Usa. Fiscal Cliff ancora in stallo: Obama e Congresso senza accordo

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Fiscal Cliff e scenario alternativo

Washington - A meno di un mese dal possibile concretizzarsi del famigerato fiscal cliff, le teorie su quello che potrebbe succedere negli Stati Uniti si susseguono senza interruzione. Il Congresso è ancora in piena discussione con il presidente Obama per minimizzare il rischio che i 600 miliardi di dollari di possibile aumento delle tasse e tagli alla spesa, possano diventare realtà entro il 31 dicembre 2012.

Il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke è stato indicato come il primo ad utilizzare il termine fiscal cliff che in poco tempo è diventata la parola più citata dalla stampa internazionale negli ultimi mesi. Bernanke ipotizza una caduta senza mezzi termini e non graduale, come molti pensano invece che accadrà, se il Congresso e il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, non trovano una soluzione entro la fine dell’anno. Chad Stone, presidente del Centro per il Budget e Priorità Politiche a Washington, non è d’accordo con Bernanke per quanto concordi con il fatto che un mancato accordo sulle decisioni da prendere sul fiscal cliff può solo portare danni considerevoli all’economia statunitense, ancora debole. Chad Stone preferisce parlare di fiscal slope, termine per descrivere come gli eventi negativi generati da una mancata soluzione entro fine anno si possano susseguire e accumulare durante tutto il 2013.

Il Congresso nel frattempo ha fissato una data comune di scadenza per risolvere la situazione concernente sia  l’aumento delle tasse sia il taglio della spesa pubblica, e dare così un incentivo alla risoluzione concreta dei problemi. Le metafore su fiscal cliff abbondano ma hanno anche il ruolo di spingere a cercare un rimedio in tempi brevi, soprattutto considerando il fatto che sono più di 9 mesi che il congresso ne discute senza arrivare ad alcuna decisione. La questione è in stallo e in molti avvertono che i tempi stringono. Mentre Obama cerca di ottenere dal Congresso il via libera per aumentare le tasse per i cittadini più ricchi, il partito repubblicano cerca invece di evitare un aumento delle tasse troppo sproporzionato verso i cittadini più abbienti e spinge per ottenere maggiori tagli alla spesa pubblica. L’Ufficio Budget del Congresso, infatti, ha stimato che un aumento delle tasse e tagli per 600 miliardi di dollari avrebbe l’effetto di far entrare

fiscal-cliffl’economica americana già nella prima metà del 2013 in recessione e provocherebbe un aumento della disoccupazione verso la fine del nuovo anno, proiettando l’attuale tasso del 7,7% ad un più drastico 9,1%.

Un altro risvolto che non viene tenuto molto in considerazione è il potenziale effetto psicologico che un aumento delle tasse di grandi proporzioni possa avere sui mercati e sui consumi. Attualmente i mercati finanziari elaborano le loro stime sull’assunto secondo il quale il Congresso e il presidente troveranno una soluzione entro la fine dell’anno. Ma se questo non succederà i contraccolpi potrebbero avere ripercussioni molto pesanti. Nei mesi passati, da quando è in discussione il fiscal cliff, i mercati hanno sempre risposto in maniera prettamente positiva ad ogni accenno di trovato accordo tra le parti. La risposta è stata invece prettamente di segno negativo alla notizia di stallo delle trattative.

Al momento i consumi non sembrano aver risentito del pericolo di un aumento generalizzato delle tasse, anzi negli ultimi mesi i consumi americani – che costituiscono ben il 70% del prodotto interno lordo del paese – hanno fatto registrare livelli più alti del 2012. Il punto è che se le tasse aumentassero non avrebbero un immediato effetto sulla vita della gente se non a distanza di mesi. I primi veri effetti si verificherebbero soltanto durante l’arco del 2013, accumulandosi e manifestando tutto il loro peso durante la fine dell’anno fiscale.

Antonio Tiritiello


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Foto || befan.it

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