Tunisia, la rivoluzione rubata dai vecchi

Tunisi – A circa 2 mesi dalla fuga del presidente tunisino Ben Ali, molti tunisini si chiedono se il sistema autoritario che aveva creato stia davvero venendo smantellato.

I manifestanti continuano a organizzare sit in di fronte all’ufficio del Primo Ministro a Tunisi. Migliaia di persone provenienti da tutto il Paese dormono nelle tende montate nelle piazze, cantando slogan di protesta e chiedendo ai passanti di firmare le loro petizioni.«Niente è cambiato» secondo uno degli studenti accampati nel centro della capitale. «Non crediamo al nuovo governo», ha sottolineato un anziano.

Lo scorso weekend, i manifestanti hanno marciato per le vie del centro di Tunisi chiedendo cambiamenti più rapidi, e nonostante gli scontri con la polizia non se ne sono andati a mani vuote: il primo ministro Mohamed Gannouchi si è dimesso e subito sostituito dall’ex-ministro degli Esteri Beji Caid Sebsi. Risultato: ora la Tunisia è governata da un presidente ad interim di 78 anni e da un primo ministro ad interim di 84. La rivoluzione dei giovani ha dato vita a una gerontocrazia!

I Tunisini sperano di poter aprire la strada a un nuovo sistema democratico che possa servire da modello per l’intera regione; mancano volti nuovi e uomini politici di livello nazionale che parlino a nome dei rivoluzionari. La sensazione è che il Presidente sia stato cacciato ma che il vecchio regime rimanga, esponendo solo una facciata più liberale.

Il governo ad interim ha promesso che entro luglio si terranno nuove elezioni, ma gli attivisti per la democrazia sono preoccupati per il fatto che troppi esponenti dell’entourage di Ben Ali siano rimasti al potere. Le continue proteste hanno sì costretto Ghannouchi a dimettersi, ma non sono uno strumento sufficiente per raggiungere i compromessi necessari a creare una nuova forma di governo.

D’altronde, è anche vero che se in Tunisia oggi non esiste un’opposizione credibile e capace, e che ci potrebbero volere anni per costruirne una, non esiste nemmeno più un partito di governo. In più, la Tunisia è avvantaggiata nel suo cammino sulla strada della democrazia perché possiede una classe media ampia e colta e una popolazione più omogenea di quella dei suoi vicini come l’Algeria, che sta sperimentando divisioni etiche e religiose.

 

Nonostante le preoccupazioni per il futuro della rivoluzione, c’è una nota molto positiva che va rilevata: molti tunisini stanno assaporando per la prima volta il gusto della nuova libertà. «Per la prima volta si può scrivere ciò che si pensa senza censura, né la propria né quella del capo». E questa è un’arma potente da utilizzare per non tornare sotto la dittatura.

di Silvia Nosenzo

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Una risposta a Tunisia, la rivoluzione rubata dai vecchi

  1. avatar
    enrico 03/03/2011 a 15:09

    Vivo a Tunisi da 14 anni, sono sempre stato di sinistra e ho sempre sostenuto che sono i giovani a dover governare, ovunque.

    il problema attuale, quello che quotidianamente vedo per le strade di Tunisi, e che ritengo essere solo un’aniticipazione di quello che si vedrebbe anche i italia, e’ che ora i giovani hanno diritto di parlare, ma paradossalmente non hanno niente di sensato da dire.

    Nel dopo Ben ALi si e’ solo sentito dire ” no a questo, no a quello” ma la piazza non ha portato sul tevolo del futuro della Tunisia nessuna nuova opzione, non ho ancora sentito dire ” andatevene, noi faremo la tal cosa”, nessuna pragmaticita’.

    In totale la piazza, l’opposizione alla gerontocrazia, ha fino ad ora fritto l’aria. Il popolo tunisino ha dato prova di una grandissima civilta, ma di una inesistente coscienza politica.

    Enrico

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