Top 5 cinema: i migliori film del 2014

Arriva anche la top 5 cinematografica. Vediamo quali sono stati i migliori film del 2014 secondo la Redazione Cinema di WakeUpNews

Il 2014 volge al termine portando con sé il consueto andirivieni di pregi e difetti, gioie e drammi, speranze e ansie per l’annata che sta per arrivare. Rientrando nella tipica atmosfera da resoconto finale che l’intero mese di dicembre propone, come sempre, ad ognuno di noi, non possiamo esimerci dall’interpellare – come per il fattore musicale – la Redazione Cinema di WakeUpNews per sapere quali sono stati, per ognuno dei componenti, i cinque migliori film usciti in territorio italiano nel corso del 2014.

Joaquin Phoenix in "Her" di Spike Jonze (kinoreview.it)

Joaquin Phoenix in “Her” di Spike Jonze (kinoreview.it)

UNA CURA DI ETEROGENEITA’ – Chi segue e legge WakeUpNews fin dai suoi albori lo sa fin troppo bene: ogni singola firma del giornale non ha mai avuto – ne mai avrà – una sola ed unica visione delle argomentazioni che tratta. Anche le sezioni inerenti alla cronaca e alla critica in ambito di spettacolo, ovviamente, non si tirano indietro di fronte al desiderio, sempre vivo, di partecipare ad esperienze quanto più divergenti in termini di genere e stile. È proprio questa eterogeneità di gusti e idee a contraddistinguere l’identità del nostro giornale così come ogni singolo gruppo di collaboratori in ogni specifico ambito giornalistico.

QUATTRO TOP 5 CAMALEONTICHE – È soprattutto per questo motivo, dunque, che all’interno delle nostre personali quattro top 5 cinematografiche inerenti alle uscite del 2014 troverete praticamente di tutto, dalle visioni “pop” ai gradimenti linguisticamente più sperimentali, dalle proposte più commercialmente altisonanti alle più piccole ma imponenti proposte narrative da grande schermo. Largo, dunque, alle sentenze di David Di Benedetti, Alessia Telesca, Stefano Gallone e Gian Piero Bruno direttamente dalla Redazione Cinema di WakeUpNews.

Apriamo il sipario sulla top 5 di David Di Benedetti, densa sia di proposte commerciali – non per questo meno interessanti – che di riflessioni su pellicole di importanza capillare per il cinema in sé.

TOP 5 DI DAVID DI BENEDETTI

Boyhood (Richard Linklater)

Richard Linklater firma un’opera monumentale e ambiziosa, destinata a restare negli annali della storia del cinema. Boyhood porta la Vita sul grande schermo, con tutte le sue gioie e le sue difficoltà e, per la prima volta, i veri cambiamenti che essa apporta al corpo dell’essere umano.

Her (Spike Jonze)

Capolavoro del regista Spike Jonze, Her è una malinconica e meravigliosa riflessione sulla condizione dell’uomo, alla perenne ricerca di qualcuno che possa completarlo e che con lui possa condividere esperienze ed emozioni, nonché crescere, maturare ed evolversi seguendo un progetto che si spera possa essere sempre perfetto ma che, inevitabilmente, non lo sarà mai, poiché è l’uomo stesso, per sua natura, ad essere imperfetto, anche quando trova nell’altro la propria completezza.

The wolf of Wall Street (Martin Scorsese)

Il capolavoro di Martin Scorsese che racconta la storia del broker Jordan Belfort, dalla sua ascesa nel mondo della finanza alla sua rovina, ci ha regalato uno spettacolare Leonardo DiCaprio (che ha mancato di nuovo per un pelo la conquista dell’Oscar) e una prova registica magistrale, fresca e ironica, a tratti eccessiva ma mai fuori luogo, perché perfettamente in linea con l’eccentricità del protagonista.

Guardiani della galassia (James Gunn)

Miglior film Marvel realizzato fin ora, Guardiani della galassia è un mix perfetto di azione e ironia, in tutto e per tutto coerente all’immaginario della “macchina fabbrica blockbuster” Marvel/Disney. Il film di James Gunn è entertainment allo stato puro, una pellicola che non si permette mai un minuto di pausa dall’inizio alla fine.

Il capitale umano (Paolo Virzì)

Lascio uno spazio al cinema italiano, riservato al nostro Paolo Virzì, che si dimostra ancora una volta un regista in grado di affrontare una sfida ambiziosa adattando per il cinema il romanzo di Stephen Amidon e regalandoci un thriller-noir di grande effetto e mai eccessivo nel giudizio morale dei personaggi, interpretati da un cast in stato di grazia e magistralmente diretto.

Un fotogramma da "Nymphomaniac" di Lars Von Trier (cinemacritico.it)

Un fotogramma da “Nymphomaniac” di Lars Von Trier (cinemacritico.it)

Proseguiamo le nostre valutazioni in chiusura dell’annata 2014. Tocca ad Alessia Telesca e alle sue considerazioni tanto su pellicole che conoscete bene, quanto su proposte da assaggiare sulla scia di sempre preziosi e validi consigli da esperti del settore.

TOP 5 DI ALESSIA TELESCA

Interstellar (Christopher Nolan)

Opera ambiziosa e sontuosa, diretta da uno dei migliori registi contemporanei di Hollywood. Un tripudio di immagini, suoni e visioni che trascinano lo spettatore da inizio a fine racconto, coadiuvato da un magistrale Matthew Mcconaughey all’apice della sua maturità.

Nymphomaniac vol. I-II (Lars Von Trier)

Utilizzare un tema così “scandaloso” come il sesso per mostrare ed evidenziare una sorta di seduta psicoanalitica in cui si racconta e si abbatte il perbenismo, la religione, la moralità contemporanea. Piaccia o non piaccia, Lars Von Trier è uno dei pochi registi contemporanei in grado di stupire senza mai scadere nel banale e la provocazione, anche estrema, è la sua arma più efficace.

Dallas Buyers Club (Jean-Marc Vallée)

Racconto coerente e ben strutturato che distrugge i luoghi comuni omofobi sull’HIV. Il successo del film lo si deve, però, all’autenticità della storia narrata, toccante e a suo modo romantica, e, ancora una volta ai due attori principali Matthew Mcconaughey (che, devo ammettere, prima di questo film proprio non mi piaceva) e Jared Leto, entrambi premi Oscar.

Frances Ha (Noah Baumbach)

Una ragazza di oggi, quasi comune, una ballerina sognatrice: Frances Ha è un ritratto curioso e profondo di una giovane donna, raccontata attraverso un viaggio sensoriale ed emotivo nei pensieri e nell’animo della protagonista, la bella Greta Gerwig. Personale, armonioso e coraggioso, il film assicura coinvolgimento, soprattutto per il pubblico femminile.

Class Enemy (Rok Bicek)

La scuola, simbolo educativo, nascita e crescita dell’individuo per eccellenza, diventa un ring metaforico, in cui si scontrano generazioni e, soprattutto, identità differenti messe di fronte alla società della perdizione che protegge oltre ogni modo i giovani dai veri dolori della vita. Un ottimo esordio alla regia che ricorda, a tratti, L’onda di Dennis Gansel.

"Interstellar" di Christopher Nolan (wired.it)

“Interstellar” di Christopher Nolan (wired.it)

Andiamo avanti sull’onda dell’eterogeneità di stile e tematiche. Nella top 5 di Stefano Gallone c’è anche spazio per un’importante considerazione riguardante un possibile nuovo versante del cinema italiano.

TOP 5 DI STEFANO GALLONE

 Mud (Jeff Nichols)

Si parlava, prima, di Matthew McConaughey. Ebbene, Mud, terzo splendido film del non più esordiente Jeff Nichols (che in Italia, se non altro, dovremmo conoscere per aver presieduto la giuria del Festival del Film di Roma un paio di anni fa) è il film che più di altri lo ha davvero consacrato come ottimo attore, oltre che belloccio. L’Oscar, però, è arrivato con Dallas Buyers Club, quindi ops!, hanno detto i distributori italiani, ce ne siamo sbattuti di questo film, prendiamocelo adesso per incassare, anche se è uscito da due anni in Usa. Fin dove potete recuperatelo perché è la nobile chiusura di quella che amo chiamare la “trilogia della speranza” di Nichols, un autore da non sottovalutare.

Gone girl – L’amore bugiardo (David Fincher)

Fincher è Fincher, cioè niente di particolarmente trascendentale eppure avvincente nel suo scegliere di abbandonare cose come piani sequenza impossibili e affini per semplificare la messa in scena al cospetto di una sceneggiatura serratissima e molto ben sviluppata. Sicuramente uno dei migliori thriller dell’ultimo decennio.

Nymphomaniac vol. I-II (Lars Von Trier)

Per gli stessi motivi di cui alla top 5 precedente, con l’aggiunta di una considerazione per me anche più importante: al di là dell’essere fautore di scandalo come alternativa narrativa, Von Trier è uno dei pochi infiltrati nel mainstream che sa davvero fare il punto della situazione sulla glacialità e sul vuoto assoluto – spacciato per razionalità e “apertura” – che inghiotte molte (troppe) non-esistenze contemporanee.

Her (Spike Jonze)

Scaricate nel sifone il doppiaggio italiano (soprattutto l’irritante inefficienza di Micaela Ramazzotti), procuratevi la versione originale e godete a pieno diritto della più grande storia d’amore “2.0” mai scritta per il grande schermo. Poi andate su Youtube e vedetevi il mediometraggio I’m here per capire definitivamente con quale genio di scrittura e messa in scena cinematografica contemporanea state avendo a che fare.

Last summer (Leonardo Guerra Seràgnoli) + Index zero (Lorenzo Sportiello)

Da troppo tempo sparliamo senza conclusioni sullo stato comatoso del cinema italiano. Al di là del servilismo popolano, l’ultima edizione del Festival del Film di Roma ha però dimostrato che in questo posto sciagurato è ancora possibile fare – a budget modestissimo – del grande cinema tanto di fantascienza distopica alla Cuaròn (Index zero) quanto di imponente e mai noioso approfondimento psicologico a metà tra Bergman e Antonioni (Last summer). Attori anglofoni, nuove regie eccellenti e grande coraggio propositivo: la soluzione a moltissimi mali (anche se quelli peggiori riguardano il quoziente intellettivo del nostro pubblico) è a portata di mano. La sfrutteremo come si deve o aspetteremo ancora che qualcuno venga da fuori a salvare la nostra inettitudine produttiva terminale?

Un fotogramma da "Mommy" di Xavier Dolan (thestar.com)

Un fotogramma da “Mommy” di Xavier Dolan (thestar.com)

E per finire, la top 5 di Gian Piero Bruno in andirivieni tra nomi noti e proposte di più piccolo ma sempre importante taglio stilistico.

TOP 5 DI GIAN PIERO BRUNO

A proposito di Davis (Joel e Ethan Coen)

Lo splendore del cinema dei Coen, non importa se si parli di un efferato assassino o, come in questo caso, di un cantante folk fallito. I registi americani parlano sempre di tutti noi e lo fanno raccontandoci di Davis, con una regia, fotografia e sceneggiatura perfette.

Mommy (Xavier Dolan)

La storia del rapporto tra una madre vedova e il figlio adolescente, problematico e violento, spunto per raccontare l’amore materno universale. Invenzioni registiche che scuotono, attori strepitosi, una colonna sonora bellissima; commovente, profondo, Mommy non lo si dimentica facilmente usciti dalla sala. Una gemma.

Grand Budapest Hotel (Wes Anderson)

Wes Anderson con i suoi colori, la sua regia perfetta, i suoi racconti surreali – qui le (dis)avventure del direttore di un famoso hotel – non sbaglia mai il bersaglio. Un inno alla vita, una pellicola che riempe gli occhi e il cuore.

Boyhood (Richard Linklater)

Dodici anni di vita di un ragazzo, tutte le fasi più importanti raccontate senza retorica, senza melassa, senza superficialità, senza noia, nonostante la lunga durata. Un esperimento cinematografico riuscito, una scommessa vinta quella di girare un film per dodici anni di fila con un risultato finale che impressiona. Notevole, emozionante.

Gone girl – L’amore bugiardo (David Fincher)

Lo stile di David Fincher al top nella sua ultima pellicola. La crudeltà del mondo dal punto di vista di un regista visionario, un’atmosfera onirica che conquista dall’inizio alla fine.

Redazione

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