Turchia. Rivista di moda islamica conquista le donne scalzando Vogue e Cosmopolitan

La copertina di «Âlâ» (ansa.it)

Ankara – Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace (e soprattutto si sceglie senza costrizioni). Confermerebbe questo detto popolare il successo, in Turchia, di una rivista femminile che ad un look ‘occidentale’ basato su abiti sempre più provocanti indossati da modelle che mostrano più carne che stoffa, propone in alternativa una moda più vicina alla cultura islamica.

Il primo magazine pensato e dedicato alle donne che indossano il velo islamico, nato meno di un anno fa, si chiama «Âlâ» e sta ‘scalzando’ nelle vendite le riviste di moda per eccellenza, come «Vogue» o «Cosmopolitan». La traduzione italiana del titolo è ‘bellezza’ e il numero di copie vendute nello scorso gennaio si è assestato sulle 20 mila, davvero poco meno di periodici che sono in tutto il mondo delle ‘autorità’ in tema di fashion e glamour al femminile e superandone altri, come «Marie Claire» (18.600 copie).

Risultato della svolta tradizonale e filo-islamica impressa al Paese da governo di Recep Tayyip Erdogan? Forse, ma a pensarci bene – e nel rispetto di ogni diversa forma di pensiero senza alcun giudizio – non è normale che in una Turchia in fondo vicina alla cultura del mondo arabo, ma dove è proibito indossare il velo negli uffici pubblici dai tempi dell’occidentalizzazione voluta da Ataturk, si veda questo messaggio lanciato dalle pagine di un magazine come una nuova affermazione di libertà?

In effetti la rivista punta molto sullo slogan «la mia via, la mia scelta, la mia vita, la mia verità, il mio diritto», accompagnandolo con foto di modelle tutte vestite secondo i canoni della moda tesettur (velata), combattendo una forma discriminatoria ‘al contrario’ rispetto a quella in cui si assiste nei Paesi dell’Occidente. In Turchia infatti un forte sentimento laico e anti-islamico ha in passato causato problemi a non poche donne che avrebbero voluto seguire i precetti della cultura musulmana: una di queste è stata la 24enne direttrice di «Âlâ», Hulya Aslan, che ha dovuto rinunciare all’istruzione universitaria e ad un lavoro in banca per mantenersi coerente con il suo credo.

«Ora c’e’ una normalizzazione, un miglioramento – ha dichiarato la Aslan – e le nostre colleghe velate possono entrare all’università e avere  più opportunità lavorative». Una rivoluzione al contrario dove, senza l’emergere si spera di estremismi negativi, viene rivendicata per le donne la libertà di agire come meglio ritengono opportuno, senza costrizioni e forzature. Questo l’augurio per le donne turche e tutte le lettrici di «Âlâ».

Laura Dabbene

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