Trent’anni fa moriva François Truffaut: Parigi lo ricorda

Francois Truffaut

François Truffaut (Kasterine.com)

Esistono dei ‘mostri sacri’ nella storia del Cinema. Alcuni sono stati davanti alla macchina da presa e, attraverso i loro sguardi, le loro lacrime e le loro interpretazioni, sono diventati delle leggende. Rodolfo Valentino, Greta Garbo, Katharine Hepburn, Elisabeth Taylor, Alec Guinness, Robin Williams, Marilyn Monroe, Marcello Mastroianni, Bette Davis, Audrey Hepburn, Stan Laurel e Oliver Hardy: microscopiche gocce in un mare infinito. Altri, invece, hanno scelto di stare dietro la macchina, dirigendo, studiano tecniche nuove, dando forme, suoni, colori e movimento a sogni, idee, progetti e scritture. Stanley Kubrick, Akira Kurosawa, Alfred Hitchcock, Billy Wilder, Luchino Visconti, Orson Welles, Sergio Leone ne sono un esempio. Tra questi c’è stato François Truffaut, regista, critico, produttore e attore cinematografico francese, di cui oggi ricorre il trentennale dalla morte.

BREVE BIOGRAFIA – Truffaut nasce a Parigi il 6 febbraio del 1932. Frutto di una relazione extra coniugale, in seguito riconosciuto dal padre, cresce nella casa dei nonni, dove coltiva la passione per la letteratura. Ribelle e senza interesse per la scuola, inizia a frequentare i cinema: una forte ardente inclinazione che lo accompagnerà per tutta la vita. Dopo aver aperto un cineclub, viene scoperto dal critico cinematografico André Bazin che gli offre un impiego in un giornale: la carriera di critico lo porterà a conoscere più intensamente il mondo cinematografico. Nel 1957 inizia a prendere in considerazione l’idea di essere parte attiva di quel mondo e nel 1959 gira il suo primo filmI quattrocento colpi, che ottiene un inatteso successo. Sono gli anni ’60, nasce la Nouvelle Vague e Truffaut è l’uomo giusto nel periodo giusto. Basato sul concetto che il cinema è un’arte visiva, dove ciò che conta non è ciò che si dice ma ciò che si vede, François dirige film che ripropongono un tradizionale impianto melodrammatico (si pensi a L’ultimo metrò o La mia droga si chiama Julie), scritture sperimentali (Jules e Jim e Le due inglesi), ma soprattutto con riferimenti metalinguistici (Effetto notte, che nel 1973 gli fece ottenere l’Oscar come miglior film straniero). Truffaut, inoltre, non è solo un regista, ma anche un interprete: oltre alle sue pellicole, si ricorda il suo ruolo di Lecombe in Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg. Ammalato di tumore al cervello, Truffaut decide tardi di operarsi: muore a Neuilly-sur-Seine il 21 ottobre del 1984.

Francois Truffaut

(Fonte: hotels-paris-rive-gauche.com)

PARIGI RICORDA TRUFFAUT – Quest’anniversario, però, non è ricordato solo da cinefili e amanti dell’arte del regista francese. Parigi, infatti, ha voluto rendere omaggio a Truffaut attraverso una mostra e una retrospettiva dei suoi film alla Cinematheque française, iniziata l’8 ottobre. Divisa per percorsi tematici, la mostra percorre tutta la sua carriera di regista, critico e studiosocinematografico che raccoglie oggetti di scena, libri, interviste, fotografie, copioni con le annotazioni del regista, bozzetti, costumi provenienti dalle collezioni private della Cinematheque. L’esposizione, inoltre, rende omaggio anche alle donne-attrici che lo hanno ispirato nella vita e nel cinema, le quali gli devono molto del proprio successo: tra queste Isabelle Adjani, Catherine Deneuve, Claude Jade e Fanny Ardant (da cui ha avuto una figlia).

Un artista ribelle, visionario e poetico. Un uomo amante della vita e delle donne. Un regista che ha contribuito attivamente alla storia della Settima Arte. Un maestro per molti del suo ambiente che viene ricordato oggi come qualcuno morto troppo presto e che avrebbe potuto, probabilmente, insegnare ancora molto.

Francesco Fario

 

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