Turchia, espulsi mille foreign fighters. Effetto ‘Charlie Hebdo’?

La Turchia ha decretato l'espulsione di oltre mille stranieri dal proprio territorio, una mossa volta ad impedire il reclutamento di jihadisti

turchia

Gli effetti dell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo iniziano a farsi sentire in tutta Europa. Mentre il Ministero degli interni italiano prepara nuove misure volte a reprimere il terrorismo, la Turchia ha annunciato l’espulsione dal proprio territorio di oltre mille foreign fighters. Una mossa, quella di Ankara, che segna un piccolo cambio di rotta, per un Paese che più di una volta è stato tacciato di collaborare con lo Stato Islamico.

LE MISURE DI ANKARA – Il capo dell’intelligence turca Hakan Fidan, durante la consueta riunione annuale con gli ambasciatori ad Ankara, ha riferito che la Turchia ha decretato l’espulsione di 1.056 stranieri dal proprio territorio, ponendo un divieto di ingresso nei confronti di altre 7.833 persone. Le misure, attuate nell’ambito dell’impegno mirato a fermare il reclutamento di jihadisti in Siria e in Iraq, sono state confermate dal Ministro degli interni turco, Efkan Ala, in una riunione svolta nelle ultime ore assieme ai diplomatici.

LA POSIZIONE DELLA TURCHIA – La Turchia è stata più volte accusata dai Paesi Occidentali, in particolar modo dagli altri membri della Nato, di essere poco collaborativa nella guerra contro l’Isis, più interessata a far cadere il regime siriano che a combattere lo Stato Islamico. Lo stesso Erdogan non più di tre mesi fa poneva, come condizione per la partecipazione turca all’azione in Siria, «l’immediata rimozione dell’amministrazione a Damasco, l’unità territoriale della Siria e l’instaurazione di un’amministrazione che abbracci tutti». In altre parole, la collaborazione turca non poteva prescindere dall’allontanamento di Assad e dal rifiuto dell’indipendenza per i curdi siriani. Una posizione etichettata da subito come ambigua, che aveva dato il via a sospetti nei confronti di Ankara, accusata a più riprese di aver “chiuso un occhio” di fronte al passaggio, in entrambe le direzioni, di foreign fighters attraverso il confine con la Siria. Secondo alcuni analisti, la scelta presa dalla Turchia potrebbe essere stata la conseguenza di pressioni occidentali, un possibile passo indietro in un momento tanto delicato.

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: 12alle12.it

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