Trattative mafia e stato: le ultime rivelazioni di Brusca

Giovanni Brusca

– E’ salito di nuovo sul banco dei testimoni l’ex boss Giovanni Brusca nell’ambito del processo a Francesco Tagliavia, accusato di essere la mente delle stragi mafiose che insaguinarono l’Italia nel 1993.

Firenze

Brusca ha smentito che Berlusconi e dell’Utri c’entrino in qualità di mandanti esterni, ma i loro nomi sono risuonati comunque come macigni nell’aula bunker, perchè il teste li ha pronunciati più volte parlando del cambio di referenti politici di Cosa Nostra.

 
E’ infatti nel 1993, popo la morte di Salvo Lima, che la mafia cercò nuovi canali per entrare in contatto con la politica locale e nazionale: “La speranza era di far tornare lo Stato a trattare con noi, come aveva fatto fino al 1992 grazie all’aiuto dell’onorevole Salvo Lima”. Oltre al parlamentare democristiano Brusca cita anche, tra i contatti, Giulio Andreotti.

Il pentito dice di aver personalmente mandato a Milano Vittorio Mangano nel 1994, come emissario di Cosa Nostra in nome di Leoluca Bagarella, sostituto di Riina al vertice della cupola: il messaggio di Mangano era per Dell’Utri e Berlusconi, se non avessero accettato certe richieste, tra cui la revisione del maxi processo e la revoca del regime carcerario 41 bis, sarebbero continuati gli attentati.Stando al racconto di Brusca la disponibilità da parte di Dell’Utri ci fu, anche se le richieste vennero definite esose, ma tutto si arenò in concomitanza con l’arresto dell’ex stalliere di Arcore. 

Nella deposizione anche qualche rivelazione sul ‘papello’, con le richieste della Mafia per avviare una trattativa con lo Stato: Brusca sostiene di conoscerne perfettamente i contenuti, pur non avendolo mai visto. Pare che Totò Riina non abbia detto a Brusca il nome del tramite per la consegna del ‘papello’, ma quello del committente finale, l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino.Immediata la sua replica: “E’ una vendetta”.
 
Brusca ha precisato che la stretegia stragista decisa da Riina era una conseguenza del maxi processo istituito da Giovanni Falcone, ma che concause erano i maltrattamenti che gli affiliati subivano nelle carceri, soprattutto a Pianosa e all’Asinara: per questo motivo tra i progetti rientrava anche l’uccisione di alcune guardie giurate come azioni dimostrative.

Tra gli attentati progettati e non realizzati, l’ex boss mafioso ha parlato anche di un piano per uccidere l’attuale procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso.

foto via http:vanityfair.it;

Redazione

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews