Turchia sotto attacco. Cosa succede, e perché?

Un uomo armato entra nella sede del partito di Erdogan. Il magistrato Kiraz viene rapito e poi muore a causa del blitz poliziesco. Cosa succede in Turchia?

(www.lastampa.it)

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ISTANBUL – Dopo il sequestro del procuratore Mehmet Selim Kiraz, morto dopo essere stato ferito durante l’irruzione delle forze dell’ordine nel Palazzo di Giustizia di Caglayan, nella quale sono rimasti uccisi anche i due rapitori che lo tenevano in ostaggio da ieri, stamattina è stata assaltata la sede del partito Akp del presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. Si è parlato di due uomini armati, ma sembra più probabile che sia stato un unico uomo a entrare armato nella sede dell’Akp, poi arrestato dalle forze speciali turche.

I FATTI – L’uomo è entrato nel palazzo sede del partito islamico di Erdogan, sito nel quartiere di Kartal, a Istanbul, intimando ai presenti di abbandonare l’edificio. Poi ha iniziato a rompere i vetri delle finestre e, da una, ha esposto una bandiera turca modificata: oltre alla tradizionale mezzaluna con la stella, infatti, sulla bandiera è stata disegnata una spada. Poi ha cominciato a parlare dalla stessa finestra sulla quale ha esposto la bandiera, ma è stato interrotto dalle forze speciali turche che, attraverso un fulmineo blitz all’interno dell’edificio,  lo hanno arrestato. Sembra che non ci siano feriti.  

Questo nuovo attacco arriva subito dopo l’arresto di circa 22 militanti di estrema sinistra, sospettati della preparazione di sequestri come quello che ha visto protagonista il procuratore Kiraz, morto in seguito al blitz delle forze dell’ordine turche mentre veniva trasportato in ospedale. Il sospetto si basa sul fatto che i 22 attivisti sarebbero vicini all’organizzazione di cui facevano parte anche gli uomini che hanno sequestrato il magistrato, la DhKp-C.

Recep Tayyip Erdogan (www.dirittodicritica.com)

Recep Tayyip Erdogan (www.dirittodicritica.com)

COSA SUCCEDE IN TURCHIA? – Non è semplice capire che cosa stia succedendo in Turchia, anche perché si tratta di un Paese e di una società molto complessi. Tuttavia, tutto sembra essere iniziato nel 2013, quando sono cominciate le prime proteste contro la demolizione di uno dei parchi più grandi di Istanbul, il parco Gezi, al posto del quale sarebbe dovuto sorgere un centro commerciale. Un’unica protesta si è trasformata in brevissimo tempo in decine di manifestazioni in molte città turche: si protestava contro la demolizione del parco, contro l’autoritarismo di Erdogan – in carica dal 2002 – , contro alcune leggi – il divieto di vendere alcolici vicino a scuole e moschee, il divieto alle donne di mostrare le gambe nelle pubblicità, il divieto di baciarsi nelle aree della metropolitana di Ankara -. Quello che ha stupito più di tutto è stata la violenza con cui l’esercito ha cercato di fermare i manifestanti in tutta la Turchia. E probabilmente si trova qui il nodo della questione, allora come oggi: nonostante il partito di Erdogan sia riuscito a ottenere un grandissimo consenso nel Paese, grazie alla crescita economica ma soprattutto grazie al suo sganciamento dal potere militare, sotto sotto ha messo in atto le stesse repressioni che criticava, smantellando sì il potere dell’esercito ma anche soffocando completamente la libertà d’espressione di chi non lo sosteneva con la repressione della polizia e attuando delle riforme in senso conservatore e islamico inimmaginabili per i cittadini turchi del XXI secolo.

Un’analisi della storia politica e sociale turca dettagliata avrebbe bisogno di pagine e pagine per essere spiegata, ma quello che è accaduto e che sta accadendo in Turchia si può riassumere con le parole di un articolo della rivista «CounterPunch» datato 5 giugno 2013: «È il rovescio della medaglia anti-capitalista. È una rivolta contro lo sviluppo. È una battaglia di strada per avere città che appartengano al popolo e non al capitale. È una resistenza contro un regime autoritario rafforzato da un boom economico. Quello che vediamo fiorire nelle strade di Istanbul è una convergenza fra la piccola ma crescente sinistra anti-autoritaria turca, che ha organizzato varie campagne socialmente rilevanti negli anni passati, e una larga sezione della popolazione urbana fedele agli ideali di modernismo, secolarizzazione e nazionalismo».

Mariangela Campo

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