Toscana: casse vuote e poltrone affollate

Tra  promesse di tagli e rinvii, l’esercito della burocrazia regionale continua ad aumentare

di Chantal Cresta

claudio martini
Claudio Martini, ex presidente della regione Toscana

FIRENZE – Nel novembre 2009 la Giunta della Regione Toscana, presieduta dal governatore uscente Claudio Martini (Pd), decise di stanziare quasi 2 milioni di euro per le primarie interne alla maggioranza. Lo scopo era eleggere il futuro candidato da presentare nel 2010 alla corsa per la poltrona regionale. L’iniziativa venne accolta con molte critiche per 2 buone ragioni. In primis si usavano soldi pubblici per una primaria locale che poteva interessare solo una parte dei toscani, ovvero quelli radicati a sinistra e muniti di tessera del partito. La seconda ragione era ancora migliore: oltre al candidato del Pd, Enrico Rossi, appoggiato anche da Italia dei Valori, non c’erano altri uomini in gara. Sbaglia chi crede che l’episodio citato sia un caso isolato di mala gestione perché la politica toscana è una tra le più impunemente costose nel variegato universo dello spreco istituzionale, al punto da meritare un approfondimento nel celebre libro di denuncia La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (Rizzoli, 2007).

Gli enti di Martini – Tra il 2005 e il 2007, lo scenario politico regionale era alquanto caotico: sindaci nominati presidenti di aziende pubbliche, presidenti di Provincia che apparivano nei comitati di amministrazione di enti locali e politici di vario grado i quali ricoprivano il ruolo di revisori di conti. Tanti incarichi, molti conflitti di interesse e una profusione di poltrone, per la maggior parte inutili, perché molti degli enti toscani altro non sono che società partecipate a loro volta doppioni di strutture pubbliche con uguali incarichi amministrativo-gestionali. L’elenco è interessante: 4 Fondazioni, 6 ATO (Ambito Territoriale Ottimale) acqua, 10 ATO rifiuti, 1 Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica), 1 Ars (Agenzia regionale per la sanità), 11 Lode (organismi per il controllo dell’edilizia pubblica), svariate Atp (Agenzie per il turismo), 1 Artea (Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura), 1 Arpat (Agenzia per la Protezione Ambientale), 1 Arsia (Ageniza per lo sviluppo e l’innovazione agricolo-forestale) e molto altro ancora. L’Irpet, per esempio, contava 40 dipendenti e 9 dirigenti per un costo complessivo di 2 milioni di euro l’anno. Dal 2006, il presidente dell’ente è Franco Gussoni (centro-sinistra), già ex presidente della Provincia di Massa Carrara e attualmente anche sindaco di Pontremoli. Anche l’ex direttore Irpet, Andrea Cornia, poteva sentirsi soddisfatto: guadagnava 80 mila € l’anno lordi di indennità in assenza di altri incarichi e 40 mila se occupato altrove.

Nel 2009 le retribuzioni del cda dell’ente variavano dai 78 mila € di un membro della struttura operativa ai 102 mila € annui incassati dal coordinatore vicario, nei quali era compresa una indennità individuale di anzianità di poco più di 7 mila € (delibera Cda n.3, 1/3/2010). Altro caso, stessa storia. Fino a 3 anni fa, la Ars si distingueva per i suoi 33 dipendenti, 9 dirigenti (1 dirigente ogni 3 impiegati) e la bellezza di 1 milione e 800 mila € l’anno al vento.

Tornando ai giorni nostri quasi nulla è mutato se non nell’ammontare delle rifusioni dirigenziali largamente aumentate a partire da quella del direttore, il quale nel 2007 godeva un indennizzo di circa 86 mila € annui che oggi sono diventati 101.446,36 € comprensivi di tredicesima.

Enrico Rossi
Enrico Rossi, attuale presidente della regione Toscana

L’elefante di Rossi – Le casse toscane sono in rosso e non da adesso. Già nel famigerato 2007 si contava un buco pari a poco meno di 600 milioni di euro. Una follia alla quale Martini promise di rimediare con le cesoie a varie voci di bilancio per un risparmio complessivo di circa 10 milioni di euro.

Nei fatti, dal 2008 al 2010 – a parte un significativo aumento delle tasse ai cittadini – nulla è stato fatto e la “patata bollente” è passata nelle mani del sucessore: l’uomo da 2 milioni di euro, Enrico Rossi. Quest’ultimo, non ha perso tempo, e mentre con una mano organizzava un piano di tagli per un valore di 25 milioni di euro spalmati in 5 anni, con l’altra ha recentemente stanziato 17 milioni di euro per nutrire l’elefantiaca burocrazia locale a partire dagli stipendi dirigenziali, più altri 2,7 milioni per le immancabili consulenze esterne.

Per il momento, le uniche voci di spesa alle quali Rossi sembra seriamente intenzionato a dare una scorciata sono i gettoni di presenza per i membri dei vari cda aziendali delle società partecipate. Troppo poco rispetto ai 4 e 4,5 miliardi che la manovra Tremonti chiede di tagliare tra tutte le amministrazioni regionali a statuto ordinario nei prossimi 2 anni. Vedremo come finirà.

VIDEO/ via http://www.youtube.com/watch?v=Z1chV-xTd3w

FOTO/ via ttp://upload.wikimedia.org; http://www.politica.melitoonline.it


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