo, come negli Orti a Montmartre dal Van Gogh Museum e dallo Stedelijk Museum di Amsterdam, inondati di luce purissima, o la gente a passeggio nei parchi pubblici, raffigurata, ad esempio, nella tela dalla Collection Noro Foundation.

Artista incompreso, Van Gogh decide di farla finita con la vita proprio nel tanto amato campo di girasoli, spesso presente nelle sue opere, sparandosi un colpo di rivoltella. Ferito, tornò in paese, chiudendosi in camera sua; presto fu raggiunto da Gachet e dal fratello Theo, ma il pittore aveva ormai perso ogni volontà di vivere e morì due giorni dopo, conversando con il fratello, la notte del 29 luglio 1890.

Vincent van Gogh Orti a Montmartre 1887 Olio su tela, 97,5 x 129,5 cm Amsterdam, Stedelijk Museum

“Voglio che tu capisca bene la mia concezione dell’arte. Bisogna lavorare a lungo e duramente per afferrarne l’essenza. Quello a cui miro è maledettamente difficile, eppure non penso di mirare troppo in alto. Voglio fare dei disegni che vadano al cuore della gente”, scriveva il pittore al fratello Theo. Il sogno di Vincent, infatti, è proprio questo: esprimere, attraverso il linguaggio universale dell’arte, la propria anima e arrivare così al cuore di tutti, poveri e ricchi, colti e ignoranti. Sia che esplorasse le periferie di Parigi, meta dei cittadini in cerca di quiete e divertimenti nel fine settimana, sia che dipingesse moderne strutture industriali, Van Gogh interpretava i propri soggetti alla luce di considerazioni politico-sociali, all’epoca ritenute decisamente moderne, e vi aggiungeva la propria personale interpretazione.

Grandi dunque le aspettative per questa manifestazione. L’evento si prefigura come l’appuntamento culturale nostrano più importante della prossima stagione e come degno successore dell’acclamata mostra su Caravaggio che ha contato 600mila visitatori paganti. La mostra, infatti, offre al visitatore la possibilità di conoscere a fondo il pittore olandese; non si sofferma solo sulle opere dell’ultimo periodo, quelle più universalmente note, ma ben ricostruisce il suo intero percorso di uomo ed artista, dagli anni bui dei dipinti olandesi, all’impatto con la modernità dirompente delle opere impressioniste e neo-impressioniste a Parigi, all’incontro con la luce assoluta del Midi francese.

L‘esposizione è stata concepita sotto la supervisione dell’Alto Patronato del presidente della Repubblica Italiana ed è stata promossa e sostenuta dal ministero per i Beni e le Attività Culturali e dall’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi della città di Roma, con la partecipazione inoltre del Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, della Regione Lazio, Assessorato alla Cultura,Arte e Sport, della Provincia di Roma, Presidenza e assessorato alle Politiche Culturali ed inoltre grazie anche al patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati e del ministero degli Affari Esteri.

Ad organizzare e portare avanti l’importante rassegna è stato “Comunicare Organizzando” di Alessandro Nicosia; il prezzo del biglietto sarà di 10 euro per quelli interi e di 7.50 euro per quelli ridotti mentre la mostra sarà aperta dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 19.30 mentre il venerdì ed il sabato dalle 9.30 alle 23.30 e la domenica dalle 9.30 alle 20.30. Per chi ha solo visto le due tele di Van Gogh alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e non è mai stato al Van Gogh Museum di Amsterdam questa mostra sarà imperdibile…Buon divertimento!

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

5 Risponde a Van Gogh al Vittoriano: tra genialità, follia e raffinatezza

  1. avatar
    Antonio De Robertis 09/10/2010 a 07:53

    DUE ALTRI QUADRI DUBBI IN MOSTRA
    di Antonio De Robertis

    Purtroppo come avevo previsto,oltre a quello raffigurante Augustine Roulin e la figlia Marcelle del museo di Filadelfia ci sono due altri quadri dubbi esposti in questa mostra.Si tratta di un autoritratto del 1885/1886 proveniente dal Geemente Museum dell’Aja e di una vista di casolari ad Auvers sur Oise,già della collezione Readers Digest,poi venduta a privati nel novembre del 1998,che ho intravisto ieri nel servizio andato in onda sul TG1 delle 20.Il primo quadro è da anni indicato come un falso o una possibile errata attribuzione(un omaggio a Vincent di un amico pittore,forse un suo allievo olandese) dagli studiosi Roland Dorn e Walter Feilchenfeldt,che lo hanno segnalato anche a Martin Bailey per il Giornale dell’Arte del giugno 1997 e alla giornalista inglese Geraldine Norman per il documentario su Channel 4,andato in onda il 26 ottobre del 1997.Il secondo è stato contestato da Benoit Landais e dal sottoscritto,con un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 16 novembre 1998 e con un saggio sulla rivista Quadri&Sculture n.34 del febbraio1999.
    Non ho ancora preso visione del catalogo Skira sulla mostra,per cui non posso per ora garantire la non presenza di altre sorprese.

    Rispondi
  2. avatar
    Antonio De Robertis 11/10/2010 a 14:33

    Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervista.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.

    Rispondi
  3. avatar
    Antonio De Robertis 14/10/2010 a 16:20

    Salgono a 5 le opere dubbie di Van Gogh al Vittoriano
    Nelle scorse settimane ho segnalato 3 opere dubbie di Van Gogh in mostra a Roma:
    Ritratto di Madame Roulin con la figlioletta (1888)Olio su tela, 92,4 x 73,5 cm,Philadelphia Museum of Art – Lascito di Lisa Norris Elkins,1950,Autoritratto (1886)Olio su tela, 38,8 x 30,3 cm,del Geemente museum dell’Aja,La casa di Jorgus (1890)Olio su tela, 33 x 40,5 cm,già proprietà Readers Digest.Ora che finalmente ho potuto visionare il catalogo Skira mi sono accorto che altre due vanno aggiunte alla serie:Contadino che fabbrica un cesto (1885)Olio su tela, 41 x 33 cm,collezione privata,Dr. Gachet (1890),Incisione su carta, 18 x 15 cm.
    Cinque quadri falsi su più o meno 25 esposti fanno il 20%,media altissima se consideriamo che dei circa 900 Van Gogh catalogati,90(solo il 10%) sono stati ritenuti dubbi dai 13 massimi studiosi mondiali.La mostra si sta rivelando un successo di pubblico e ne sono contento,ma come studioso non posso tacere che dal punto di vista filologico si sono trascurate le risultanze di anni di studi scrupolosi sui falsi,condotti da me e da altri ben più eminenti ricercatori,che avrebbero invitato alla prudenza,quindi sarebbe stato meglio evitare di esporli.Per il commento ai primi tre rimando in particolare ai blogs Geometrie fluide e alle interviste che ho rilasciato recentemente a New Notizie e Gossip Italiano.Il quarto è un falso Schuffenecker,già da me contestato alla mostra di Treviso del 2002.Il quinto è contestato da anni da Benoit Landais,studioso francese,trapiantato ad Amsterdam.Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervista.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.

    Rispondi
  4. avatar
    Antonio De Robertis 16/10/2010 a 23:20

    PERCHE’ QUESTO QUADRO E’ IN MOSTRA AL VITTORIANO?
    Del comitato scientifico che ha organizzato la mostra di Van Gogh al Vittoriano di Roma fa parte anche lo staff del museo Van Gogh,che ha pure prestato alcuni quadri.Nel numero di gennaio 2005 della prestigiosa rivista d’arte inglese Apollo Martin Bailey,giornalista di spicco e critico d’arte specialista di Van Gogh presenta un articolo dal titolo Van Gogh the fakes debate.(Vincent van Goghs paintings),in cui elenca 38 dipinti per i quali è aperto un dibattito tra i maggiori studiosi al mondo circa la loro autenticità,fortemente messa in discussione.Uno di questi è proprio CONTADINO CHE FABBRICA UN CESTO,che viene così indicato:
    Peasant making a basket.(Nuenen Period) Jan 01, 2005 … 2. Peasant making a basket, 1885, private collection, JH657/F171a. Oil on panel, unsigned, 41 x 33 cm. Van Gogh Museum specialists have questioned certain ‘repetitions’ of authentic paintings. In this context Louis van Tilborgh and Ella Hendriks point out that this work is a …
    In sostanza ci avverte che i due funzionari del museo Van Gogh Louis van Tilborgh and Ella Hendriks contestano alcune opere che sono ripetizioni di quadri originali e nella fattispecie proprio questo.Ma io ne avevo già contestato l’autografia in tempi non sospetti nel 1994,stilando un elenco di 30 opere dubitabili in catalogo,tutte provenienti dalla collezione dei fratelli falsari Claude-Emile e Amedée Schuffenecker,poi riportate da Martin Bailey in un articolo per il Giornale dell’Arte del giugno 1997 e dalla giornalista inglese Geraldine Norman per il documentario su Channel 4,andato in onda il 26 ottobre del 1997.Lo avevo di nuovo contestato nel 2002 quando l’originale era esposto a Treviso e le mie motivazioni erano chiare:
    Il quadro sospetto è uno dei soli 3 dei 229 del periodo olandese(gli altri sono: CONTADINA DAVANTI AL FUOCO F176JH799, e MULINO AD ACQUA A GENNEP F47JH526,entrambi non in mostra a Treviso) che sono una copia quasi identica degli omologhi F171aJH657 ,F158JH946 ,F125JH525, quest’ultimo in mostra a Treviso), e la coincidenza che entrambe le versioni dei primi due siano appartenute sia a Schuffenecker che anche ad Eugene Blot,mercante parigino amico dei fratelli falsari non lascia certo tranquilli.

    Ora mi chiedo: PERCHE’ QUESTO QUADRO E’ IN MOSTRA AL VITTORIANO nonostante sia giudicato dubitabile proprio dal museo Van Gogh? Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervista.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.

    Rispondi
  5. Pingback: Piccole cronache romane « il blog di Gabriella Rossitto

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews