Un Raffaello in camera da letto?…sì ma sotto la carta da parati

Una copia della vaticana Stanza di Eliodoro rinvenuta in un’abitazione privata di Civitavecchia

di Laura Dabbene

l ritrovamento nella casa di CivitavecchiaRitrovamento nella casa di Civitavecchia

Civitavecchia – Chi non avrebbe provato stupore ritrovando, durante piccoli interventi di restauro sulle pareti nella propria casa, frammenti di pittura visibilmente di qualità e di fattura rinascimentale, chiara anche per un occhio poco esperto. Se tali immagini si fossero rivelate poi una riproduzione, unica al mondo allo stato attuale delle conoscenze, di uno dei più famosi affreschi di Raffaello, realizzato in Vaticano tra 1513 e 1514 per l’appartamento del pontefice Giulio II, lo stupore avrebbe lasciato il posto all’incredulità. Per ultima avrebbe dominato l’ammirazione.

È successo ad una famiglia di Civitavecchia, la cui dimora è ora sotto l’attenzione di storici ed esperti d’arte, ma anche amatori e curiosi, che si interrogano come sia possibile, non tanto il rinvenimento, già di per sé “spettacolare”, quanto l’averlo trascurato per quasi mezzo secolo. Oltre quarant’anni fa infatti il proprietario denunciò la presenza delle pitture sui muri di casa, tentando di catalizzare l’interesse della stampa e dei media, senza però mai trovare una via efficace per evitare che quel tesoro ritrovato cadesse nell’oblio.

L’ora del riscatto pare giunta, anche se si esclude che l’opera sia un autografo di Raffaello, grazie all’impegno di una storica dell’arte, esperta di pittura raffaellesca che ha dedicato parte dei suoi studi alla cerchia dei collaboratori del pittore di Urbino, Nicole Dacos. Dopo aver osservato a lungo i dipinti e valutato tutte le caratteristiche tecniche e stilistiche, la studiosa pensa si possano datare non lontano dal suo modello originale ed attribuire ad Ugo da Carpi (1481-1532), un nome che forse non dirà molto ai più, ma che ha un certo peso nell’ambito della storia dell’arte italiana. Egli fu noto, più che come pittore, come incisore e Giorgio Vasari lo ricorda nelle sue Vite riconoscendogli un’importante innovazione tecnica, i chiaroscuri, l’uso cioè di più matrici in legno che consentivano di ottenere nella stampa xilografica un particolare effetto “pittorico”. Un artista originale e di talento quindi, nel suo settore.

Raffaello - autoritratto
Raffaello – autoritratto

I dipinti di Civitavecchia presentano, rispetto agli originali, dimensioni ridotte e alcune differenze nella posizione dei personaggi, nell’impostazione della gestualità o nell’organizzazione delle architetture di fondo. Diverso è anche il modo di delineare le pieghe degli abiti o i contorni dei visi: rispetto allo stile di Raffaello quello di Ugo da Carpi appare sommario, segnato da una certa forza, ma senza delicatezza, con violenti contrasti di luce ed ombra sovente evidenziati dall’uso del tratteggio, una tecnica poco diffusa in pittura, ma particolarmente famigliare tra gli incisori.

Il pur importante problema dell’attribuzione non è il solo sollevato da questi dipinti e si auspica un approfondimento della questione che risponda ad interrogativi ben più significativi per comprendere il clima culturale ed intellettuale di un’epoca. Non può sfuggire infatti la singolarità dell’opera nell’essere una fedele riproduzione, appena successiva nel tempo, di una delle imprese pittoriche più significative nella Roma di Giulio II, un papa mecenate che mirava alla restauratio della grandezza monumentale e culturale dell’Urbe, e la cui committenza, dalla volta della Cappella Sistina alle Stanze, ebbe una precisa valenza politica e propagandistica. Chi avrebbe mai voluto (e potuto), a Civitavecchia, non lontana da Roma, ma certamente periferica, in un edificio di cui va chiarita l’origine e la destinazione d’uso (prima di essere abitazione privata), emulare tale impresa?

Come nel giornalismo anche nella storia dell’arte vale la legge delle “5 W”: Where (dove), When (quando), What (che cosa), Who (chi), e soprattutto Why (perché).

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