Tutte le sfide di Tsipras, da Atene a Bruxelles passando per Berlino

Il leader di Syriza Alexis Tsipras ha la fiducia dell'elettorato e ora punta ad un ambizioso programma anti-austerity. Ma cosa ne pensano Ue e Germania?

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Tsipras festeggia la vittoria di Siryza. Tanti i banchi di prova per il nuovo primo ministro greco (foto: urbanpost.it)

Dopo la notte dei festeggiamenti per il trionfo di Alexis Tsipras, la Grecia è ora attesa da mesi di duro lavoro. Syriza, dopo aver vinto le elezioni con il 36% dei voti, che permettono di avere 149 seggi sui 151 richiesti per avere la maggioranza assoluta, è chiamata a mettere in pratica le politiche proposte durante la campagna elettorale. Inizia per il Paese ellenico una fase molto delicata, a fronte sia del duro lavoro che il governo greco, che probabilmente sarà il risultato di un accordo con la destra anti-euro di Anel, dovrà fare per risollevare l’economia, sia per il braccio di ferro che inevitabilmente inizierà tra Atene, da un lato e le istituzioni europee, i creditori e alcuni Paesi dell’eurozona, Germania in testa, dall’altro.

IL PROGRAMMA DI SALONICCO – Sul piano interno, Tsipras avrà l’onere di mettere in pratica il programma di Salonicco, il cui cuore pulsante è rappresentato dal ripristino dello stato sociale, praticamente polverizzato negli ultimi anni dai diktat della Troika. Una strategia di ripresa tutta incentrata sulla spesa pubblica, che prevede un piano di investimenti pubblici per quattro miliardi di euro, la creazione di almeno 300mila posti di lavoro, il ripristino di stipendi e pensioni a livelli antecedenti all’imposizione dei tagli da parte della Troika, la restituzione della tredicesima ai pensionati a basso reddito, l’aumento dei salari minimi a 750 euro, oltre all’allargamento dell’accesso al sistema assicurativo per la sanità e la garanzia di fornitura elettrica anche a coloro che non possono permettersela.

BASTA AUSTERITY – Un piano di riforme esplicitamente in chiave anti-austerity, una matrice che Tsipras ha voluto rimarcare nel suo primo discorso post elettorale. «La Grecia  - ha affermato ieri il prossimo presidente in piazza dell’Università – lascia l’austerità della catastrofe, lascia dietro cinque anni di oppressione. L’ordine che abbiamo dal popolo greco è chiudere il circolo vizioso dell’austerità. Il popolo greco oggi annulla il memorandum dell’austerità! È finita la Grecia dei pochi». La linea è chiara, sette anni di austerità non hanno dato alcun risultato, peggiorando al contrario le condizioni dei ceti sociali meno abbienti, soprattutto, ma non solo, in Grecia e negli altri Paesi del sud europeo.

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Piazza Syntagma festeggia la vittoria di Syriza (foto: ilmattino.it)

POSIZIONI DISTANTI –  Tuttavia, la fase più complicata arriverà quando la Grecia sarà chiamata a far valere le sue posizioni su rinegoziazione del debito e dilazione dei pagamenti di fronte alle istituzioni europee e alla Germania. Già da ora si presentano due posizioni diametralmente opposte, costrette tuttavia a trovare un accordo per evitare un crollo comune. Di fronte ad una polarizzazione rigida, l’unica via di uscita sarebbe rappresentata dall’uscita della Grecia dall’Unione, con conseguenze sensibili per entrambi i soggetti. Per Bruxelles, rappresenterebbe difatti la prima volta in cui viene messa in discussione, con un atto pratico, l’irreversibilità del processo integrazione europea. Una situazione che causerebbe inevitabilmente contraccolpi sia politici che finanziari, con ripercussioni quasi scontate sull’umore dei mercati. Per questo, preso o tardi le parti saranno chiamate a trovare un compromesso, al quale anche altri Paesi del “sud” europeo guardano con particolare interesse.

LA DELICATA SFIDA DI TSIPRAS – Ciò che sembra assolutamente fuori da ogni dubbio è la delicatezza del compito che Tsipras ha assunto. Il Paese ellenico è il primo caso in Europa dove una forza di stampo popolare, estranea al dominante dualismo laburisti-conservatori, è andata al governo, raccogliendo le speranze degli strati della popolazione maggiormente colpiti da crisi e austerity. Syriza ora può e deve essere il primo esperimento di un’Europa diversa, distante sia dai mercati finanziari che dalla retorica patriottarda dei partiti “nazional-populisti”, i cui richiami alla sovranità perduta nascondono in realtà l’assenza di un modello economico alternativo come base da cui ripartire. L’eventuale fallimento di Syriza, il tradimento dei propositi manifestati in campagna elettorale, potrebbe portare l’elettorato a spostarsi verso forze reazionarie ed estremiste, con tutte le gravi conseguenze che un simile scenario può rappresentare, per la Grecia e per tutto il continente europeo.

Carlo Perigli
@c_perigli

 

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