Turchia, quanto è moderna Istanbul?

Istanbul - In barba al crollo economico europeo che ha provocato la caduta di alcuni rappresentanti illustri del vecchio continente, quali Grecia e Spagna, e il ruzzolone dell’Italia, la Turchia fa passi da gigante. Il Paese della mezza luna è una delle economie più forti degli ultimi anni: dopo aver registrato tassi di crescita del Pil pari all’8,9 e 8,5% nel 2010-2011, oggi la Turchia si attesta su un considerevole 3,2%. La crisi dell’eurozona rallenta l’ascesa della tigre del Bosforo ma di certo non la ferma.

A fronte di una crescita economica di tale livello, la Turchia guidata da Recep Tayyip Erdogan si è rapidamente trasformata in un ottimo mercato per gli investimenti stranieri: l’Italia è quarto partner commerciale di Istanbul e molte aziende del Belpaese appartenenti ai settori di energia, meccanica, infrastrutture guardano con interesse ad un mercato come quello Turco, in piena espansione. Ma il balzo in avanti della Tigre ha interessato anche il turismo, che nonostante una flessione nel terzo trimestre 2012 conferma il suo dato positivo e l’arrivo nel Paese di un numero importante di turisti dall’Europa.

In una metropoli come Istanbul, però, l’occhio del turista non viene solo catturato dalla patina di modernità creata ad hoc per mostrare all’Europa quanto sia occidentalizzata (ed europea) la sua capitale; ciò che colpisce sono soprattutto gli effetti della gentrificazione, la povertà e lo sfruttamento minorile, fenomeni impossibili da mascherare. Con gentrificazione (gentrification) si intendono quei cambiamenti a livello socio-culturale determinati dall’acquisto di immobili, situati in aree umili della città, da parte di cittadini facoltosi.

Tarlabasi è il quartiere più antico a nord della capitale. Scelte urbanistiche dettate dalla veloce e imponente crescita economica  e gentrificazione hanno trasformato, tra i tanti, anche l’antico rione di Tarlabasi: la bellezza, l’eleganza, la modernità lussuosa campeggiano in molti cartelloni pubblicitari della Tarlabasi-bene, per poi sparire in un attimo, una volta raggiunta la periferia. Le conseguenze sociali della disattenta rigenerazione urbana turca sono evidenti: a Tarlabasi Boulevard, a due passi dal centro di Istanbul che strizza l’occhio all’Europa, l’impoverimento è lampante e si manifesta attraverso la miseria delle sue stradine più nascoste, delle desolate abitazioni affastellate in quest’ultime, della sporcizia delle vie e dell’ignoranza dei suoi piccoli residenti, costretti a non frequentare le scuole per guadagnare – e sfamarsi – tramite lavoretti di strada. A Istanbul convivono Taksim Square, considerato il fulcro culturale e commerciale della città, dove centri commerciali, cinema, bar, ristoranti si accavallano e affascinano il turista straniero, e le squallide arterie di Tarlabasi Boulevard, dove il lavoro minorile regna sovrano; dove, relegati ai margini della società, i residenti vivono tra fame e stenti.

A Tarlabasi l’incisiva tendenza alla segregazione di classe non si può ignorare: Istanbul, nella sua smania di modernità, nella sua occidentalizzazione a tutti i costi, è riuscita solo a metà. La realtà, fatta soprattutto di periferie abbandonate e indigenti lasciati a sé stessi, è stata solo occultata, nascosta all’Europa e al’Occidente, al quale vuole assolutamente piacere. E poco importa alla Turchia se a pagarne le conseguenze sono le fasce deboli del suo Paese.

Valentina Medori

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