“Una lama di luce” il nuovo caso del commissario Montalbano

Una tentata rapina. Un presunta violenza carnale, che forse nasconde molto di più di quello che si vede in superficie. Un casolare abbandonato e utilizzato come deposito provvisorio di armi e due custodi tunisini, che forse sanno più di quanto non riesca a trasparire dagli occhi astuti e dalle mani levigate. Tutto questo costringe il commissario Montalbano a lasciarsi coinvolgere in una doppia indagine parallela, una ufficiale, l’altra condotta sott’acqua e lontano dagli occhi del “signori e questori” Bonetti Alderighi.

Ma non è questo a turbare i pensieri del protagonista: l’erede di Maigret sta invecchiando nella solitudine dell’amata casa della Marinella. Una volta semplice rifugio e luogo di riflessione, ora sempre più covo di un uomo che si avvia a superare la mezza età senza una presenza costante a fianco, che riempia le lunghe notti spesso insonni, trascinate tra whisky, sigarette e incubi angoscianti che talvolta si rivelano sogni premonitori di una tragedia imminente.

Livia è solo una voce distante, a Boccadasse, comune di Genova. Montalbano, tra una litigata e l’altra attraverso la cornetta del telefono, riflette sul loro rapporto e sulle proprie responsabilità nell’aver deciso di stare lontani e nel non aver mai voluto condividere nulla di più con lei, anche quando ne avrebbe avuto l’occasione. E’ di umore “nivuro” il commissario, diventato sempre più volubile nel corso degli anni e condizionato dai cambiamenti del tempo che spesso, nella narrazione di Andrea Camilleri, segue di pari passo l’andamento della storia e il colore dell’animo del suo protagonista. Che ora si sente solo e vicino ad invecchiare.

In tutto questo turbinio di foschi pensieri si inserisce Marian: bella, colta, decisa. Il commissario sembra vivere un’altra giovinezza: in lei riscopre quello che con Livia sembra aver perso da anni. La passione che tutto travolge, la comprensione, la delicatezza. Si rende conto che da anni non vive con la fidanzata quello che sta provando ora con questa brillante e passionale gallerista. Ma quando Livia sembra cogliere questo distacco e stare male, Montalbano verrà colto da atroci dubbi, dall’eterna paura di scegliere che lo porterà a temporeggiare fino alla fine, nella sua vigliaccheria tutta umana in cui ognuno dei lettori potrà trovare spazio per una facile identificazione. Sarà “una lama di luce” che, dopo aver abbagliato lo sguardo del protagonista su un sentiero di campagna, squarcerà definitivamente il velo sulle indecisioni, sprofondando Montalbano in un inaspettato quanto risolutivo abisso di dolore.

Andrea Camilleri regala un Montalbano sempre più umano, sempre più vicino al lettore nel modo di vivere dolore e piacere, noia e passione, apatia ed emozioni. L’autore alterna, con la consueta maestria, momenti di buio e mal di vivere ad attimi di assoluta gioia, nelle scene d’amore con Marian, passando attraverso le ormai abituali parentesi gastronomiche dei pranzi da Enzo o delle cene preparate dalla domestica Adelina. In questo mondo ormai famigliare, popolato anche dagli esperti collaboratori Fazio e Augello e dal teneramente confusionario Catarella, inserisce un’indagine dove tutto ciò che sembra chiaro, in realtà sottende una verità diversa, spesso solo intuibile. Ci vorranno tutta la pazienza e l’intuito del commissario Montalbano per districare una complicata matassa.

Un altro piccolo capolavoro del Maestro Camilleri, geniale come sempre nell’alternare il giallo puro al romanzo di formazione e a caratterizzare personaggi a tinte forti, mai banali. Una vera lama di luce nella narrativa italiana.

Daniele Leone

Andrea Camilleri. Una lama di luce. Sellerio 2012, «La memoria»

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