Turchia. Ancora sconti e decessi: tre morti e i sindacati scioperano

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Agi.it

AnkaraTre morti. A tanto è arrivato il bilancio delle proteste anti-governative in Turchia. L’ultimo decesso è quello di un manifestante di 22 anni morto in ospedale a causa di una ferita alla testa, nella provincia di Hatay, a sud del Paese. A renderlo noto, l’ufficio del governatore locale, citato dall’emittente Ntv e ripreso dall’agenzia Agi.it.

La ricostruzione degli eventi è ancora da accertare. Pare che il giovane, Abdullah Comert, sia stato raggiunto da uno sparo esploso dai poliziotti.

La vittima era un militante del movimento giovanile del Partito repubblicano popolare (Chp), principale forza all’opposizione di ideologia laica e dunque estremamente contrario al governo filo-islamico di Recep Tayyp Erdogan.

Altri scontri si sono verificati ad Ankara tra manifestanti e forze dell’ordine durante la notte. La polizia ha sparato sulla folla radunata in protesta, candelotti lacrimogeni e getti d’acqua dai cannoni. A loro volta, i dimostranti hanno risposto con lancio di pietre.

Oggi la situazione potrebbe non essere diversa. La Turchia è ancora agitata da manifestazioni in piazza contro Erdogan, iniziate come protesta civile intorno alla decisione di radere al suolo un parco per fare posto a un centro commerciale e una moschea.  Ma il movimento di opposizione al cantiere, con il passare delle ore, acquista sempre più la forma di un pretesto per dare sfogo al profondo disagio di una parte della popolazione, verso le iniziative di legge giudicate troppo filo-integraliste.

Erdogan pare spiazzato di fronte alle giornate di protesta ma determinato ad ignorarle. Ancora meno, il primo ministro gradisce che si accomuni la rivolta turca anti-islamica di Istanbul alle Primavere arabe di cui Erdogan si è presentato come un punto di riferimento sia per la mediazione con il mondo musulmano post-rivoluzione sia con l’Unione Europea che presto aggiungerà a sé anche la Turchia. Un paese laico nel sentire comune e di nomea internazionale ma orientato verso l’Islam integralista nei fatti.

La polizia turca evidenzia il dato: la brutalità con cui si è mossa nei confronti dei manifestanti la rende più simile a quella egiziana che riuscì a sgombrare piazza Tahrir nel dopo Mubarak. Come piazza Taksim, oggi.

E nella confusione più totale, sempre oggi, alla protesta si aggiungono ufficialmente anche i sindacati che, in  Turchia, hanno proclamato uno sciopero di 48 ore. Si tratta, racconta la Confederazione sindacale dei lavoratori pubblici (Kesk, che ha 200.000 iscritti), di uno ‹‹sciopero di avvertimento››. Il governo deve cessare ‹‹lo stato di terrore applicato contro i numerosi manifestanti››. ‹‹E’ da sette giorni che la gente è nelle strade e i sindacati sono chiamati a dire la propria››, ha spiegato ieri il segretario generale del Kesk, Ismail Hakki Tombul. Tutte le organizzazioni dei lavoratori sono state invitate ad aderire alla protesta.

Chantal Cresta

Foto || agi.it

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