Ti senti solo? Affitta un amico su Internet a 21 euro l’ora

affittare un amicoTokyo – Ti senti solo? Affitta un amico. È la pratica che si è diffusa in Giappone negli ultimi anni, dove chi non riesce a ‘farsi’ degli amici, li affitta. Alcune aziende, una decina, hanno investito sulla solitudine che pervade la vita di centinaia di cittadini giapponesi e hanno offerto loro la compagnia di un attore a pagamento che si trasforma per qualche ora nell’amico perfetto.

AFFITTARE UN AMICO – Le aziende giapponesi in questione sono dotate di veri e propri cataloghi al cui interno si possono scegliere diverse tipologie di personaggi da affittare: un amico per qualche ora, ma anche una persona cara che se ne è andata. Non solo, alcune agenzie hanno anche attori che, all’occorrenza, si trasformano in genitori, fratelli, sorelle, nonni, zii e cugini che, di norma, vengono affittati per le cerimonie come matrimoni o funerali. Ancora, nei cataloghi si possono trovare anche mariti temporanei per donne nubili o padri e madri che facciano fare i compiti ai bambini o che ascoltino lo sfogo del figlio. Il prezzo per questo genere di servizio parte da 2.980 yen, cioè circa 21 euro all’ora e arriva anche a 42 euro nelle ore successive.

SOLITUDINE E TECNOLOGIA – Ma c’è solitudine e solitudine: c’è quella ‘voluta’ per avere un momento per sé, utile per ritrovarsi e riconoscersi; c’è quella forzata, come la perdita di una persona cara; c’è la solitudine sociale, cioè quella creata dalla tecnologia degli smartphone e dei social network. Secondo uno studio condotto dall’Australian Relationship Queensland, chi utilizza i social network come Facebook e Twitter si sentirà presto ‘solo’. Questo accade perché si affida l’espressione dei propri stati d’animo a una comunità virtuale, essendo convinti (e credendo) di comunicare con le altre persone. Ma le emozioni delle persone passano attraverso i gesti, le espressioni dei visi, attraverso la corporeità che, com’è ovvio, non possono esistere attraverso i dispositivi elettronici, nemmeno utilizzando gli emoticons. E le previsioni degli specialisti non sono delle più rosee: infatti, alcuni affermano che, negli anni a venire, la solitudine si accentuerà ancora e maggiormente tra gli adolescenti e i giovani.

dipendenzaLE APP CHE PROVOCANO SOLITUDINE – Non solo: questi stessi specialisti hanno studiato alcune app per smartphone che non solo creano, ma rinforzano, la solitudine dell’utente. Si tratta dell’app Hell is the other people che geolocalizza la posizione dei propri contatti in modo che l’utente possa evitarli, mostrandogli le ‘zone sicure’, ovvero dei luoghi dove non c’è traccia dei propri ‘amici’. Poi c’è Coffittivity, che regala all’utente l’illusione di trovarsi all’interno di un bar: si sentono, infatti, in sottofondo il vociare della gente, il tintinnio delle tazze e dei cucchiaini, il rumore della cassa, che danno l’illusione di trovarsi fuori di casa senza esserlo davvero.

Mariangela Campo

 

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