Uribu, il primo social network italiano di denuncia sociale

La civetta simbolo del sito (linkiesta.com)

“Uribu è la nuova piattaforma web di denuncia online. Grazie ad Uribu potrai segnalare soprusi quotidiani e condividerli con tutto il mondo in pochi istanti”: si presenta così, con poche parole bianche su sfondo azzurro, il primo social network italiano dedicato alla segnalazione di disservizi pubblici e privati.

Per il momento, è possibile visualizzare in anteprima la sola homepage ma, a partire dal 10 dicembre, il sito – il cui simbolo sarà una civetta cui lo stesso nome ammicca (hibou è la parola francese che significa “civetta”) – sarà attivo a tutti gli effetti.

Il principio di funzionamento è relativamente semplice, come svela un piccolo schema già on line: qualsiasi utente regolarmente iscritto avrà la possibilità di pubblicare video, foto o qualsiasi altro documento in grado di testimoniare un disservizio o un’ingiustizia. Nella convinzione che la pubblicità negativa sul web conducano l’ente, l’azienda o il semplice privato responsabili a provvedere quanto prima ad una risoluzione, così da salvare la propria reputazione.

Dall’abbandono di animali ad autisti dei mezzi pubblici che non rispettano le fermate, i creatori di Uribu promettono di dare risalto ad ogni genere di contributo, purché credibile. Prima di ottenere l’adeguata risonanza su piattaforme più blasonate e frequentate come Facebook e Twitter, ogni segnalazione sarà infatti sottoposta al giudizio della community. La votazione avverrà attraverso l’attribuzione di un numero variabile, da uno a cinque, di “stelline”.

WikiLeaks (fantascienza.com)

Per quel che riguarda l’utenza, è invece garantita la massima libertà. Potrà unirsi alla comunità chiunque possieda un indirizzo e-mail valido. L’iscrizione, che prevede l’assegnazione di un nickname a tutela della privacy dei potenziali segnalatori, è completamente gratuita. Gli ideatori non nascondono tuttavia la necessità di fondi per mandare avanti il progetto e hanno per questa ragione aperto un conto paypal per incassare eventuali offerte spontanee.

Del resto, si tratta di un team di progettisti giovanissimi. Uribu nasce dall’idea di 4 ragazzi di età compresa tra i 17 e i 23 anni, che, dopo essersi conosciuti proprio grazie ad internet, hanno deciso di trasformare definitivamente in realtà il loro progetto di smascherare i trasgressori di qualsivoglia regola.

Sulla carta, questo nuovo utilizzo del web 2.0 pare davvero interessante, anche se il rischio di strumentalizzazioni, ad esempio a scopo pubblicitario, che possano nuocere alla fama del sito non è da trascurare. In attesa di un riscontro empirico, però, c’è chi parla entusiasticamente di Uribu come dell’erede italiano di Wikileaks. E se lo spirito che anima le due piattaforme è davvero affine, non si può ignorare una sostanziale differenza: Uribu si propone di dare la parola ad un pubblico che sia il più vasto possibile, anche semplici testimoni di ingiustizie sociali. Siamo insomma lontani dalla documentazioni ufficiali e dalle fonti interne che hanno fatto della creatura di Assange un caso internazionale.

A questo punto, dunque, non resta che sospendere il giudizio per qualche giorno, sino al debutto ufficiale del social network. Le premesse, svelate sin dal motto “Denuncia e conquista”, sono ottime.

Mara Guarino 

Foto homepage via: uribu.com

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