Tunisia, condanna al carcere per tre Femen

Una delle attiviste Femen

Tre attiviste del gruppo Femen sono state condannate a quattro mesi di reclusione dal governo tunisino.

Le donne sono state  ritenute colpevoli di aver “violato la decenza pubblica” dopo aver protestato a seno nudo fuori dal tribunale di Tunisi in difesa di Amina Tyler, un’altra attivista del gruppo.

Le ragazze condannate, due francesi e una tedesca, trascorreranno nel carcere di La Manouba il periodo di detenzione.

È accaduto tutto il 29 maggio scorso, quando le tre donne hanno deciso di protestare in topless, in segno di solidarietà verso Amina e come gesto di protesta verso il governo tunisino. Il tribunale della città qualche giorno prima aveva  trattenuto in carcerazione preventiva la ragazza tunisina, rea di aver scritto su un muro della città proprio la sigla “Femen”. Di qui il gesto eclatante  e la condanna al carcere.

Le tre donne, Pauline, Margerite e Josephine hanno spiegato in sede di dibattimento, durato un solo giorno, come il loro fosse un atto di protesta e come non volessero in nessun modo provocare “eccitazione sessuale”. Alla domanda del giudice che chiedeva se avessero intenzione di ripetere atti simili, le attiviste si sono limitate a dare una risposta generica, rimarcando come  utilizzino ogni opportunità per esprimere le loro posizioni politiche.

La risposta del movimento non si è fatta attendere. La leader delle Femen Inna Shevchenko ha subito dichiarato: «Se sono così sfacciati da emettere questa condanna contro attiviste europee possiamo concludere che Amina, come cittadina tunisina, rischia la lapidazione».

Aggiungendo: «Con questa condanna il potere tunisino mostra la sua crudeltà teocratica e dimostra al mondo di ignorare le convenzioni democratiche internazionali». A Madrid, Bruxelles, Stoccolma altre attiviste hanno protestato in segno di solidarietà alle compagne detenute a Tunisi.

Le tre Femen sono state difese in aula da  un collegio di avvocati tunisini che coincide in parte con quello di Amina. Durante il processo ci sono stati momenti delicati vista la presenza tra le parti civili di alcune associazioni integraliste rappresentate dai loro legali. Proprio queste hanno infatti chiesto in un primo momento che tra i capi di accusa fosse contemplato il reato di attentato alla sicurezza dello Stato, accusa che per fortuna è stata accantonata.

Per il momento le tre donne dovranno restare in carcere e  la scarcerazione sembra lontana.

Dominga D’Alano

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