Vajont, 9 ottobre 1963. Per non dimenticare

ROMA – Niente celebrazioni, niente parate, niente riti di commemorazione funebre nazionale, nessuno che ne parla a gran voce. Resta solo la memoria, per chi c’era ed è sopravvissuto, per chi c’era e non ha dimenticato, per chi non c’era ma ha appreso da libri, giornali e spettacoli teatrali.

Longarone, Casso ed Erto. Tre paesi veneti che il 9 ottobre di 48 anni fa furono letteralmente cancellati dalla faccia della Terra da una mostruosa ondata di fango e detriti fuoriuscita con forza irreparabilmente mastodontica, pari quasi all’impatto di esplosioni atomiche, dal bacino idroelettrico del Vajont in seguito ad una frana (largamente prevista ma mai annunciata) di buona parte del monte Toc.

Il numero delle vittime accertate fu pari a 1910. Una tragedia immane, «la più grande dopo Caporetto», sostiene Marco Paolini, autore di un importantissimo spettacolo teatrale (Vajont, un’orazione civile) nel 1997, in piena linea con la sua fondamentale idea di “teatro civile”, ritrasmesso ieri sera in seconda serata da Rai 5 (la diretta originale spettò, all’epoca, a Rai2).

Dunque oggi, quarantottesimo anniversario della tragedia, si ricordano le vittime e le circostanze assurde per le quali quasi duemila vite innocenti («l’Italia contadina che non serviva più a nessuno») hanno perso il respiro. Conferita anche la cittadinanza onoraria alle truppe della Setaf Army che, in quella particolare occasione, si resero indispensabili in quanto furono i primissimi soccorritori a giungere nella zona devastata.

(Foto: bottaonline.net / ilcannochiale.it)

Redazione

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