Tre volte all’alba. In libreria un Baricco squisitamente autoreferenziale?

La copertina

Forse non sarà una mossa vincente, a livello di popolarità, definire autorefenziale (aggettivo dal sentore vagamente negativo in campo letterario) uno scrittore amato, apprezzato e di indubbio talento come Alessandro Baricco, ma autoreferenziale questa volta l’autore torinese lo è davvero, almeno per chi scrive, e in fondo sembra dirlo lui stesso nella Nota al lettore che apre l’esile volumetto feltrinelliano (94 pagine) da pochi giorni sugli scaffali delle librerie: «Nell’ultimo romanzo che ho scritto, Mr Gwyn, si accenna, a un certo punto, a un piccolo libro scritto da un angloindiano, Akah Narayan, e intitolato Tre volte all’alba. [...] mentre scrivevo quelle pagine mi è venuta voglia anche di scrivere quel piccolo libro [...] può essere letto da chiunque, anche da coloro che non hanno mai preso in mano Mr Gwyn [...] Ciò non toglie che tuttavia, nella sua prima parte, mantenga [...] uno sguardo in più sulla curiosa vicenda di Jasper Gwyn e del suo singolare talento».

Che fare allora? Avvicinarsi a questa nuova prova narrativa del fondatore della Scuola di scrittura Holden con qualche pregiudizio – soprattutto se non si è letto Mr Gwyn e si ha quindi la vaga percezione di essere ‘penalizzati’ nel pieno apprezzamento della storia – oppure no?  Il messaggio lanciato dalla quarta di copertina, quello di un incontro che si ripete per tre volte risultando ognuna di queste anche l’unica, la prima e l’ultima, è accattivante e certo incuriosisce. Il numero tre, già nel titolo, torna nella struttura formale del testo: tre racconti, indipendenti tra loro, benchè accomunati dalla scelta del luogo in cui prendono avvio (la hall di un albergo), dal numero dei personaggi (sempre due), dall’importanza che riveste un particolare momento della giornata e uno specifico tipo di luminosità (il sorgere del sole), dall’idea che esista un Tempo che nulla ha in comune con quello della vita reale e quotidiana, ma nasca dallo svolgersi stesso della narrazione.

Alla difficile domanda, annosa questione da scienziato oltre che da filosofo, se il Tempo esista di per sè, come entità astratta ma autonoma, o solo in virtù dei soggetti/oggetti che vivendolo e abitandolo vi conferiscono spessore e concretezza, Tre volte all’alba sembra offrire un’altra alternativa: il Tempo esiste se lo si racconta, se lo ripempie di storie.

La scrittura, lo stile e la sintassi, le atmosfere, la scelta delle parole, l’uso della punteggiatura, quel certo senso di sospensione, una riflessione intimista che cerca di toccare le più profonde corde dell’anima. Tutto è tipicamente ‘baricchiano’. Lo amerà senza dubbio chi lo deve amare (i fan dello scrittore piemontese), non si entusiasmerà forse chi dopo Novecento non ha più provato leggendo i libri di Baricco le stesse emozioni (chi scrive). Tutti gli altri, lettori curiosi o casuali, sono invitati a inviarci i loro commenti.

Alessandro Baricco. Tre volte all’alba. Milano, Feltrinelli, 2012 («Narratori») € 10,00

Laura Dabbene

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