Thailandia, quando la politica si militarizza

Nuova crisi governativa in Thailandia, ancora una volta è il potere militare a decidere

Il primo ministro thailandese, Yingluck Shinawatra

Dove sta la voce del popolo quando è il capo dell’esercito a decidere l’assetto governativo? In Thailandia, purtroppo, le forze dell’ordine hanno un ruolo decisivo nella deposizione o nel sostegno al potere esecutivo, essendosi resi responsabili dal 1932 di diciotto colpi di stato. L’ultimo di questi nel 2006, anno in cui fu spodestato l’allora primo ministro Thaksin Shinawatra, accusato dalle opposte fazioni  di corruzione e nepotismo. Attualmente si trova in esilio a Dubai, nonostante molti dei suoi oppositori credano che sia ancora  il cervello pensante dell’attuale governo, guidato dalla sorella, Yingluck Shinawatra. Dopo circa due mesi di proteste in tutto il Paese, è possibile che Yingluck farà la stessa fine del fratello ma, ancora una volta, l’esercito avrà l’ultima parola.

IL GOVERNO – Yingluck è la prima donna a capo del governo thailandese, eletta dai cittadini nel 2011 con 265 seggi, i quali gli hanno permesso governare con una maggioranza semplice. La premier tailandese ha sempre ricordato l’eredità e i principi del fratello deposto. È stata militante e leader del partito Puea Thai, successore del partito di Thaksin e braccio politico delle “Camice Rosse”, gruppo che rappresenta la maggioranza della popolazione umile e contadina. Dopo i duri scontri in piazza durante questi ultimi mesi, Yingluck ha deciso di dissolvere il parlamento e convocare un referendum per il prossimo due febbraio, rimanendo in carica temporaneamente fino alle elezioni. Il primo ministro ha chiesto ai manifestati la cessazione delle proteste e la partecipazione al referendum, nel quale, probabilmente, i cittadini torneranno a dargli la fiducia.

L’OPPOSIZIONE – Dall’altra parte, l’opposizione conservatrice, guidata dall’ex vicepremier Suthep Thaugsuban, che ha l’appoggio della  classe medio – alta e con considerevoli influenze anche sull’esercito e sulla monarchia. Il Partito Democratico di cui sono membri, si è dimesso in blocco la scorsa settimana per forzare le dimissioni del primo ministro, e ha incitato la popolazione alla protesta e alla disobbedienza urbana. Non è la prima volta che il Partito Democratico collabora con un governo militare imposto da un colpo di stato, e durante questi due mesi di dissensi ha  attuato come se fosse a capo di un governo provvisorio, rilasciando dichiarazioni ufficiali per delegittimare il governo. Suthep afferma l’incostituzionalità dell’incarico dell’attuale primo ministro, volendo così continuare con la sua personale crociata contro il “regime di Thaksin”, di cui intravede l’incarnazione  nella stessa Yingluck, per cui non intende rinunciare alle manifestazioni. Le sue accuse, infatti, non hanno fondamento legale nel contesto costituzionale thailandese e le proposte di cambiamento sono poco chiare.

PROTESTE A LIVELLO NAZIONALE – Perciò, a nulla è servito l’accordo per via democratica di convocare nuove elezioni che Yingluck aveva proposto, e le violente manifestazioni si sono propagate a livello nazionale, nonostante il centro delle proteste sia la capitale Bangkok.  I forti scontri hanno causato cinque vittime e oltre trecento feriti e i manifestanti hanno assediato il Ministero dell’Interno e alcune amministrazioni pubbliche. Alcune di queste sono state lasciate solo dopo l’intervento delle Forze dell’Ordine, come il Ministero delle Finanze, che ha aperto dopo 14 giorni di assedio dei dissidenti. Nel corteo di lunedì scorso, si sono concentrate circa 150mila persone nel centro della città, nonostante il gruppo più cospicuo di queste si trovi nel Monumento alla Democrazia e nei presidi del Palazzo di governo, ancora in attesa della destituzione dell’esecutivo e del cambio di sistema.

Proteste contro il governo a Bangkok

POSIZIONE DELL’ESERCITO DECISIVA – Per il momento il comandante capo dell’esercito, il generale Prayuth Chan-o cha, ha cancellato la riunione prevista per mercoledì con il leader dell’opposizione, delineando una posizione neutrale nel corso del conflitto. Ciò nonostante, alcune fonti assicurano che Suthep ha già avuto una riunione con il capo della polizia e diversi membri delle forze armate per presentargli il suo programma di modifiche istituzionali.

POSSIBILE COLPO DI STATO – Invece, al di là della posizione che prenda l’esercito, i sostenitori di Yingluck – tra i quali le “camicie rosse” – hanno dichiarato che se le elezioni del due febbraio saranno boicottate dovranno confrontarsi con i manifestanti antigovernativi e non si cuciranno la bocca di fronte a un colpo di stato.

LA SOLUZIONE NON ARRIVA – Sembra che, per il momento, non ci sia una soluzione a breve termine, nonostante l’esercito si sia discostato dalla posizione degli oppositori e sostiene lo svolgimento di elezioni a febbraio. Comunque resta chiaro che quello che decida il potere armato sarà tristemente rilevante per il futuro della Thailandia.

Sandra Alvarez

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