‘The tree of life’, il cine-universo di Terrence Malick

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Brad Pitt in una scena del film

Ci sono film per i quali, riaccese le luci in sala, ti si presenta il giudizio con chiarezza. Ci sono invece film, come quello di Malick, che restano in sospeso prima di depositarsi nella tua mente, magari dopo anni, e pensi sia uno sgarbo pronunciare qualsiasi frettolosa valutazione.

The Tree of life, vincitore al Festival di Cannes, è opera-mondo, ambiziosa, insolita, coraggiosa, visionaria e visiva ma anche stravagante, ardua e ingrata con il pubblico.

Proprio questo l’eterno dilemma: un’ arte comprensiva, facilmente riconoscibile dal grande pubblico o un arte d’elite, estetica, al costo magari di perdere per la strada qualche spettatore di troppo? (Scriveva Eraclito: «Perchè volete trarmi d’ogni parte o illitterati? Non per voi ho scritto, ma per chi può capirmi. Uno vale per me centomila, e nulla la folla»).

Insomma, anche noi divisi come il protagonista della storia de L’Albero della vita.

Jack cresce in Texas, anni ’50, in una famiglia borghese, tra un padre ‘padrone’ e una mamma dolce e protettiva. La divisione di fondo è palesata fin dall’inizio: due le strade, quella della grazia e quella della natura invadente, che prende il sopravvento sia nel corso della pellicola (con un excursus di immagini potenti sulla creazione), sia nell’animo di Jack. Dirà al padre: “Io sono violento come te, sono più uguale a te che a lei”.

Un’abilità tecnica innegabile, capace di lanciare uno sguardo (inquadratura) innovativo, originale e reinventare gesti e parole quotidiane; molto spesso sovvertendo le regole classiche di montaggio lasciandoci spiazzati in un turbinio di immagini evocative.

Le voci fuori campo dei protagonisti, a condire di senso le sequenze sono in linea con lo stile che da sempre contraddistingue Malick, partendo dalla classica voce narrante de La rabbia giovane per poi arrivare a quell’insieme corale di voci di ogni singolo personaggio in La sottile linea rossa.

In quel caso, forse, riuscendo a raggiungere un livello di empatia con lo spettatore che in The tree of life manca.

Daniel Settembre

Foto || atlantidezine.it

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