Tragedia Himalaya, le vittime salgono a 13: il racconto di un superstite

Alberto Magliano, vittima di una valanga sull'Himalaya

Alberto Magliano (ecodibergamo.it)

New Delhi - Quella consumatasi questa notte è una delle tragedie più grosse mai avvenute sulle montagne della catena dell’Himalaya. Il bilancio parla per ora di 13 morti, ma potrebbero essercene altri e tra loro vi è sicuramente anche Alberto Magliano, 67 anni, scalatore brianzolo, il primo non professionista ad aver raggiunto le “Seven summits”, ovvero le sette vette più alte di ogni continente.

Magliano, assieme ad una trentina di alpinisti, è stato travolto da una valanga intorno alle 4.30 di mattina in Nepal, sul Manaslu (8.153 metri), nel “Campo numero 3″, a circa 7 mila metri d’altezza. Il suo corpo è stato trovato sotto metri e metri cubi di neve, purtroppo senza vita. Con lui restano uccisi anche alcuni alpinisti tedechi, nepalesi ed un francesi. 12 invece quelli tratti in salvo.

La spedizione contava 35 persone, tra cui tre italiani: Silvio Gnaro Mondinelli, Christian Gobbi e Alberto Magliano. “Io e Christian stiamo bene, siamo arrivati al campo base poco fa – racconta Mondinelli – ma purtroppo Alberto non ce l’ha fatta. L’abbiamo estratto dalla neve con lo sherpa, e siamo rimasti su ad aspettare per portarlo giù, ma gli elicotteri stanno trasferendo i feriti a valle e ci hanno detto che ci sarebbe voluto tempo. Più tardi risalgo con l’elicottero per andare a prenderlo. Non riesco a pensarci, era diventato nonno ieri e piangeva di gioia. E’ terribile”.

E’ stato un attimo, non c’è stato il tempo di rendersi conto di ciò che stava per accadere, la valanga ha colto tutti di sorpresa. ”Io ero in tenda con Christian, ci siamo ritrovati travolti e colpiti da blocchi di ghiaccio e neve. Dopo 200 metri la valanga ci ha buttato fuori. Abbiamo perso tutto, eravamo senza scarpe. Era buio, non c’era luce, non si vedeva niente”, racconta ancora Mondinelli.

“La tenda di Alberto era proprio vicino alla nostra. Non riesco a capacitarmi che sia morto. Lui aveva all’interno bombole d’ossigeno che forse hanno fatto peso e l’hanno trascinato in basso, mentre noi eravamo più leggeri. Non lo so. Comunque lui è finito in profondità e non ce l’ha fatta. Lo abbiamo tirato fuori ma non c’era più niente da fare”.

Intanto la Farnesina, attraverso il Consolato a Kathmandu, si è immediatamente attivata e segue la tragedia avvenuta sull’Himalaya. “In contatto con il personale preposto ai soccorsi e con le autorita’ di polizia locali”, la Farnesina sta assicurando “ogni possibile assistenza agli italiani parte della spedizione di alpinisti”. Lo rende noto un comunicato del ministero degli Esteri.

Davide Lopez

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