Ubuntu Kylin, la sfida della Cina all’open source

Una schermata di Kylin, il nuovo Os "made in China" (in tutti i sensi)

Pechino – Di sistemi operativi “Open source”, cioè liberamente modificabili dagli utenti finali, ce ne sono un’infinità, ma tutti basati su un’architettura comune di Linux. Ubuntu Kylin è un progetto che tuttavia non riguarda gli Stati Uniti, bensì i rivali della Cina, impegnati a creare un ambiente “aperto” per tutti i computer del paese, con l’appoggio, economico e tecnologico, dello stesso governo comunista.

Kylin, questo il nome scelto per l’alternativa “rossa” a Windows (usato sulla maggioranza dei pc cinesi), sarà dunque una distribuzione parallela a Ubuntu (i cui aggiornamenti avvengono secondo una cadenza semestrale, ad aprile e ottobre), ma fortemente personalizzata per rispondere alle diverse esigenze dell’utente medio del paese.

Ciò include una diversa accessibilità ai social network e ai motori di ricerca, dato che Google e Facebook sono rimpiazzati, dalle parti di Pechino, da Baidu e Weibo, e ulteriori servizi: accesso diretto alle informazioni sul meteo, diversi strumenti di input testuale, ricerca e acquisto diretto della musica e la duplice integrazione tra calendario gregoriano (usato nei paesi occidentali) e calendario lunare cinese.

Appare dunque evidente che il progetto Kylin non sia soltanto spinto dalla volontà della nomenklatura rossa di operare in favore della diffusione delle tecnologie libere e aperte – sebbene sempre maggiori amministrazioni pubbliche, anche in Italia, decidano di passare ai sistemi Unix per i minori costi delle licenze e aggiornamento degli applicativi – ma soprattutto per uno scopo di controllo totale sull’attività che i cittadini compiono su internet.

Molto spesso, infatti, la protesta e il risentimento popolare nei paesi dittatoriali viaggia attraverso il web, ed è proprio l’accesso a quest’ultimo il primo diritto a saltare in caso di rivolte o guerre (basti vedere Corea del Nord, Siria, Egitto, Bielorussia e chi più ne ha più ne metta), così come le limitazioni o una censura preventiva consentono a chi comanda di mantenere un’immagine, entro i confini nazionali e all’estero, pulita e immacolata.

Puntando sul sentimento patriottico – nonostante aziende come Apple stiano conoscendo grandi fortune in Cina, con aperture di nuovi store e la produzione trasferita quasi interamente nella regione produttiva del Guangdong – l’utilizzo di Kylin potrebbe diventare maggioritario in poco tempo, distruggendo il primato Microsoft e aprendo la strada all’internet di Stato, a quell’autarchia digitale promossa anche dall’alleato nord-coreano, ma che nasconde in realtà la nuova frontiera della censura.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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  1. avatar
    Punkadiddle 14/04/2013 a 10:38

    GNU/Linux non è UNIX.
    Il fatto che il codice sorgente sia aperto fa si che l’utente possa conoscere e controllare tutto quello che fa la macchina e modificarlo eventualmente.
    Con software proprietari come ad es mac e microsoft oltre a non sapere cosa la macchina fa non c’è neppure la facoltà di modifica di attività soggioganti e di controllo da parte dello sviluppatore proprietario e di un ipotetico governo che compra infornazioni dalle back doors che questi ha messo nel sistema.
    La situazione è completamente diversa e opposta da quella descritta.
    Il diversamente giornalista è meglio che cambia mestiere.

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