E gli Stati Uniti evitarono il default. Per il momento

I senatori democratici, Harry Reid e Charles Schumer, in conferenza stampa

Fantasma default. Appena ventiquattr’ore prima del rischio dell’insolvenza nell’amministrazione statunitense, Democratici e Repubblicani arrivano a un accordo che ritengono”‘storico”.

La nuova situazione riaprirebbe lo shutdown dei servizi pubblici che ha coinvolto il Paese dallo scorso 1 ottobre. Ciò nonostante questa è una soluzione temporanea, in quanto solo aumenterebbe il tetto di deficit fino al prossimo 7 febbraio 2014 e si sbloccherebbe il bilancio federale solo fino al 15 gennaio 2014. Il consenso arriva di corsa, in ritardo e impreciso.

Il leader dei Democratici, in maggioranza nel Senato, Harry Reid, insieme al rappresentante repubblicano, Mitch McConnell, sono stati i designati ad annunciare questo patto, risultato di complicate trattative tra le due forze politiche.

Una volta ratificato dal Senato con ottantuno voti a favore e diciotto contro, la Camera dei Rappresentanti non ha arrestato il corso della legge e i Repubblicani hanno ceduto il voto per portarla avanti. Proprio il presidente del Congresso, il conservatore John Boehner, ha affermato che non aveva nessun motivo per votare “no” dopo che si era arrivati a una intesa fra entrambi gruppi. Ha semplicemente dichiarato che il suo gruppo non aveva vinto.

Di questa forma, la Camera Alta darà tempo al Congresso per iniziare un dibattito sulle spese pubbliche e sulla riduzione del deficit. In più, una commissione bicamerale avrebbe il compito di negoziare un bilancio a lungo termine che dovrebbe essere presentato nel mese di dicembre, quindi i patteggiamenti ancora devono essere ripresi e continuati.

Intanto i Repubblicani avvertono che l’accordo include tagli ai budget federali come strumento per controllare la stabilità fiscale. Si prevede anche di rivedere la riforma sanitaria approvata da Obama – l’ Affordable Care Act – nel senso di verificare il livello di reddito per le persone richiedenti di sovvenzioni per la loro assicurazione sanitaria, legislazione che i conservatori tuttora tentano di interrompere. Non facendo alcuna menzione, né alle spese militari né alla politica estera e interna, che comportano un grande sborso di denaro pubblico per sostenere gli interessi strategici degli Stati Uniti.

Un cittadino protesta alle porte del Campidoglio

Il gigante economico, con i suoi titoli di stato che, sebbene poco remunerativi, sono considerati l’investimento più sicuro al mondo, ha cominciato a scuotere il sistema finanziario con la sola possibilità di cadere in un default di debito come conseguenza di alcuni forti contrasti all’interno del governo.

Allora perché il resto del mondo spende le proprie risorse finanziarie per investire nell’attività d’origine statunitense? È incredibile la fiducia nella sicurezza di un Paese che spende più di quanto raccoglie, che compra più di quanto vende, che è in bancarotta e che fa fatica a sostenere il dollaro come valuta mondiale.

Alla fine, il deficit degli Stati Uniti è sovvenzionato dal mondo. Così come il mondo è complice del rinforzo delle armi e della militarizzazione, perché tutti gli investitori capitalisti sono desiderosi di investire negli Stati Uniti, tra cui diversi Paesi – come la Cina o il Giappone – che riversano le proprie risorse economiche in tali attività.

Che la prima potenza economica trovi dei limiti nei suoi affari può mettere in evidenza una cosa sola: il capitalismo mondiale è in piena crisi d’identità. E questo riguarda anche  tutte le politiche economiche internazionali dei Paesi che sostengono il dollaro, dato che gli Stati Uniti si mantengono grazie alla richiesta mondiale di dollari.

Sandra Alvarez

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