Uno psycho killer a Venezia

 

David Byrne

A monopolizzare le discussioni sulla giuria della Mostra del Cinema sono come di consueto gli esponenti “di casa”, quest’anno Mario Martone e Alba Rohrwacher. Ma la curiosità vera e propria è tutta indirizzata ad un altro nome, l’unico apparentemente fuori luogo tra i magnifici sette prescelti per assegnare il Leone d’oro: David Byrne.

L’ex frontman dei Talking Heads, geniaccio dell’epoca new wave da tempo dedito a carriera solista e attività varie, è il terzo musicista delle ultime tre giurie, dopo Danny Elfman e Luciano Ligabue. L’intento del direttore Marco Müller sembra chiaro: affiancare ai cineasti puri qualche esponente di altre arti. Musica in particolare, ma non solo: nel 2008 venne scelto Douglas Gordon, quest’anno sarà la volta di Eija-Liisa Ahtila. Il primo artista visuale, la seconda regista ma anche (soprattutto) videoartista.

Va ricordato che Byrne non è affatto estraneo all’ambiente cinematografico. Nel 1986 scrisse e diresse la commedia True Stories; due anni più tardi vinse un Oscar per la colonna sonora di L’ultimo imperatore, successo bissato pochi mesi più tardi ai Grammy Awards; in precedenza Jonathan Demme aveva tratto un lungometraggio (Stop Making Sense) da un live dei Talking Heads.

Pur mantenendo la musica come fulcro delle sue attività, il cantante si è concesso negli ultimi lustri alle arti più svariate – scultura, pittura, fotografia – realizzando pure qualche installazione e tornando alla regia in un paio di occasioni, per piccoli progetti. Recentemente ha collaborato alla colonna sonora di This Must Be the Place, di Paolo Sorrentino (titolo che riprende proprio un brano dei Talking Heads).

Durante il Festival della Serenissima, Byrne potrebbe trovare un nuovo amico in Todd Haynes, altro giurato, regista di due opere pienamente incentrate sul mondo musicale: Velvet Goldmine e Io non sono qui. Che questa componente musicale della commissione possa poi ripercuotersi sulle scelte dei premiati è un’ipotesi tutto sommato azzardata, ma alla squadra del presidente Aronofsky non potrà che giovare qualche intelletto appartenente a diverse sfere artistiche. Il valido assortimento di sguardi esaminatori costituirà la miglior premessa ai riconoscimenti finali, questione ancora scottante in quel del Lido dopo le contestate premiazioni della scorsa edizione.

(Foto: cluas.com / htbackdrops.com)

Mathias Falcone

 

 

 

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