Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più, torna Cesare Basile

Cesare Basile

Secco e asciutto come una torrida giornata d’estate siciliana, Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più è il nuovo album di Cesare Basile, dove l’uso del siciliano rafforza concetto e musicalità. Un album penetrante che entra nella testa, scorre nelle vene e arriva dritto al cuore.

TU PRENDITI L’AMORE CHE VUOI E NON CHIEDERLO PIÙ – L’album si apre con Ariazu Stranu che ricorda quasi Creuza de ma di De Andrè: il suono dei dialetti usati è differente, ad accomunarli lo sbilanciamento verso la dimensione del parlato, i passaggi ritmici, la fusione di suono e parola. Sempre a De Andrè guarda la title track Tu prenditi l’amore che vuoi così spoglia e dolorosa come La Domenica delle Salme, alleviata solo dai violini in un ritornello che si allunga sul ‘Tu’, quasi come una richiesta d’aiuto. Deandreiana anche  La vostra misera cambiale interpretata dall’affascinante e severa voce di Rita ‘Lilith’ Oberti, così vera. Perla folk dell’album è Muscatedda. Folk anche Filastrocca di Jacob detto il ladro alla quale si alterna il blues con Ciuri e U chiamunu travagghiu, storie di chi vive per necessità ai margini della società. Menzione speciale, nessuna mezza misura e nessuna rassicurazione per La libertà mi fa schifo se alleva miseria.

NUOVO LIVELLO DELLA CANZONE D’AUTORE - Un album in cui è la ballata folk la vera protagonista, una ballata folk che gode comunque di arrangiamenti particolari, a volte anche complessi, che vede la sua chiave di volta nella persistenza di alcune melodie che arrivano all’ascoltatore quasi come un mantra. Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più  possiede qualcosa di sacro, il mistero di Cristo che è anche il mistero degli ultimi, di chi vive d’amore e dolore proprio come ha fatto Cristo. Sono queste le persone coscienti delle menzogne in cui siamo costretti a vivere. Nella cover campeggiano un rosario ed una frusta, la preghiera e l’invettiva per dar vita ad una rivoluzione sociale. Basile supera De Andrè non concentrandosi solo sugli ultimi e neanche solo sui padroni ma facendo dialogare le due parti, portando la canzone cantautoriale ad un nuovo livello, riuscendo a descrivere la realtà in maniera precisa, emozionale ma allo stesso tempo distaccata e lucida. Un album capolavoro.

Voto: 10 

Serena Prati
@Se_Prati

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