Traffico illegale di tonno rosso: il Wwf accusa la Commissione Internazionale

(Archivio)Attraverso riscontri ufficiali presso le dogane incriminate è  stato ricostruito l’enorme volume del traffico illegale di carne di tonno rosso, che in un decennio – dal 2000 al 2010 – ammonterebbe a circa 14.327 tonnellate di tonno lavorato, che corrispondono a circa 18.704 tonnellate di pesce vivo.  Il fenomeno sarebbe completamente sfuggito al controllo dell’ Iccat, la commissione internazionale istituita proprio con il compito di controllare e regolare il commercio e la pesca del tonno, per garantire conservazione delle specie nell’Atlantico e nel Mediterraneo.

Il nome di tonno rosso può riferirsi a diverse specie, come il tonno rosso del Nord o dell’Atlantico – Thunnus thynnus – , il tonno rosso del Pacifico – Thunnus orientalis -  e il tonno rosso australe – Thunnus maccoyii – .

Il tonno rosso è pescato più rapidamente di quanto si riproduca e gli stock di questa specie non sono mai stati così bassi come nell’ultimo decennio: colpa soprattutto della pesca intensiva che negli anni Settanta e Ottanta ha causato gravi danni. L’Unione internazionale per la conservazione della natura ha inserito il tonno rosso dell’Atlantico nella lista nera delle specie in grave pericolo di estinzione. Tuttavia, presa coscienza dello stato attuale delle cose, alle premure burocratiche non è corrisposta finora un’ efficace azione di controllo istituzionale.

Lo studio diffuso in questi giorni, fortemente voluto dal Wwf, rivela che  tonnellate di tonno rosso sono state esportate a Panama da Paesi mediterranei tra cui Italia, Spagna, Marocco, Tunisia e Turchia, e da lì riesportato in Giappone.

«E’ la prima indagine mai fatta su questo problema e probabilmente mostra solo la punta dell’iceberg’» dichiara Marco Costantini, responsabile del Programma Mare di Wwf Italia, invitando l’ Iccat e i paesi coinvolti ad avviare tempestivamente le indagini  per chiarire le dinamiche del reato. Infatti, come spiega il Wwf, «se e’ vero che nessuna di queste spedizioni sia mai stata segnalata all’Iccat, questo fenomeno sarebbe pienamente classificabile come pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, secondo gli standard della Fao».

Tutti i Paesi coinvolti erano all’epoca parti contraenti dell’Iccat  e ogni traffico internazionale di tonno rosso doveva essere da loro opportunamente dichiarato per consentire all’Iccat stessa di effettuare controlli incrociati rispetto alle quote di pesca. Quindi questo traffico, non registrato nemmeno presso le  dogane di Panama, potrebbe essere avvenuto senza che il pesce sia stato fisicamente spedito a Panama. Il tutto potrebbe essere avvenuto con navi da trasporto battenti bandiera panamense e il coinvolgimento di compagnie con base a Panama come intermediari tra i paesi produttori e il mercato giapponese.

Un’ampia percentuale del tonno catturato, che va ben oltre la quantità massima consentita, è il risultato di una pesca illegale, non regolata e non controllata. Un’indagine giornalistica indipendente lanciata da una rete di giornalisti appartenenti al Consorzio Internazionale di Giornalisti d’Inchiesta  – CIIJ – ha stimato che il mercato nero internazionale del tonno rosso ha una dimensione economica che tocca i quattro miliardi di dollari. Si passa da casi eclatanti di violazione della quota consentita, alla diffusa mancanza di rendicontazione del pescato alle autorità competenti, all’uso di aerei da ricognizione vietati dal 2006 per identificare i tonni da pescare, alla cattura di esemplari sotto misura, fino alle tante analisi errate svolte dai governi.

Il tonno rosso è estremamente apprezzato sul mercato del Levante, perché destinato alla preparazione di sushi e sashimi. Una pesca molto redditizia a livello economico: la maggior parte del tonno rosso catturato viene trasferito in allevamenti e poi destinato proprio al mercato giapponese, dove un singolo pesce si vende anche per 100.000 dollari, prezzo che lo rende uno degli alimenti più cari al mondo.

Tutte le specie di tonno rosso crescono a ritmo lento e raggiungono piuttosto tardi la maturità riproduttiva. Spesso vengono pescate prima di essersi riprodotte. La pesca intensiva dei soggetti più giovani suscita legittime inquietudini sul fronte ambientalista, perché impedisce la rigenerazione degli stock. Il valore commerciale, insieme alla tendenza di alcune varietà a raggrupparsi in zone particolari per deporre e fecondare le uova, rende il tonno rosso molto vulnerabile alla pesca, sia essa commerciale o illegale. L’attuale intensità di pesca non è di fatto sostenibile, nonostante,

 proprio nelle prime settimane di Ottobre, lo stesso Wwf aveva esplicitato considerazioni ottimistiche riguardo  «primi e significativi segnali di ripresa dello stock di tonno rosso dell’Atlantico orientale e del Mediterraneo», apparentemente confermati proprio dall’analisi dei dati forniti dal  comitato scientifico dell’ Icatt.

Slow food dedica sul proprio portale web, nella sezione Slow fish, un’apposita rubrica di informazione alimentare sostenibile: No grazie, non nel mio piatto offre una guida di facile consultazione al consumo critico di pesce. «Fino ad oggi le istituzioni incaricate di tutelare questa specie si sono dimostrate più sensibili ai canti delle sirene delle lobby del profitto che agli appelli degli scienziati. Il soprannome attribuito all’Iccat rende bene l’idea: Cospirazione internazionale per catturare tutti i tonnidi dell’Atlantico», è l’accusa affatto velata rivolta all’organismo europeo, che mette in evidenza preoccupanti incoerenze. «I governi firmatari della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione – CITES – hanno rifiutato nel marzo 2010 la proposta di Monaco, sostenuta dall’UE, di vietare il commercio internazionale del tonno rosso dell’Atlantico per dare a questa specie il tempo di riprodursi».

 Arianna Fraccon


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