Torino Film Festival: l’atteso ritorno al cinema di Jodorowsky

La danza de la realidad

La danza de la realidad

Mancano solamente due giorni alla conclusione della 31° edizione del Torino Film Festival ma la tensione non si appresta a calare e le sorprese sono ancora numerose. Quest’oggi i riflettori sono accesi tutti su un grande ritorno cinematografico, quello di Alejandro Jodorowsky, assente dalle sale da 23 anni.

LA DANZA DE LA REALIDAD - La danza de la realidad è definibile come il testamento cinematografico di Jodorowsky, avendo racchiuso nella pellicola tutti gli elementi fondamentali della sua esistenza personale ed artistica.
Il racconto è autobiografico e concentra l’attenzione sul difficoltoso rapporto che egli ebbe con suo padre, figura oscura e cinica, con cui il regista chiuse i rapporti nell’età della prima maturazione. Oltre alla storia personale il film imperversa di caratteristiche che hanno da sempre contraddistinto la regia di Jodorowsky, cominciando dal fedele ritorno al surrealismo. La scena è colma di spettacolari sequenze di immagini, figure retoriche e simbolismi studiati e realizzati con una smodata cura; la psicomagia, dottrina di cui egli è fautore, è perennemente presente nello svolgersi della storia ed è incarnata nel personaggio della madre, figura positiva del racconto. Per circa 130 minuti di ripresa si è immersi in una fiaba onirica e fiabesca dall’estrema bellezza e ricca di commozione; non tutti i significati delle immagini sono di chiara intuizione ma si è rapiti dalla perfezione dei movimenti e dalla creatività dell’artista, che inserisce la sua immaginazione e la sua emotività in ogni singolo minuto di film. parlare di originalità sarebbe riduttivo ma è sicuramente un film inusuale che rapisce per il perfetto equilibrio tra estetica e profondità. Ci si ritrova sbattuti, senza nulla che lo lasci presagire, in un mondo parallelo, trascendentale e visionario complice la credenza e l’applicazione stessa della psicomagia, forza positiva insita nell’animo di Jodorowsky che crea, quasi inspiegabilmente, empatia con lo spettatore.

Only Lovers Left Alive

Only Lovers Left Alive

ONLY LOVERS LEFT ALIVE – Anche quello di Jim Jarmusch è un ritorno ma, in questo caso, l’assenza è durata solamente 4 anni avendo riscosso un ottimo successo nel 2009 con The Limits of Control.

È Only Lovers Left Alive il film che il Torino Film Festival presenta quest’oggi fuori concorso, in cui Jarmusch, con il solito umorismo che lo contraddistingue, affronta un tema caro al cinema mondiale: quello dei vampiri. È una completa rivisitazione dello stereotipo imposto da anni di cinema, gli impulsi narrativi sono nuovi ed il fascino suscitato dai due morti viventi è completamente innovativo. I protagonisti della vicenda sono Adam (Tom Hiddleston) e Eve (Tilda Swinton), una coppia di vampiri innamorati approdati a Detroit in cerca di sangue puro, poiché quello degli zombie (così vengono chiamati gli umani) è diventato infetto a causa della loro corruzione. Eroi della vicenda sono dunque i vampiri e già questo denota un cambio di prospettiva rispetto alla visione classica; inoltre i due fungono da riflesso della società, avendo il regista usato i due personaggi per riflettere sulla decadenza dell’uomo moderno.

L’allegoria riesce alla perfezione e tramite il racconto dei due, considerati diversi, Jarmusch riflette sull’impurità dell’animo umano e sul disfacimento interiore, dimostrato dalla putrefazione del sangue; tutta questa tristezza è resa anche dalle immagini che, in perfetto stile pulp, sono povere di colori e la luminosità più evidente è data dalle pallide carnagioni dei protagonisti.  L’ottima interpretazione degli attori è accompagnata da una, positivamente invadente, colonna sonora curata dal liutista Jozef Van Wissem, che amplia il fascino della pellicola.

La Plaga di Neus Ballús TORINO 31 - Completano la giornata del Torino Film Festival i due film presentati oggi in concorso: La Plaga di Neus Ballús e La bataille de Solférino di Justine Triet, due film diametralmente opposti che affrontano scorci di vita vera o verosimile.

La Plaga si inserisce nel filone dei documentari che hanno sbancato ai Festival di Venezia e di Roma e si instaura nella periferia di Barcellona, quella meno nota ai cataloghi turistici e in cui si intravede un residuo di natura, non contaminato dall’uomo. In questo ridotto spazio ruotano cinque i personaggi reali (un coltivatore, un lottatore, un’infermiera filippina, un’anziana signora e una prostituta) che affrontano la precarietà e la solitudine delle loro vite, in un contesto paesaggistico, arido e secco, che riflette pienamente la loro marginalità.

La bataille de Solférino è una commedia dai toni cinici che si inserisce, anche in questo caso, in un contesto reale. Siamo in Francia nel maggio 2012, nel mezzo dello scontro politico e mediatico tra François Hollande e Nicolas Sarkozy, giunti al ballottaggio delle presidenziali. Laetitia (Laetitia Dosch) è la protagonista della pellicola che si muove tra i tumulti della società, essendo una giornalista alle prese con le ultime battute delle elezioni, e della sua vita personale, avendo l’ex marito invaso le sue giornate, già troppo piene, per vedere le figlie.

La commedia è divertente ed esilarante nonostante la sua diretta crudezza e violenza verbale, arma efficace come già Carnage di Polanski aveva dimostrato; è un’irriverente mostra di figure umane, recitate nel film ma chiaramente esistenti nella vita reale, «Laetitita e Vincent a volte sono difficili, mostruosi o violenti, ma sono vivi!» afferma la stessa regista Justine Triet.


LE PROIEZIONI DELLA GIORNATA –
La Plaga, ore 17, Reposi 3

La bataille de Solferino, ore 19.30, Reposi 3

La danza de la realidad, ore 19.30, Massimo 1

Only lovers left alive, ore 22, Reposi 3

Alessia Telesca

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