Ungheria, in vigore la nuova Costituzione. In dubbio la sua vocazione democratica

Budapest - La nuova Costituzione dell’Ungheria è stata approvata ad aprile 2011 ed è entrata in vigore a partire da gennaio 2012. La riforma della vecchia Costituzione, risalente al 1949, aveva come scopo principale quello di completare la transizione democratica iniziata nel 1989. Nonostante questo, molti sono i dubbi sulla vocazione democratica della nuova Legge di Stato, sollevati sia della comunità internazionale che dal popolo magiaro stesso.

La Commissione Europea, qualche settimana fa ha lanciato tre procedure di infrazione per le leggi costituzionali ungheresi che limiterebbero l’indipendenza della Banca centrale e dell’Autorità per la privacy, ma al vaglio è anche l’abbassamento dell’età  pensionabile dei giudici e l’indipendenza stessa del sistema giudiziario.

Da un punto di vista politico, la riforma permette a Orban di nominare direttamente alcune cariche principali all’interno della Banca centrale ungherese, togliendo al presidente della banca la prerogativa. Questa procedura vìola vistosamente il Trattato di Lisbona che sposta la sovranità delle banche centrali dei Paesi dell’Ue verso l’istituto di Francoforte. Proprio per questo sono subito state sospese le trattative per un sostegno all’Ungheria da parte del Fondo monetario internazionale e dell’UE. Non a caso, domani – 31 gennaio – a Bruxelles i capi di Stato e di governo dell’Ue discuteranno della nuova Legge di Stato ungherese.

Al centro delle polemiche c’è il premier Viktor Orbán, rieletto nel 2010, dopo il mandato del 1998. All’indomani dell’entrata in vigore della Costituzione, migliaia di oppositori di schieramenti politici diversi e di organizzazioni civili, sono scesi in piazza per protestare contro la Carta costituzionale varata dal “Viktator” del Paese. Il portavoce della Commissione Europea, Olivier Bailly  ha sollevato dubbi sul fatto che «in Ungheria ci sia una democrazia o una dittatura».

Eppure, il partito Fidesz di Orbàn ha stravinto alle elezioni, con il 52,73% dei voti. Il controllo dei due terzi del Parlamento ha permesso al governo di varare la Costituzione in autonomia, senza l’appoggio  dell’opposizione. Nonostante questa sia una legittima modalità di azione politica, il presidente del gruppo dei liberaldemocratici, al Parlamento europeo, Guy Verhofstadt, ha specificato che l’elaborazione della Costituzione «richiede molto tempo e un ampio consenso tra i partiti».

Ci sono, poi, le ambiguità etiche del documento: nel preambolo si difende “l’unità intellettuale e spirituale della Nazione”, punto che viene visto dai detrattori come un modo per giustificare la repressione del dissenso,  le norme sull’aborto, il matrimonio come istituzione esclusiva tra uomo e donna, le norme sull’ergastolo, la pena di morte, ma anche la revisione del sistema elettorale che  favorirebbe, alle prossime elezioni,  il gruppo di governo.

Dominga D’Alano

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