USA, la Corte Suprema apre ufficialmente alle nozze gay

La Corte Suprema abolisce la legge emanata nel 1996 sulla "Difesa del matrimonio"

Washington D.C. – Con un voto che passerà alla storia, la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha appena dichiarato l‘incostituzionalità del Doma, il Defense of Marriage Act approvato sotto l’amministrazione di Bill Clinton, e che impediva la ratifica di una legge a livello federale per la concessione del diritto di nozze alle coppie omosessuali.

La sentenza, un documento di oltre 70 pagine pubblicato sul sito internet del New York Times al termine di un iter procedurale durato diversi mesi, apre così alla possibilità per le persone gay di ottenere il riconoscimento delle nozze (previste già in 11 stati su 50) in tutti gli stati federati.

Si tratta di una decisione presa con una stretta maggioranza, 5 a 4, e resa possibile dallo spostamento ideologico del giudice Anthony Kennedy che ha votato con i quattro colleghi di ispirazione democratica. Nei fatti, il Doma viola il Quinto emendamento della Costituzione sulle libertà individuali, e contribuisce alla «deprivazione di libertà eque», così come si legge nel lungo dispositivo della sentenza del tribunale supremo statunitense.

La Corte Suprema ha anche abolito la California Proposition 8, un referendum tenutosi nello stato affacciato sul Pacifico il 4 novembre 2008 – in concomitanza con le elezioni presidenziali – che aveva portato all’abolizione delle nozze gay. Anche in questo caso, dopo il rinvio effettuato dal Tribunale statale, è stato riconosciuto il carattere lesivo dei diritti della Proposition, e pertanto potranno tornarsi a celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Il tutto è nato dalla causa intentata contro il Governo degli Stati Uniti, presentato da una donna, Edith Windsor, contro la decisione dell’Internal Revenue Service (l’Agenzia delle Entrate USA) di non riconoscere il lascito ereditario fatto a questa dalla coniuge, morta nel 2007, a seguito delle nozze avvenute in Canada.

I numerosi sostenitori delle nozze gay assiepati vicino l’edificio della Corte, nel ricevere la notizia, hanno celebrato con cori e canti, quando nella Capitale erano da poco passate 10 del mattino.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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